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UGOLE SOVRANISTE - DOPO IL FLIRT POLITICO TRA ORIETTA BERTI E LUIGI DI MAIO, ARRIVA L’APPOGGIO DI SALVINI A RITA PAVONE NELLA SUA QUERELLE CON I PEARL JAM - PANARARI: “LA BATTAGLIA DI POLITICA-SPETTACOLO SI SVOLGE OVVIAMENTE NELL'ARENA DEI SOCIAL, DOVE PUÒ ANDARE IN SCENA LA DINAMICA VIRALE DELLA POLARIZZAZIONE. CON UNA CERTA SURREALTÀ DELLA VICENDA, MA L' IMPORTANTE È, SEMPRE E COMUNQUE, CHE SE NE PARLI”
Massimiliano Panarari per “la Stampa”
Dopo l' inatteso «triangolo» tra Matteo Salvini, i Pearl Jam e Rita Pavone sul tema dei migranti («Il triangolo no! Non l' avevo considerato»), rieccoci sbalzati in piena politica-spettacolo. Il sodalizio sovranista tra il ministro dell' Interno e la cantante di Viva la pappa col pomodoro, in polemica con la famosa band grunge, mostra la sempre maggiore appetibilità dei leader populisti per un certo mondo dello spettacolo nazionalpopolare (si pensi anche al flirt politico tra Orietta Berti e Luigi Di Maio di qualche mese fa).
E la battaglia di politica-spettacolo si svolge ovviamente nell' arena dei social, dove può andare in scena, ancora una volta, la dinamica virale della polarizzazione. Con una certa surrealtà della vicenda, ma l' importante è, sempre e comunque, che se ne parli; e la querelle, infatti, rappresenta solo l'ultimo capitolo della narrazione principe del salvinismo, che rende elettoralmente tantissimo (e a costo praticamente zero): «prima i fattoidi dei fatti» - e prima pure degli italiani - come confermano gli slittamenti al 2020 della flat tax leghista e del reddito di cittadinanza grillino (nati già postdatati).
L'epoca postmoderna (diventata, nel frattempo, post-postmoderna), una volta archiviate le ideologie - e sostituite con fratture come quella tra élite e forze anti-establishment - continua ad avere bisogno di un qualche magnete acchiappavoti a livello simbolico e di immaginario.
Come era giustappunto tipico anche delle ideologie otto-novecentesche, ma senza la logica di coerenza interna e razionalità politica che caratterizzava quei "grandi racconti"; e, invece, all' insegna di due tratti inediti prima degli anni Ottanta del secolo scorso: l'orizzontalizzazione e la supina adesione della politica alle modalità di funzionamento della logica mediale.
L'orizzontalizzazione, parente stretta della disintermediazione, è una grande centrifuga che mette tutto sullo stesso piano, abolisce le specificità e fa saltare le differenze: uno vale uno in qualunque campo dello scibile umano e della vita pubblica (con l' inevitabile, e pericolosissima, conseguenza della crisi di legittimità delle competenze e delle specializzazioni).
La logica mediale attuale è quella dell' ibridazione tra news, intrattenimento e marketing, dove vince chi sa suscitare più efficacemente le emozioni (a partire da quell' emozione primaria che si chiama paura).
E chi riesce a trasformarle in flussi che abbattono i fragili argini di quei ragionamenti che cercano di distinguere tra i piani e le questioni, anziché accavallarli e omologarli, precipitando così l' opinione pubblica, per dirla come Hegel, «nella notte in cui tutte le vacche sono nere». E, a differenza di quanto sosteneva nel suo tweet anti-Pearl Jam il capo della Lega, questo è il vero «pensiero unico». Mentre le democrazie rappresentative e le società aperte hanno bisogno di un pensiero libero.
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