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ORO NERO, MAR ROSSO, SORCI VERDI! - LE PETROLIERE CHE AVREBBERO DOVUTO NAVIGARE ATTRAVERSO LO STRETTO DI HORMUZ CAMBIANO ROTTA E PASSANO PER IL MAR ROSSO, AREA SOTTO IL CONTROLLO DEGLI HOUTHI - AL MOMENTO, I MILIZIANI YEMENITI HANNO SOSPESO GLI ATTACCHI CONTRO LE IMBARCAZIONI, MA ORA, DATO CHE QUELLA E' L'UNICA VIA PER LE NAVI, POTREBBERO RICOMINCIARE A SFRACASSARE I CABBASISI - LE 30 MEGA-PETROLIERE DEVONO ARRIVARE NEL PORTO SAUDITA DI YANBU...

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Estratto dell’articolo di Anna Lombardi per "la Repubblica"

 

Israele raid contro houthi a Sanaa in Yemen

Dalla padella dello Stretto di Hormuz, controllato dai pasdaran iraniani che continuano a sparare su chiunque tenti di forzare il blocco, alla brace del Mar Rosso: dove gli Houthi yemeniti, amici di Hamas e dell'Iran, hanno attualmente interrotto gli attacchi: ma potrebbero sempre riprenderli.

 

È lì che si sta dirigendo una piccola flotta di almeno 30 megapetroliere, che, impossibilitate a entrare nel Golfo Persico, hanno cambiato rotta. Giganti della navigazione, capaci di trasportare nelle loro pance fino a 2 milioni di barili di quel petrolio che Riad ha deviato in gran fretta verso la città portuale di Yanbu, che ora, secondo la strategia del minore dei mali, avanzano verso la costa occidentale della Penisola Arabica.

 

IL CARGO GRECO ETERNIT C ATTACCATO E AFFONDATO DAGLI HOUTHI

Un balzo, rispetto alle due petroliere al mese solo di recente tornate a percorrere una rotta considerata ancora molto rischiosa: appunto a causa degli attacchi dei miliziani yemeniti di fede sciita, iniziati a fine 2023 come risposta ai bombardamenti su Gaza post 7 ottobre. Lo scorso novembre, dopo due anni di terrore, hanno annunciato una sospensione temporanea, legata alla tregua di Gaza. Minacciando la ripresa delle ostilità in caso di nuove aggressioni ai palestinesi. Ma nel frattempo, permettendo ai pochi temerari di riprendere quella rotta.

 

D'altronde, col traffico paralizzato a Hormuz, non c'è altra alternativa: chi vuol esportare petrolio, deve affrontare i rischi dello stretto di Bab al-Mandab, appunto quello controllato dagli Houti e pure nel raggio d'azione di alcuni missili iraniani. Per il regno saudita è una missione vitale. Mentre Iraq, Kuwait ed Emirati Arabisono stati costretti a ridurre la produzione di greggio — i loro impianti di stoccaggio nel Golfo sono già pieni — il porto saudita di Yanbu, a ovest, rappresenta per il regno un'ancora di salvezza per le esportazioni. Spingendo al massimo, infatti, la compagnia petrolifera statale Saudi Aramco ha delineato un piano che permetterà di far transitare, via oleodotto, circa 5 milioni di barili da far poi caricare sulle navi che lo aspettano nel Mar Rosso: poco meno dei 7 milioni giornalieri che transitavano da Hormuz.

 

IL CARGO GRECO ETERNIT C ATTACCATO E AFFONDATO DAGLI HOUTHI

Sulla rotta occidentale, stanno scommettendo diversi armatori: a partire dai miliardari greci George Prokopiou, proprietario della società Dynacom Tankers e Andreas Martinos, patron di Minerva Marine: entrambi con diverse altre navi bloccate nello Stretto. In viaggio ci sono poi le petroliere di Frontline del magnate norvegese John Fredriksen. E quelle del gruppo statale cinese Cosco. Con Pechino particolarmente bisognosa di rifornimenti, dato il 45 per cento del suo fabbisogno energetico passa proprio dal Golfo. I contratti con le rotte modificate sono già stati rinegoziati coi sauditi, scrive il Financial Times.[...]

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