jd vance donald trump

IL NUOVO CHE A-VANCE – IL POPOLO “MAGA” INCORONA JD VANCE COME PROSSIMO PRESIDENTE USA: ALLA CONVENTION REPUBBLICANA DI DALLAS, TRUMP LO HA ELOGIATO PUBBLICAMENTE, PARAGONANDOLO A ELIOT NESS (IL FEDERALE CHE DIEDE LA CACCIA E ARRESTO’ AL CAPONE) E LA FOLLA HA ACCLAMATO IL VICEPRESIDENTE, GRIDANDO “48” (COME IL 48ESIMO PRESIDENTE USA) – MA LA SUA SUCCESSIONE RESTA TUTT’ALTRO CHE SCONTATA, ANCHE PERCHÉ IL TYCOON NON SOLO HA PIÙ VOLTE MESSO VANCE IN COMPETIZIONE CON MARCO RUBIO, MA SOTTO SOTTO SOGNA DI POTERSI CANDIDARE A UN TERZO MANDATO (COSA VIETATA DALLA COSTITUZIONE USA)

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Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani

donald trump jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas foto lapresse

 

Nella lettura convenzionale dei segni della politica il tonante discorso del vicepresidente JD Vance di mercoledì sera a Dallas appare come una benedizione, se non un’incoronazione.

 

Alla folla acclamante dell’informale mini convention di metà mandato si è aggiunto il tono presidenziale, nel quale il vice sembrava trovarsi a proprio agio e a seguire un profluvio di retroscena intorno all’ottimo giudizio del presidente sulla vicenda.

 

[…] Trump durante l’evento di Dallas ha incensato in molti modi il suo vice, paragonandolo a Eliot Ness, l’agente federale che durante il periodo del proibizionismo ha dato la caccia e arrestato Al Capone. Il mese scorso in una riunione di finanziatori del partito a porte chiuse ha detto che vorrebbe che Vance fosse eletto nel 2028, e la notizia è finita ancora una volta all’orecchio dei cronisti del Washington Post.

jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas foto lapresse 4

 

UNA NUOVA STORIA

Nella lettura convenzionale, si diceva, la notte texana di Vance appare come l’inizio di una nuova storia, benedetta da Trump e acclamata dalla folla che grida “48”, come il 48esimo presidente degli Stati Uniti, quello che verrà. Ma come si fa a credere alle letture convenzionali quando Trump ha fatto a brani tutte le convenzioni?

 

Come si può ragionevolmente che il presidente ora lanci l’eredità del suo vice dopo che per mesi ha messo, pubblicamente e privatamente, Vance in competizione con il segretario a tutto, Marco Rubio, segnalando lui come il prediletto nelle montagne russe emotive e comunicative che contraddistinguono la presidenza?

 

donald trump jd vance marco rubio

Certo, se c’è una persona interessata a parlare di una successione è naturalmente lo stesso Vance, che ha fatto anche sapere di avere un filo diretto con i generali più importanti nella gerarchia del Pentagono, privilegio di tipo presidenziale che esacerba peraltro lo scontro con il segretario della Difesa, Pete Hegseth, che sta rapidamente passando da uno stato di grazia a una possibile disgrazia.

 

[…] Sempre a Dallas, il presidente ha “obbligato” il pubblico ad un vero e proprio giuramento, invitandolo ad alzare la mano destra: «Giuro fedeltà al più grande presidente della storia degli Stati Uniti, che ci ama così tanto da non riuscire nemmeno a respirare. E giuro che andrò a votare con la mia famiglia e i miei amici e, anche se io (Dondal Trump ndr) non sono iscritto, proverò a barare come non mai, proprio come fanno loro», ha dichiarato il tycoon riferendosi, ovviamente, ai democratici.

 

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Il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre ha offerto una plastica illustrazione della gerarchia degli affetti presidenziali in questo momento. Mentre Vance volava a New York per sedersi accanto agli ex presidenti a Ground Zero, Trump ha scelto per il secondo anno di fila il Pentagono, accompagnato dalla first lady Melania, da Hegseth, dal capo di stato maggiore Dan Caine e dall’ex segretaria di stato Condoleezza Rice.

 

Alla domanda sul perché avesse rinunciato a Ground Zero, il presidente ha risposto lapidario: «Perché andrò al Pentagono». Il New York Times ha aggiunto un dettaglio meno solenne: dal 2012 gli organizzatori della celebrazione a New York non concedono interventi politici, e un presidente senza microfono non è spettacolo che Trump possa permettersi.

donald trump

 

Aneddoti incerti Al Pentagono, dopo un momento di raccoglimento privato e un tributo ai vigili del fuoco della zona di Washington, Trump ha tenuto il suo discorso davanti al memoriale dedicato alle 184 vittime dell'attacco. Ha rinnovato «il sacro giuramento» a non dimenticare mai i nomi delle vittime, ha detto che l’unica opzione possibile è vincere, «combattiamo con determinazione, combattiamo per vincere», e ha infilato nella commemorazione il consueto repertorio da comizio, tra terroristi mandati «all’inferno», petroliere affondate «dove meritano di stare» e l’assicurazione che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare. Ha anche ripetuto l’aneddoto, già raccontato in passato, di essere stato messo in salvo da due vigili del fuoco nei pressi delle Torri Gemelle, versione dei fatti che i cronisti faticano a far quadrare con la cronologia.

donald trump jd vance marco rubio

 

Le celebrazioni erano cominciate martedì alla Casa Bianca, dove è stata esposta una trave da sette tonnellate recuperata dalla Torre Sud nell’ambito dell’iniziativa “Steel Across America”, e dove Trump ha conferito la Presidential Medal of Freedom, alla memoria, a Welles Crowther, il volontario ricordato come “l’uomo con la bandana rossa” per aver salvato almeno cinque persone.

jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas1intervista donald trump dopo attacco torri gemelle 11 settembre 2001

 

jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texas2 jd vance convention del partito repubblicano a dallas, texasintervista donald trump dopo attacco torri gemelle 11 settembre 2001 donald trump convention del partito repubblicano a dallas, texas

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