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DAGOREPORT - CHE VISIBILIA IN VIA SOLFERINO! “SANTANCHÈ CEDE A MELONI”, TITOLAVA COSÌ A CARATTERI CUBITALI IN PRIMA PAGINA IL “CORRIERE DELLA SERA” DI GIOVEDÌ 26 MARZO. UN TITOLONE, USATO COME ARMA DI DISTRAZIONE, DAL DUPLEX CAIRO&FONTANA, SCUDIERI TREMEBONDI DEL GOVERNO MELONI SEMPRE PIU'  SCHIACCIATO DALL’IMPLOSIONE DELLA SUA STESSA MAGGIORANZA - E DOPO IL NAUFRAGIO REFERENDARIO, NON BASTA METTERE ALLA PORTA LA SANTADECHÈ E I GIUSTIZIERI DI VIA ARENULA: LA FU "MELONI DEI DUE MONDI" DOVRÀ FARSI CARICO DEI PROBLEMI REALI DEGLI ITALIANI CHE, DOPO I SUOI QUATTRO ANNI AL POTERE, PAGANO PIÙ TASSE DI PRIMA - SE IL PAPEETE DELLA “SÒLA” GIORGIA NON CI SARÀ MAI (È MAI POSSIBILE ANDARE AL VOTO ANTICIPATO CON DUE GUERRE E UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE?), ANCHE L'INSOSTENIBILE RIFORMA ELETTORALE ALLA FIAMMA PARE DESTINATA ALL’OBLIO: I MALCONCI ALLEATI LEGA E FORZA ITALIA APPAIONO MULI RECALCITRANTI PER NULLA DISPOSTI A PRENDERLO IN QUEL POSTO… 

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di T.A.C per Dagospia

 

daniela santanche giorgia meloni

“Santanchè cede a Meloni”, titolava così a caratteri cubitali in prima pagina il “Corriere della Sera” di giovedì 26 marzo. Nei suoi primi 150 di vita l’onore di un annuncio strillato (o strombazzato) era stato riservato ad ogni morte di Papa o al primo uomo sulla Luna.

 

Per stare nel Belpaese delle meraviglie (a mezzo stampa) - il nostro -, non c’è da sorprendersi se anche il suo editorialista di punta (e tacco), Paolo Mieli, che mai ne ha azzeccata una, farfugliava in tv: “Voto sì, ma vince il no”. Par condicio? Terzismo di risulta? No, paraculismo.

 

Non può stupire, nemmeno, che certi richiami a nove colonne del giornale ultracentenario, con robustezza di piombo, una volta fossero riservati agli addii al governo di Alcide De Gasperi, Sandro Pertini o Francesco Cossiga.

 

CORRIERE DELLA SERA - SANTANCHE CEDE A MELONI

 

Tanto, per fare due esempi al volo.

 

Un titolone, usato come arma di distrazione dal duplex tenutario del “Corriere”, Cairo & Fontana, scudieri tremebondi dell’Armata Branca-Melone alle prese con l’implosione della sua stessa maggioranza parlamentare.

 

Se, dopo la vittoria del “No”, la ‘’Sòla’’ Giorgia vuole “tirare dritto” portando avanti la nuova e insostenibile legge elettorale (“Stabilicum”), i malconci alleati Lega e Forza Italia appaiono due muli recalcitranti per nulla disposti a prenderlo in quel posto.

 

Le opposizioni, poi, potrebbero anche pensare di prendere in esame ‘sto “Stabilicum” alla Fiamma. Ma di sicuro, con due guerre infernali e una crisi economica globale, non è assolutamente questo il momento di scannarsi in Parlamento sulla riforma elettorale.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Per poter poi parlare di Papeete di Giorgia, ciao core… Per le stesse ragioni di cui sopra, un voto politico nel 2026 non ci sarà mai, magari verrà anticipato dall'autunno alla primavera del '27, accorpandolo alle amministrative di Roma, Milano e Torino.

 

E per "tirare a campare" non basta mettere alla porta la Santanchè e i giustizieri di via Arenula, Delmastro e Bartolozzi: il governo Meloni dovrà farsi carico dei problemi reali degli italiani che, dopo quattro anni di Palazzo Chigi alla Fiamma, pagano più tasse di prima.

 

GIORGIA MELONI E DANIELA SANTANCHE

“Si tratta di 25 miliardi di maggiori imposte solo in parte restituite attraverso varie riduzioni contributi e fiscale”, rileva sul “Corriere della Sera” l’economista, Francesco Giavazzi, sotto il titolo sibillino: ‘’I nodi irrisolti dell’economia’’. E quelli dei lavoratori dipendenti (23-24 milioni) e dei pensionati tassati alla fonte?

 

“E l’effetto di questa finanziaria - aggiunge Giavazzi. “Lo si vede nel potere d’acquisto dei salari, che dopo aver perso l’8% con l’inflazione, sinora hanno recuperato solo l’1%, diversamente da altri Paesi dove invece il ritorno del potere d’acquisto a livelli pre-inflazione è quasi completato”.

 

paolo mieli a otto e mezzo

E allora che Visibilia sia in via Solferino.

 

Evviva, alla Santa-de-chè (beatizzata da Dagospia) usata come un salvagente dai media dopo il naufragio referendario.

 

Anche lei finità con le sue borsette griffate nella zavorra degli impresentabili. Una corona di spine dalla Meloni, ma rose rosse dal suo compagno.

 

Il falso nobile Dimitri Kunz d’Asburgo, che avrà in esclusiva le ire casalinghe della Pantera di Cuneo, anche se - santa ipocrisia! - trova “strepitosa” Giorgia la Sanguinaria.

luciano fontana sergio mattarella urbano cairo foto lapresse

 

Il tutto sotto gli occhi imbesuiti del Banal Grande dei codicilli, Carlo Nordio, rimasto da solo a far la guardia al bidone ministeriale, che pensava di riaprire il dialogo con sostenitori del “No”.

 

Con chi? Sì, proprio loro, i “riformatori” della Carta costituzionale, nonché i protagonisti della battaglia referendaria. Gli stessi legulei che con Barbera e champagne, Di Pietro, Polito e Ceccanti, volevano mettere spalle al muro le toghe nemiche sfanculando il suggerimento del Quirinale di tenere “i toni bassi”.

giusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse

 

Macché, neppure, l’anatrella zoppa di Palazzo Chigi aveva fatto tesoro dell’invito di Mattarella. E oggi frigna e cova vendette contro i suoi “camerati” di cui ha sempre protetto le fughe dai presunti guai giudiziari.

 

Insomma, dalla carota all’olio di ricino per far digerire le loro dimissioni a poche ore da una Caporetto annunciata. Tutti finiti, giustiziati come traditori dalla Ducetta della Sgarbatella rinchiusa nella sua Salò di Palazzo Chigi.

carlo nordio e giusi bartolozzi

 

giorgia meloni anatra zoppa - memeMELONI DIMITRI KUNZ SANTANCHEGIORGIA MELONI - MEME SUL REFERENDUMLA MANINA ERA UNA MANONA - LA VIGNETTA DI GIANNELLI DOPO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM VIGNETTA MANNELLI - GIORGIA MELONI E IL BOTOX

giusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse