IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT…
IL PAPA SENTE AL TELEFONO PUTIN (MA NON TRUMP CHE SI E’ LIMITATO A UN GELIDO: “SPERO CHE SI RIMETTA”) E CHIEDE UNA TREGUA PER OLESHKY. “MAD VLAD” FA ORECCHIE DA MERCANTE, ACCOGLIE INTERVENTI DI TIPO UMANITARIO MA CIANCIA DELLE RESPONSABILITÀ DEL “REGIME DI KIEV” E INSISTE: IL DONBASS VA CONQUISTATO TUTTO. NEL MAGGIO DELL'ANNO SCORSO LEONE SI ERA OFFERTO DI OSPITARE UN NEGOZIATO – ALDO CAZZULLO SOTTOLINEA IL RUOLO CRUCIALE DI LEONE CONTRO LE GUERRE: “IL VERO CAPO DI QUESTA MAREA POPULISTA E NAZIONALISTA NON È TRUMP, CHE AL PIÙ È LA MARIONETTA, PER NON DIRE IL BUFFONE. I VERI CAPI SONO I PADRONI DELLA RETE, DELLA TECNOFINANZA, DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE. PER QUESTO LEONE XIV, CHE RECLAMA IL RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELL’UOMO, HA UN…”
Caro Aldo,
PAPA LEONE XIV CELEBRA MESSA AL POLICLINICO GEMELLI
la malattia del Papa mi addolora moltissimo. In quanto cattolico ho chiesto a «quello che sta in cielo»: oltre ad avere abbandonato tuo figlio sulla croce perché vuoi sempre dei martiri? In questo momento storico avremmo bisogno che ti porti in cielo (meglio all’inferno) i Trump e Putin.
Caro Aldo, dove sta la Divina Provvidenza?
Luigi Brambilla, Lodi
LA RISPOSTA DI ALDO CAZZULLO
Caro Luigi,
credo che la Provvidenza non voglia mai la morte di nessuno, semmai il rinsavimento, come dimostra la splendida storia dei Promessi sposi. Certo tutti siamo rimasti turbati dalla malattia improvvisa di Leone. Ci siamo già affezionati a questo Papa, che personalmente considero un grande Papa. Sta cercando di tenere dentro i conservatori che non si sono riconosciuti nel pontificato di Bergoglio, di tenere unita la Chiesa, di includere il più possibile, nella logica dell’et et e non dell’aut aut.
Ma sulle linee fondamentali papa Leone si muove nel solco di papa Francesco, dalla parte dei poveri, contro le guerre. Mettere addosso al Papa la maglietta del conservatore o del progressista non serve molto a comprenderlo. La sua voce, che chiede ad esempio con grande forza che l’intelligenza artificiale venga messa al servizio dell’umanità e non di pochi uomini che stanno accumulando potere e ricchezza in quantità che non riusciamo neanche a immaginare, è la più potente voce in difesa dell’umanità.
Ne abbiamo molto bisogno. Il vero capo della marea populista e nazionalista che sta sommergendo mezzo pianeta, disintegrando le istituzioni internazionali, scardinando la diplomazia, interrompendo il dialogo tra i popoli, negando il cambio climatico, occultando i rischi di uno sviluppo senza controllo dell’intelligenza artificiale, non è Trump, che al più è la marionetta, per non dire il buffone. I veri capi sono i padroni della rete, della tecnofinanza, della rivoluzione digitale. Per questo Leone XIV, che reclama il rispetto della dignità dell’uomo, ha un ruolo cruciale. (...)
PAPA LEONE XIV CELEBRA MESSA AL POLICLINICO GEMELLI
TELEFONATA TRA IL PAPA E PUTIN
Marco Imarisio per corriere.it - Estratti
Alle 17.34 ora di Mosca, la notizia della conversazione telefonica che Vladimir Putin ha avuto con il Papa.
Un minuto dopo, le sue dichiarazioni seguite alla visita con tanto di mimetica in un posto di comando militare non identificato e all’incontro con il capo di stato maggiore Valery Gerasimov, che lo ha ragguagliato su avanzate trionfali e probabilmente esagerate.
