IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL…
Estratti dall'articolo di Francesco Spini per “la Stampa”
«L’eliminazione degli schemi probabilistici non ha alcuna giustificazione», chiarisce subito Vincenzo Visco, economista, ministro delle Finanze nei governi Prodi e D’Alema. Tale decisione «inevitabilmente ha tolto un’informazione essenziale ai risparmiatori che poi hanno sottoscritto titoli che, con quelle informazioni disponibili, non avrebbero mai acquistato». Da Bruxelles smentiscono l’esistenza di una normativa che impedisca l’uso degli scenari probabilistici.
Risulta anche a lei?
«L’Europa indica delle condizioni di base minime comuni e lascia liberi i Paesi di chiedere ulteriori informazioni. Tant’è che ci sono Paesi, come il Portogallo, che prevedono l’obbligo degli scenari probabilistici e la stessa Consob continua a usarli per le polizze Vita a contenuto finanziario. Il punto, insomma, non è questo».
E allora come si spiega la posizione del presidente Vegas?
«Probabilmente si tratta di quello che in gergo si definisce cattura del vigilante da parte del vigilato. Una posizione tenuta magari anche a fin di bene, se così si può dire, per tener conto delle condizioni dell’industria finanziaria. Però il compito della Consob non è quello di preoccuparsi della stabilità delle banche, per cui ci sono Banca d’Italia e Vigilanza Bce. Consob deve assicurare la trasparenza e la tutela dei risparmiatori».
(...)
Il presidente Vegas si dovrebbe dimettere?
«È chiaro che c’è un problema».
(...)
Tutte le autorità che controllano il risparmio appaiono in difficoltà. Anche Banca d’Italia si è dovuta difendere dopo Banca Etruria e gli altri tre istituti finiti in risoluzione. Cosa ne pensa?
«È un caso diverso. Queste quattro banche rappresentano solo l’1% dei depositi. Finora la Banca d’Italia ha tutelato la stabilità del sistema, contando che i problemi, al contrario che in Germania dove le banche erano imbottite di derivati, da noi sono sorti solo a seguito della doppia recessione. (...) La trasparenza è della Consob (...) è stata carente».
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