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PUTINATE – “MAD VLAD” CAVALCA LA DEBOLEZZA DI TRUMP E CHIAMA A RACCOLTA XI, MODI E GLI AYATOLLAH - IL CREMLINO, CHE PUNTA AD APPROFITTARE DEL LOGORAMENTO DEGLI STATI UNITI STREMATI DALLA GUERRA IRANIANA, FA SAPERE CHE IL PRESIDENTE RUSSO IN KIRGHIZISTAN, IN OCCASIONE DEL VERTICE DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI, VEDRÀ IL LEADER CINESE XI, QUELLO INDIANO MODI, IL TURCO ERDOGAN E L’IRANIANO PEZESHKIAN E AFFERMA CHE NON SONO IN PROGRAMMA COLLOQUI TRA PUTIN E TRUMP...
Lucia Malatesta per https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/putin-cavalca-la-debolezza-di-washington-e-chiama-a-raccolta-xi-modi-e-gli-ayatollah-ekwggg3z - Estratti
Continua la guerra in Ucraina, ma non continuano i negoziati per fermarla. Continuano i bombardamenti alla frontiera orientale, ma anche le speculazioni sulla visita del capo della Cia a Mosca, avvenuta ormai martedì scorso.
E prosegue, anzi, sembra aver inizio, una nuova avanzata politica di Vladimir Putin che venerdì 28 agosto è intervenuto al forum "Idee forti per un nuovo tempo" a Nizhnij Novgorod per recapitare un messaggio: «La Russia sta lottando per il proprio presente e il proprio futuro».
Non si ferma, lo zar. Anzi, intende sfruttare a pieno il potenziale derivato dalla debolezza di Donald Trump, stremato dalla guerra iraniana, dalla quale non riesce a vedere una via d’uscita.
Il presidente russo incontrerà lunedì l’omologo cinese, Xi Jinping, e il premier Narendra Modi, e poi, un giorno dopo, il turco Erdogan e l'iraniano Masoud Pezeshkian, a Bishkek, in Kirghizistan, in occasione del vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Il suo consigliere Ushakov ha spiegato che con Xi discuterà delle «più importanti questioni internazionali», ma soprattutto del progetto di gasdotto Power of Siberia 2. Ma è chiaro che il vero tema non può che essere Donald Trump.
Quella moscovita del capo della Cia John Ratcliffe è stata una passeggiata notturna rimasta ancora misteriosa, di cui molto resta segreto, ma altro è stato svelato. Venerdì, per esempio, è stata diffusa una nuova indiscrezione dell’intelligence Usa: il Cremlino ha preso atto della debolezza di Washington, stremata dall’avventura militare iraniana. Considera gli americani logori e logorati da Teheran e il pantano yankee rende il momento propizio per l’azione.
Per bruciare le tappe e divorare terreno in Ucraina, per attaccare — anche in modi indiretti — territori Nato. Lo scrive in maniera netta il Washington Post: «Le informazioni riservate dell'intelligence, secondo cui Putin considera gli Stati Uniti indeboliti dalla guerra in Iran, che dura ormai da sei mesi, fanno seguito a notizie di una ridotta prontezza operativa delle truppe e di carenze di munizioni a causa della prolungata campagna contro Teheran».
I russi ritengono gli americani «a corto di risorse», incapaci di intervenire, e dunque possono diventare potenzialmente imprevedibili. È per questo che Ratcliffe è rimasto per otto ore e mezzo nei corridoi più segreti della Federazione:
xi jinping e vladimir putin a pechino - foto lapresse
«Non era tanto per mettere Putin alle strette, perché il suo esercito non è riuscito a rompere lo stallo sul campo di battaglia ucraino», quanto per recapitare un messaggio preciso: non approfittare della pressione momentanea Usa, non usare lo spiraglio per indebolire l'Alleanza. Insomma, era lì per convincere il numero uno del Cremlino che un’escalation, in questo momento, non farebbe altro che spingere Zelensky tra le braccia di Trump.
«La campagna russa contro l’Europa appare sempre più sfacciata», scrive da parte sua Politico, ma in nell'Ue si preferisce ancora usare un'espressione che permette di evitare una risposta militare: «guerra ibrida». Forse non sono termini corretti: rischiano di sminuire la portata di ciò che sta accadendo nello scontro con i russi; è in corso e la guerra ibrida è alle porte: anzi, la soglia europea è già stata violata. E poi, «non è più così ibrida», ha affermato Camille Grand, ex vicesegretario generale della Nato.
(…)
Intanto che i negoziati rimangano «in pausa», mentre l’avanzata delle truppe russe sul campo è «evidente», lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha anche affermato che non sono in programma colloqui tra Putin e Trump: non ne hanno avuto alcuno nemmeno di recente. Quando il Potus dalla Casa Bianca ha rassicurato che l’omologo russo non ha intenzione di colpire la Nato perché – ha detto - «ci ho parlato», è stato frainteso: si riferiva, ha precisato, «a contatti precedenti». Cioè precedenti alle esplicite minacce rivolte da Mosca a Londra e Parigi.
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