Il presidente si è detto soddisfatto, ma ancora non basta. «È necessario continuare a infliggere colpi massicci e coordinati agli obiettivi e alle infrastrutture del nemico» ha detto. Così, per un’ora almeno, su uno dei media ufficiali del Cremlino, si sono alternate ulteriori delucidazioni sui contenuti della telefonata con il Santo Padre con i pressanti inviti ai vertici dell’esercito ad andare avanti «fino alla completa conquista del Donbass».
papa leone arriva al policlinico gemelli
Sembra schizofrenia, invece c’è del metodo. A Mosca, la città allo stremo non si chiama Oleshky, ma Aleshki. Non è un dettaglio. Già nel comunicato del Cremlino sulla telefonata con Leone XIV, ogni parola serve a ribaltare il senso della richiesta arrivata dal Gemelli. Il Papa, tre giorni dopo l’intervento al polmone, ha chiesto una tregua per la cittadina occupata sulla riva sinistra del Dnepr, dove sono rimaste intrappolate duemila persone senza luce, cibo e medicine. Putin gli ha augurato una pronta guarigione. Poi, dice la nota, gli ha fornito «spiegazioni esaurienti» sulla responsabilità del «regime di Kiev». La parola tregua non compare mai.
La versione che circola sui media russi è precisa. Ad affamare Oleshky sarebbero le forze ucraine, che bombardano, minano le strade e colpiscono con i droni i rifornimenti. Un assedio dall’esterno, insomma, e non una città tenuta in ostaggio da chi la occupa. Il 7 ottobre il governatore insediato da Mosca, Vladimir Saldo, sosteneva che la situazione non fosse così grave da meritare l’attenzione internazionale. (...)
È la sintesi della strategia russa verso la Santa Sede: accogliere la diplomazia umanitaria e respingere quella politica. Nel maggio 2025 Leone si era offerto di ospitare un negoziato. Il ministro degli Esteri Sergey Lavrov aveva risposto che due Paesi ortodossi non vanno a risolvere i loro conflitti in casa cattolica. Ad agosto l’ambasciatore presso la Santa Sede, Ivan Soltanovsky, ha ribadito che il Vaticano come sede dei colloqui non è una priorità, ci sarebbero «oggettive difficoltà logistiche e politiche». Sempre benvenute le consultazioni separate, invece.
Pochi giorni dopo, dal 24 al 28 agosto, a Mosca è arrivato monsignor Paul Richard Gallagher, ambasciatore del Papa: la prima visita, sottolineava la Tass, di un esponente vaticano di quel rango dall’inizio della cosiddetta Operazione militare speciale. A fine settembre è toccato al cardinale Matteo Zuppi, alla sua terza missione. Ha visto il consigliere di Putin Yuri Ushakov, la commissaria per l’infanzia Maria Lvova-Belova, i prigionieri ucraini in un carcere russo. Secondo alcune fonti russe, è stato allora che si è parlato della disponibilità di Putin a una telefonata.
Il Vaticano ha un valore che va ben oltre i singoli dossier. Lo ha spiegato lo stesso Soltanovsky alla Tass: la Santa Sede non sostiene la linea europea di isolamento politico e diplomatico della Russia, «e noi lo apprezziamo». In un’Europa che chiude le porte, il Papa resta l’unico interlocutore occidentale con cui Putin può parlare senza pagare un prezzo, e ricavandone anzi un’immagine. Perciò ogni contatto viene valorizzato e insieme ricondotto ai temi cari a Mosca.
Nel giugno del 2025 c’era stata la richiesta di difendere la «libertà religiosa» della Chiesa ortodossa ucraina legata alla Russia. Ieri invece il Cremlino ha fatto riferimento alla protezione dei cristiani e dei luoghi santi, ai «valori spirituali comuni» e al dialogo con il Patriarcato di Kirill, mai citato invece nel comunicato della Santa Sede, ed è ben noto cosa pensa il Vaticano dell’appoggio totale alla guerra fornito dalla più alta autorità religiosa russa. Anche la regia del racconto conta. Le testate vicine al governo hanno precisato che la telefonata è avvenuta «su iniziativa del Vaticano».
È il Papa che chiede, Putin che concede, e intanto spiega e precisa come stanno le cose. Il portale Ura.ru ha trasformato l’appello alla tregua nella nascita di un «gruppo influente» per salvare Oleshky dal «terrore di Kiev».
vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky
Eppure, qualcosa si è mosso. Fino a una settimana fa Mosca minimizzava. Ora ammette che il problema della città allo stremo esiste e accetta di lavorarci con il Vaticano. È il terreno su cui Zuppi si muove con caparbietà da tre anni. Scambi di prigionieri, bambini riportati alle famiglie, piccoli accordi verificabili. Il Cremlino concede ciò che non intacca la sostanza della guerra, il Vaticano si augura che da quello spiraglio possa finalmente filtrare una luce sempre più grande. Ma quanto alla speranza di uno stop imminente a questo massacro, a Mosca le coincidenze non esistono.
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