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PUTIN SA CHE IN ITALIA PUÒ CONTARE SU MOLTI AMICI – IL CASO DEL VISTO ITALIANO CONCESSO ALL’AUTORE DEL TENTATO ATTENTATO ALL’AEROPORTO DI LIPSIA AGITA IL GOVERNO, CON TAJANI CHE LANCIA L’ALLARME SULLE “INGERENZE RUSSE – GLI EPISODI RECENTI INQUIETANTI: L’EX 007 GAVINO PIRAS, ARRESTATO CON L’ACCUSA DI SPIONAGGIO A FAVORE DI MOSCA, E WALTER BIOT, CAPITANO DI FREGATA CONDANNATO PER AVER PASSATO DOCUMENTI MILITARI SEGRETI A UN FUNZIONARIO RUSSO. E POI L’ESPLOSIONE DELLA FABBRICA DI MUNIZIONI A COLLEFERRO LO SCORSO 13 AGOSTO – MA L’ESEMPIO PIÙ ECLATANTE DI RELAZIONE PERICOLOSA CON IL CREMLINO È LEGATA A MATTEO SALVINI, CON IL CASO METROPOL, LA TRATTATIVA PER FINANZIARE LA LEGA CON SOLDI RUSSI NEL 2019 – OGGI IL PIÙ FILO-PUTIN DEL REAME È ROBERTO VANNACCI, DEFINITO DAL “FINANCIAL TIMES” “CAVALLO DI TROIA DELL’INFLUENZA RUSSA IN ITALIA”
Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per “Domani”
mancato attentato all aeroporto di Lipsia halle
«Ci saranno inchieste su quello che è successo, accerteremo se è così e per quale motivo è stato concesso questo visto». Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato le notizie riportate da alcuni media tedeschi (Ndr, Wdr, Suddeutsche Zeitung, Bild), secondo cui uno dei due presunti autori del tentato attacco all’aeroporto di Lipsia, attribuito dal governo di Berlino a Mosca, sarebbe un cittadino bielorusso entrato nell’area Schengen con un visto turistico rilasciato dall’ambasciata italiana a Minsk.
matteo salvini antonio tajani - foto lapresse
Secondo i media tedeschi, il cittadino bielorusso – che non sarebbe mai transitato dall’Italia – aveva anche un passaporto russo e precedenti criminali nei Paesi baltici.
Difficile capire perché, sulla base di queste sole informazioni, l’ambasciata italiana avrebbe dovuto negare il visto a colui che oggi è considerato il principale responsabile dell’attentato non riuscito di Lipsia, ma la reazione assertiva di Tajani è il sintomo del clima che si respira oggi in Ue verso la Russia e conferma una volta di più il ruolo dell’Italia come una delle sponde preferite del putinismo in Europa.
Com’è, come non è, le parole di Tajani e la vicenda del visto stanno scombussolando il governo: l’accenno del ministro degli Esteri a possibili «ingerenze russe» sulle elezioni ha messo in allarme Matteo Salvini, che denuncia «un'ansia anti-russa» che lo «preoccupa». Evidentemente due visioni opposte rispetto agli scenari di guerra ibrida e alle ricadute sull'Italia e le altre democrazie europee.
La storia del bielorusso con visto italiano è ancora tutta da capire, ma nel recente passato abbondano i casi di connazionali, talvolta incredibilmente eccellenti, che hanno cercato di agevolare le mire del capo del Cremlino. […]
In questa casistica si inserisce la vicenda di Walter Biot, capitano di fregata condannato a giugno del 2025 a 20 anni dalla Corte d’assise di appello per aver passato documenti militari segreti della Nato a un funzionario russo in cambio di denaro.
Stessa trama, molto più acerba dal punto di vista giudiziario, riguarda un’inchiesta recente della procura di Roma, che nel luglio scorso ha portato all’arresto di due persone accusate di spionaggio in favore della Russia. Il principale indagato in questo caso è un ex sottufficiale dei Carabinieri con un passato nell’intelligence italiana, ma sotto accusa ci sono altri italiani tra cui quattro militari regolarmente in servizio fino a quando non è stata rivelata la notizia.
