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DAGONOTA
oscar farinetti con paolo mieli
Lo storico senza storia Paolino Mieli ormai non manca una puntata nel talk di Lilli Gruber su La7. Con il suo faccione sornione e ridente a forma di salvadanaio, l’ex direttore del Corriere si è auto assunto la missione di curatore dei mali (politici) che affliggono Pittibimbo e la sua corte di governo trafitte dalle solite malattie stagionali.
A primavera sono in programma le amministrative in alcune importanti città (Roma, Milano, Napoli, Torino) e sarà soprattutto, piaccia o no, un test nazionale per il ducetto di Rignano sull’Arno. Al cospetto dei suoi interlocutori ospitati in studio, il professor Mieli non sale in cattedra per rassicurare sulla salute del suo paziente gravemente colpito dalla maledizione della dea etrusca Turan, protettrice dei naviganti ma non, a quanto si legge, dei piccoli risparmiatori.
paolo mieli, stefania giannini, luca lotti, luigi gubitosi, franco marini, simona ercolani
No, mostrando una falsa neutralità, l’erede da monoscopio del mitico e buffo storico Alessandro Cutolo, somministra ai telespettatori un brodino di banalità per addormentare ulteriormente il dibattito sotto gli occhi illanguiditi della bella Lilli. Ma le sue opinioni in video ahimè suonano ormai come monete false nella sua stessa pelata a salvadanaio.
Era già accaduto la scorsa settimana con la candidata a sindaco di Milano, Francesca Balzano, alla quale il pretesco Mieli ha chiesto sornione, battendo il suo cuore per l’altro aspirante Sala, se era pronta a giurare che avrebbe rispettato l’esito delle prossime primarie nel Pd. Ricevuto uno scontato “si” don Paolino quasi si vergognava per quella sua grottesca performance giornalistica.
L’altra sera, invece, Mieli doveva confrontarsi con il pentastellato Luigi Di Maio, il quale aveva annunciato il voto di sfiducia del suo partito alla ministra Maria Elena Boschi per il vergognoso scandalo della Banca Etruria in cui è coinvolta la sua famiglia. ‘Na cosuccia non da nulla. Bensì un passaggio da rischio ictus parlamentare. Già, un passaggio istituzionale non medicabile con il solito brodino ai fiori di giglio preparato in tv dal nostro Artusi dei para-guri.
Per Mieli, invece - e a dispetto di quanto raccontano le gazzette giudiziarie -, nonostante tutto la Boschi godrebbe ottima salute: “E’ bella, intelligente, sta facendo bene al governo… oh, sia chiaro! – aggiungeva soave – io nemmeno la conosco personalmente…”.
Cosa gli manca di più a Maria Elena, verrebbe da chiedersi come nello spot televisivo: Un lucano o un para-guru? E gli affari di famiglia della ditta Boschi-Renzi alla Banca Etruria? I poveri risparmiatori bidonati? I mancati controlli di Bankitalia e Consob? Quisquilie direbbe il Mieli alla Totò e in sintonia con il maggiordomo del Nazareno, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che se n’è uscito con un incredibile: “Da questa storia la Boschi ne uscirà alla grande”.
MOIRA DE ROBILANT E PAOLO MIELI
Ora sarà pure vero, come osservava Georg Lichtenberg, che “niente contribuisce alla serenità dell'anima meglio del non avere alcuna opinione”. Un parere che, nel caso di Mieli, avrebbe potuto urtare gli amichetti del “giglio tragico”. Ma è mai possibile, si sarà domandato il tele morente, che su uno scandalo il cui unico precedente storico è il fallimento della Banca Romana l’ex direttore del Corriere, soprannominato The Voice of Rignano sull’Arno, non aveva davvero altro da aggiungere alla sviolinata d’amore alla sua Maria Elena?
Forse soltanto l’insuperabile tenente Callaghan-Eastwood avrebbe la risposta giusta al quesito: “Le opinioni sono come le palle: ognuno ha le sue”. E non galleggiano nel mare delle opinioni.
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