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ORO NERO, SORCI VERDI PER PUTIN - ZELENSKY COLPISCE GLI IMPIANTI PETROLIERI RUSSI PER FAR IMPLODERE L’ECONOMIA DI MOSCA - I DANNI PROVOCATI DAGLI ATTACCHI UCRAINI ALLE RAFFINERIE RUSSE SONO VISIBILI PER SETTIMANE O MESI. LE TRUPPE DI KIEV NON SI LIMITANO PIU’ A COLPIRE I DEPOSITI O I SERBATOI MA MIRANO A DISTRUGGERE LE COMPONENTI DEGLI IMPIANTI PIU’ DIFFICILI DA SOSTITUIRE -  LE CONSEGUENZE PER MOSCA SONO DEVASTANTI: GLI ATTACCHI HANNO MESSO FUORI USO OLTRE IL 30% DELLA CAPACITÀ PRODUTTIVA DEGLI IMPIANTI...

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Estratto dall’articolo di Marta Serafini per il "Corriere della Sera" 

 

Era il 2013 quando Vladimir Putin inaugurò la raffineria di Tuapse sul Mar Nero, il più grande e potente impianto di lavorazione del petrolio in Russia, simbolo della «straordinaria tecnologia russa». Avanti veloce di tredici anni, quello stesso complesso è diventato il segno di un altro salto tecnologico: la capacità di Kiev di colpire in profondità nel territorio russo e danneggiare infrastrutture energetiche strategiche.

 

Attacchi di Kiev a raffinerie russe 31

Secondo un’analisi del Financial Times , basata su planimetrie, fotografie, immagini satellitari e dati termici a infrarossi e condotta anche con il contributo di Frontelligence Insight, i danni subiti da diverse grandi raffinerie russe sono visibili per settimane o mesi dopo gli attacchi.

 

La campagna di deep strike ucraini in territorio russo avrebbe messo fuori uso oltre il 30% della capacità produttiva effettiva e il 45% di quella nominale della Russia, contribuendo alla peggiore crisi petrolifera interna dalla fine dell’Unione Sovietica.

 

La strategia ucraina non si limita più a colpire depositi o serbatoi, bersagli che producono roghi spettacolari ma che lasciano danni spesso riparabili in tempi relativamente brevi. Le squadre incaricate degli attacchi mettono nel mirino i componenti critici degli impianti, in particolare quelli più difficili da sostituire e indispensabili nei sistemi di raffinazione di concezione sovietica.

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A Tuapse, gli attacchi di fine aprile avrebbero distrutto più di una dozzina di serbatoi, per circa 80.000 metri cubi di capacità di stoccaggio, ma soprattutto un’unità di lavorazione secondaria costruita durante il programma di modernizzazione celebrato da Putin. [...]

 

Altri obiettivi cruciali sono le unità che rimuovono sale e acqua dal greggio prima della raffinazione. Una di queste sarebbe stata messa fuori uso a Omsk, una delle più grandi raffinerie al mondo, a 2.500 chilometri dal confine ucraino. Russia e Ucraina hanno ereditato sistemi energetici simili di progettazione sovietica, il che ha fornito agli ingegneri ucraini una conoscenza dettagliata di molti processi industriali, configurazioni delle apparecchiature e vulnerabilità operative all’interno degli impianti russi. [...]

 

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Le riparazioni, secondo stime di mercato, possono richiedere mesi. Le immagini satellitari mostrano inoltre la lentezza del recupero. In diversi grandi impianti, tra cui Omsk, Mosca e Tuapse, i segni dei raid restavano visibili a distanza di settimane o mesi. Nel caso della raffineria di Kstovo, nella regione di Nizhny Novgorod, colpita il 18 e il 20 maggio, i dati termici indicavano ancora a luglio l’assenza di attività nella principale unità di distillazione. [...]

 

Anche le difese russe si sono adattate, con reti e protezioni anti drone attorno agli impianti. Ma le ondate ripetute lanciate dall’Ucraina possono saturarle: come osserva una fonte imprenditoriale russa citata dal FT , una rete può fermare un drone, non tre diretti nello stesso punto.

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