Merita una menzione, nella sotto categoria degli episodi quantomeno controversi, l’esplosione avvenuta lo scorso 13 agosto a Colleferro, Lazio, che ha provocato la distruzione di parte del deposito di munizioni della Knds Ammo Italy, fornitrice della Nato e, secondo il quotidiano The Kyiv Independent, anche dell’esercito ucraino. La procura di Velletri ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. Secondo le notizie riportate da alcune testate italiane, i magistrati stanno valutando l’ipotesi di un sabotaggio russo.
esplosione stabilimento simmel difesa di colleferro 22
L’esempio più eclatante di relazione pericolosa con il Cremlino riguarda però Matteo Salvini, vicepremier proprio come Tajani, che oltre alle manifestazioni di stima per l’autocrate russo […] già dopo l’annessione della Crimea del 2014, si è reso protagonista del cosiddetto caso Metropol, la trattativa per finanziare la Lega con soldi russi alla vigilia delle elezioni europee del 2019.
Un’inchiesta della procura di Milano ha concluso che la negoziazione tra Gianluca Savoini, ex portavoce di Salvini, e un gruppo di cittadini russi tra i quali Andrei Kharchenko, membro del quinto servizio dell’Fsb, c’è stata davvero e si è interrotta prima dell’effettivo finanziamento a causa della pubblicazione di alcuni articoli di stampa.
matteo salvini gianluca savoini a mosca
Alla fine i magistrati milanesi hanno chiesto l’archiviazione del caso, poiché da Mosca non è mai arrivata risposta alla rogatoria inviata per avere conferma sul fatto che tra i russi seduti al tavolo dell’Hotel Metropol ci fosse un pubblico ufficiale di Mosca.
Salvini – che ieri ha commentato le dichiarazioni allarmate di Tajani dicendo che c’è «un’ansia anti russa che mi preoccupa» – ha chiuso la polemica sul Metropol garantendo di non aver mai ricevuto soldi dalla Russia, ma non ha mai chiarito perché il giorno prima della trattativa nell’hotel lui ha incontrato a Mosca il vice premier russo Dimitry Kozak, né ha mai spiegato come mai abbia scelto di non fare causa a Savoini per il danno d’immagine procurato alla Lega.
matteo salvini e gianluca savoini a mosca piazza rossa
Intanto, Salvini ha trovato un concorrente agguerrito nella gara a chi si schiera più vicino a Putin. Lo ha scritto pochi giorni fa il Financial Times, definendo Roberto Vannacci «cavallo di Troia dell’influenza russa in Italia» e descrivendo l’ascesa di Futuro nazionale come un possibile problema per Giorgia Meloni.
Lui, l’ex generale, ha risposto con il solito stile: ha pubblicato sui social un messaggio in inglese corredato dalla sua foto con in testa il colbacco, in mano un bicchiere di vodka e alle spalle una lavagna con titolo “Financial Lies”. Insomma, quello sul visto concesso dall’Italia al presunto attentatore di Lipsia è solo l’ultimo tassello di una polemica fatta di tanti sospetti, alcuni indizi e pochi fatti certi.
ROBERTO VANNACCI RISPONDE AL FINANCIAL TIMES
Uno, su tutti: al governo dell’Italia da quattro anni c’è un partito, la Lega, che secondo la procura pochi anni fa attraverso un suo esponente stava cercando di ottenere centinaia di milioni di euro dalla Russia di Putin. Il visto turistico, tutto sommato, di fronte a questo passa in secondo piano.
esplosione stabilimento simmel difesa di colleferro 24
INCHIESTA DEL FINANCIAL TIMES SU ROBERTO VANNACCI
matteo salvini vladimir putin gianluca savoini
mancato attentato all aeroporto di Lipsia halle
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