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Laura Marinaro per "Libero"
Ha speso 5 mila euro di bolletta telefonica con il telefonino dato in comodato d'uso dal Comune. Tutto normale si dirà ... E invece no, se poi a rispondere non era l'assessore di turno, ma la figlia. Protagonista di una vicenda di spreco e di «non sapevo» è Paolo Romani, l'assessore uscente all'Expo del Comune di Monza, nonché ex ministro dello Sviluppo Economico del Governo Berlusconi che da ieri è indagato dalla Procura di Monza con l'ipotesi di peculato.
Un reato abbastanza grave per un amministratore pubblico, che può costare da sei mesi a tre anni di carcere. E se poi il politico è anche un fedelissimo di Berlusconi, nonché oggi responsabile della campagna elettorale del Popolo della Libertà a Monza, la faccenda si fa ancora più delicata.
UNO SCOOP
Tutto da accertare, ovviamente, ma andiamo con ordine e ripercorriamo la storia sin dall'inizio. Lo "scandalo" scoppia a fine marzo, quando il settimanale locale Giornale di Monza pubblica un'ampia inchiesta a firma di Diana Cariani sulle bollette a dir poco «pazze» degli amministratori locali ed ex, ma anche di dirigenti e funzionari pubblici.
Tra le bollette telefoniche a carico dei cittadini ce ne sono alcune da 14 mila e 16 mila euro, in uso a due assessori, riferite solo ai primi due mesi del 2012. Spicca poi tra le al- tre proprio quella di Paolo Romani, onorevole che da quando era diventato ministro e quindi assessore all'Expo nella città di Teodolinda, in Brianza a dire il vero non si faceva vedere molto: 5 mila euro da pagare per la sua utenza da assessore nei primi due mesi del 2012.
La giornalista vuole andare a fondo alla vicenda e così inizia a chiamare quel numero, al quale però risponde sempre una voce femminile che poi conferma di essere la figlia dell'onorevole assessore.
A quel punto il Comune - non potendo ammettere di non aver fatto i controlli su quell'uso indiscriminato del bene pubblico - corre ai ripari e cerca di tamponare i danni chiedendo alla Tim un rimborso, perché la compagnia non avrebbe applicato lo sconto per gli enti locali sui traffici non solo telefonici, ma anche sull'uso di internet negli smartphone in uso ai politici.
Nel frattempo la Procura acquisisce la pratica e apre un fascicolo, iscrivendo Romani come indagato con l'accusa di peculato. Fascicolo che dal procuratore capo Carnevali passa alla pm Donata Costa e che in futuro sicuramente riserverà delle sorprese.
Romani, intanto, sembra tranquillo. La Procura ha intenzione di sentirlo a breve, ma intanto lui scarica la responsabilità sulla figlia Lucrezia e conferma di avere in realtà quattro telefonini, di cui uno, quello "monzese" che lascia spesso a Milano. «Non so in quei giorni chi lo utilizza», dice ai giornali.
Intanto il fatto che lui avesse o no consapevolmente lasciato il telefonino "pubblico" alla figlia mentre era a Roma è tutto da dimostrare. Nel caso in cui risultasse ignaro dell'uso che lei ne faceva, l'accusa decadrebbe.
CLASS ACTION?
Intanto proprio sulla vicenda delle bollette telefoniche folli si stanno preparando altre azioni: la prima verrà intentata dalle opposizioni e si tratta di una vera e propria class action dei cittadini monzesi che vogliono recuperare il "maltolto" facendo pagare di tasca propria i disinvolti telefonisti, la seconda un esposto alla Corte dei Conti.
L'amministrazione, guidata ancora per poco da Marco Mariani (che si ricandida come sindaco con una sua lista civica senza Pdl) cerca di fare il possibile e ottiene un rimborso dalla Tim di 67 mila euro.
Quindi a fronte di 170 mila euro di bollette pagate nei primi due mesi del 2012, ne risparmia un terzo (l'anno prima la spesa totale era stata di 370 mila euro). Ma da appurare è l'uso del bene pubblico (i cellulari vengono dati in comodato d'uso, ndr) non solo degli assessori e persino di qualche ex assessore della giunta precedente, ma persino quello di dirigenti e funzionari che sono arrivati a spendere cifre molto simili a quelle di Romani and company. «E io pago», direbbe Totò.
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