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ORBAN È FUORI DAI GIOCHI E SI POSSONO RIAPRIRE I RUBINETTI – ZELENSKY ANNUNCIA LA RIPARAZIONE DELL’OLEODOTTO DRUZHBA CHE RIFORNISCE L’UNGHERIA: DANNEGGIATA DAI RUSSI, L’INFRASTRUTTURA ERA DIVENTATA L’ARMA DI RICATTO DI ORBAN PER NON SCONGELARE I 90 MILIARDI DI EURO DI PRESTITO DELL’UE. ORA IL VINCITORE DELLE ELEZIONI A BUDAPEST, PETER MAGYAR, IN PASSATO CONTRARIO ALLO SBLOCCO DI QUEI FONDI, TRATTA, PER AVERE IN CAMBIO I 18,5 MILIARDI CONGELATI DA BRUXELLES ALL’UNGHERIA…
Estratto dell’articolo di Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica”
Oggi Péter Magyar apparirà alla televisione pubblica ungherese. Una non-notizia, un fatto normale in qualsiasi democrazia. Non in Ungheria: fino a qualche giorno fa, nell'era Orbán, sarebbe stato impensabile vedere un'intervista al capo dell'opposizione trasmessa dai media statali, maniacalmente controllati da Fidesz.
«Lo Stato-partito sta cadendo a pezzi», è stato il commento ironico sui social dell'uomo che domenica scorsa ha fatto il miracolo spodestando "Viktator" dal trono d'Ungheria. E mentre il regime si disgrega, vecchie relazioni spezzate cominciano a ricomporsi. Anzitutto quelle con l'Europa e l'Ucraina, i due nemici giurati di Orbán.
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen […] ha fatto sapere di aver "nuovamente" parlato ieri al telefono con il premier in pectore. L'Ungheria ha urgente bisogno che i 18,5 miliardi congelati da Bruxelles vengano sbloccati. E il leader di Tisza punta anche a ottenere 16 miliardi dei prestiti europei per la difesa e vuole cancellata la multa da un milione di euro al giorno inflitta dalle Ue a Budapest per le violazioni delle norme sui migranti.
Durante la telefonata, Magyar avrebbe espresso l'impegno a portare avanti riforme e misure anticorruzione, inclusa l'adesione a Olaf, l'Ufficio anticorruzione dell'Ue. E ha promesso di ristabilire in Ungheria l'autonomia della giustizia e l'indipendenza dei media e delle università. Magyar si è impegnato a chiudere insomma i contenziosi aperti da Bruxelles e ignorati per anni da Orbán.
[…] Ma sul tavolo della trattativa tra Bruxelles e Budapest ci sono anche i 90 miliardi di euro di prestiti all'Ucraina che Orbán ha bloccato per mesi. Magyar non ha escluso, lunedì, di togliere il veto, ma ha associato il contenzioso ai fondi europei bloccati a Budapest. E ieri il presidente ucraino Volodomyr Zelensky ha annunciato una novità che potrebbe agevolare la trattativa: ha rimosso il principale ostacolo politico allo sblocco del maxi prestito all'Ucraina.
Mentre era in visita a Berlino, Zelensky ha promesso la «riparazione dell'oleodotto di Druzhba che rifornisce petrolio russo all'Ungheria: sarà possibile entro la fine di aprile».
volodymyr zelensky friedrich merz
[…] il capo dello Stato ucraino […] ha aggiunto che «non sarà riparato del tutto, ma faremo in modo che sia in funzione». Danneggiato dai russi, Druzhba era diventato nei mesi scorsi l'arma di ricatto di Orbán: se non fosse stato ripristinato, l'ex autocrate non avrebbe accettato di scongelare i 90 miliardi di euro.
Oggi si annuncia intanto un'altra giornata importante per Magyar. Il presidente della Repubblica Sulyok lo ha convocato per un colloquio ufficiale, per accelerare la transizione verso un nuovo esecutivo. Dopo averne chiesto con parole durissime le dimissioni e averlo messo in guardia dalla tentazione di allungare la transizione — Sulyok è un uomo di Orbán — il leader di Tisza ha ribadito ieri che «il trasferimento immediato dei poteri e l'insediamento del nuovo governo sono nell'interesse dell'Ungheria». Poi Magyar si aspetta che il "burattino", come lo ha chiamato anche lunedì, si dimetta.
viktor orban vladimir putin
oledotto druzhba
PETER MAGYAR
peter magyar foto lapresse
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