prodi schlein conte

“AL CENTROSINISTRA NON SERVE UN DUCE, MA UN PROGRAMMA DI GOVERNO ALTERNATIVO E CREDIBILE. ALTRIMENTI QUEI VOTI CHE HANNO DIFESO LA COSTITUZIONE NON TORNERANNO” – IL PIZZINO DI PRODI A SCHLEIN E CONTE SULLE PRIMARIE – “QUESTO GOVERNO SI CONSUMERÀ DA SOLO. I GAZEBO SONO UTILI ALLA FINE DI UN PERCORSO, NON ALL’INIZIO” – L’ANALISI SULLA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM: “È UNA SCONFITTA CHE MELONI SI È INTESTATA COMPARENDO IN TRASMISSIONI E SPOT. A OGNI USCITA HA FATTO PERDERE CONSENSO AL SÌ. ANCHE L’APPIATTIMENTO TOTALE SU TRUMP L’HA PENALIZZATA. LA GUERRA FA PAURA”

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Giovanni Egidio per repubblica.it

 

romano prodi - lilli gruber

«Non hanno capito che toccare la Costituzione era pericoloso semplicemente perché non ce l’hanno a cuore». Il Professor Romano Prodi continua a scartabellare ancora i dati del referendum sulla giustizia e a seguire la giornata politica, che verso sera si complica.

 

Arrivano le notizie delle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi al ministero della Giustizia, legge le prime dichiarazioni e commenta in modo lapidario: «Il governo non essendo in grado di cambiare i motori guasti fa saltare alcuni fusibili». Poi riprende a ragionare del voto di domenica che lui considera sorprendente. «Ci speravo, ma non ci avrei mai scommesso».

 

(...)

«Invece è arrivato il voto dei giovani, ed è stata una splendida sorpresa. Nella fascia 18/28 ha votato il 67%, e di questi il 58% ha detto no. Un voto su cui riflettere da parte del mondo della politica, ma anche da parte dei media tradizionali, perché significa che non hanno saputo né interpretare quella partecipazione che stava maturando nel Paese, né tantomeno influenzarla».

 

A parte il voto giovane, l’ha colpita di più il primo duro colpo subito dal governo Meloni, o la prima vittoria larga, cioè nazionale, del cosiddetto campo largo?

ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - ELLY SCHLEIN FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE

«Dunque, la sconfitta del governo è pesante e certificata dai numeri, perché uno scarto di due milioni di voti presentando una proposta di riforma costituzionale che era stata blindata, cioè mai discussa in Parlamento, sono veramente un’enormità.

 

Ed è una sconfitta che Meloni si è intestata comparendo sul finale della campagna a vario titolo in trasmissioni e con spot, anche sventolando la scheda elettorale. Quindi credo che ad ogni uscita pubblica abbia fatto perdere consenso.

 

Anche l’appiattimento totale su Trump credo l’abbia penalizzata. La guerra fa paura. Si può essere soddisfatti di un governo che non è nemmeno stato in grado di fare una minima obiezione al presidente americano che ha iniziato una guerra senza neanche avvisarci? Non l’ha fatto con nessuno, certo, ma almeno dopo ai francesi, ai tedeschi e ai polacchi una telefonate l’ha fatta».

 

ROMANO PRODI

Elly Schlein commentando il referendum ha detto a Repubblica che nel Paese c’è già una maggioranza alternativa e la si è vista nelle urne, è d’accordo?

«Ho letto, ha ragione, concordo. Però quella maggioranza va conquistata con dei contenuti, non risponde ai partiti. E bisogna che questo sia molto chiaro.

 

La difesa della Costituzione da una riforma sgangherata e iniqua era un bel contenuto su cui mobilitarsi, e la mobilitazione c’è stata, piena e sorprendente. Diamo contenuti a questa mobilitazione e l’alternativa si potrà costruire davvero».

 

Intanto tornano in auge le primarie di coalizione, Conte vorrebbe farle subito, è d’accordo?

«In assoluto come potrei non essere favorevole alle primarie, avendole volute sperimentare per primo e anche con soddisfazione? Il punto però è un altro. È che le primarie sono utili alla fine di un percorso, non all’inizio.

 

sergio mattarella saluta romano prodi all assemblea annuale dell anci

Ora c’è da ascoltare un Paese che reclama risposte sulla sanità, sui salari, sulla giustizia anche. E c’è pure una classe di imprenditori che reclama ascolto.

 

Vanno costruiti dei pool di esperti, dei tavoli partecipati. E poi va cercata la sintesi. Che magari non potrà accontentare tutti ma che sia in grado di offrire una visione e delle soluzioni. Per dirla in breve: al centrosinistra non serve un duce, ma un programma di governo alternativo e credibile. Altrimenti quei voti che hanno difeso la Costituzione non torneranno».

 

Ha condiviso la scelta di Elly Schlein di non chiedere le dimissioni di Giorgia Meloni all’indomani della sconfitta?

ROMANO PRODI A OTTO E MEZZO

«Di solito chi chiede le elezioni anticipate poi le perde, quindi può darsi sia stata saggia. Il governo ora è in seria difficoltà e andrà consumandosi da solo da qui al voto del 2027. Batterlo allora sarà più facile, se ci si arriverà preparati».

 

E al Pd cosa suggerisce per arrivare preparato al 2027?

«Aprirsi alla società, come vado dicendo da tempo. E aprire ai riformisti perché a me sta a cuore una proposta alternativa per guidare questo Paese. L’Italia è l’unico posto al mondo che ha bisogno di immigrati e, al contempo, spinge all’emigrazione i nostri giovani migliori. A queste condizioni, su cosa pensiamo di poter basare il nostro più immediato futuro?»

 

Ha fiducia che la fatidica alternativa si riesca a costruire?

GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

«La gran parte del Paese è capace e, attenzione, perfino desiderosa di dare un contributo. Ma una politica chiusa come quella di oggi la respinge. I quadri dei partiti si parlano solo fra di loro. E non serve a nulla. Il primo che si apre al Paese ha vinto. Questa è la lezione di questi giorni».

 

prodi bertinottigentiloni prodiANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA ANGELO BONELLI - GIUSEPPE CONTE - NICOLA FRATOIANNI - ELLY SCHLEIN - ROBERTO GUALTIERI - FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA - FOTO LAPRESSE veltroni dini prodi ulivo franco reviglio, romano prodi e gianni agnelli foto lapresse