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QUAL È LA VERA RAGIONE DEL LICENZIAMENTO DI ROBERTO CINGOLANI? – L’ORMAI EX AD DI LEONARDO ERA CONSIDERATO TROPPO RUVIDO E SPIGOLOSO, MA HA PAGATO ANCHE QUALCHE NOMINA GIUDICATA UN PO’ “ALLEGRA”. SI È CIRCONDATO DI POCHI FEDELISSIMI, SCELTI PERSONALMENTE. COME SIMONE UNGARO, CAPO DELLA STRATEGIA DEL GRUPPO. O L’EX GIORNALISTA DI SKYTG24, HELGA COSSU, CHE HA SCALATO RAPIDAMENTE LE GERARCHIE DELL’EX FINMECCANICA: ASSUNTA NEL 2023, NOMINATA DIRETTORE GENERALE DELLA FONDAZIONE LEONARDO, IN ROTTA CON LUCIANO VIOLANTE, INFINE MESSA A CAPO DI UNA NUOVA MAXI UNITÀ CREATA AD HOC POCO PRIMA DEL RINNOVO DEL CDA…
NOMINE COMUNICAZIONE/ COSSU DIRETTORE A LEONARDO, PRIMA DEI RINNOVI
ROBERTO CINGOLANI - PIANO LEONARDO AL 2030
Cambio alla guida della comunicazione di Leonardo: Helga Cossu assume il ruolo di Direttore della Comunicazione, subentrando a Stefano Amoroso, che lascia l’incarico dopo circa tre anni.
La nomina è stata decisa dall’Amministratore Delegato Roberto Cingolani, prima del rinnovo dei vertici di Leonardo previsto per l’Assemblea del 7 maggio. Cossu, già Direttore Generale della Fondazione Leonardo ETS e Chief Digital Identity & Outreach Officer del Gruppo, era stata inserita nel management dallo stesso Cingolani nel 2023.
Giornalista professionista, Helga Cossu si è occupata di politica per alcune testate del Lazio, per poi passare alle emittenti televisive locali. Nel 2008 è entrata a far parte della redazione di Sky TG24, dove ha lavorato anche come conduttrice.
Nel 2023 è approdata in Leonardo come Responsabile delle attività di Outreach, contribuendo alla realizzazione del primo Centro Multimedialedel Gruppo e ideando il progetto Gate 2080, pensato come uno spazio dedicato a eventi, incontri e iniziative, e al dialogo sui temi dell’innovazione tecnologica. Ha inoltre lanciato il programma Leonardo Innovation Archives, finalizzato alla digitalizzazione e alla valorizzazione del patrimonio archivistico e industriale del Gruppo attraverso le fondazioni da lei guidate.
Sempre nel 2023 ha assunto il ruolo di Direttrice Generale della Fondazione Leonardo ETS e della Fondazione Ansaldo, mentre l’anno successivo è stata nominata Chief Digital Identity & Outreach Officer di Leonardo.
Errori internazionali e promozioni interne, la caduta di Cingolani
Estratto dell'articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”
ROBERTO CINGOLANI - PIANO LEONARDO AL 2030
Un uomo solo al comando. Circondato da pochi fedelissimi. Scelti personalmente, uno per uno. Come Simone Ungaro, capo della strategia del gruppo. Come Helga Cossu, ex giornalista di Skytg24, in rapida ascesa: assunta nel 2023, poi nominata direttore generale della Fondazione Leonardo, in rotta con Luciano Violante, infine messa a capo di una nuova maxi unità creata ad hoc.
L’incarico dice tutto: responsabile della strategia globale di brand, identità digitale e iniziative di outreach del gruppo. Ecco la colpa di Roberto Cingolani secondo palazzo Chigi. Così grave da costargli la riconferma alla guida del colosso della difesa.
Antonio Santamato - Jordan Foresi - Helga Cossu - fotomontaggio by sassate
A dare il senso della distanza che la premier Giorgia Meloni ha preso dal manager che proprio lei, appena arrivata al governo, ha voluto prima come “consigliere sulla crisi del gas” e poi alla guida di Leonardo, è un faldone finito sulla sua scrivania. Dentro c’è anche l’ordine del giorno, firmato da Cingolani il 13 marzo scorso, per la promozione di Cossu.
[...] A Cingolani vengono imputate strategie sbagliate. Così «impavide», come le definisce una fonte dell’esecutivo, da creare problemi con diversi Paesi.
ROBERTO CINGOLANI - PIANO LEONARDO AL 2030
Tra questi c’è l’Arabia Saudita: a differenza dell’ad di Fincantieri Pierroberto Folgiero, Cingolani – è la tesi dell’esecutivo – si sarebbe dimostrato respingente alla richiesta di trasferimenti di tecnologie e co-produzioni.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è da ricondurre a Michelangelo Dome, la “cupola” di protezione per aria, terra, mare, spazio e cyber.
Nell’Europa dove ogni Paese sta costruendo una sua difesa antiaerea e antimissili, Leonardo si propone come “aggregatore” dato che, tra le altre cose, produce i radar per i britannici, e il missile Mbda Aster30, con capacità antibalistiche, è adottato anche da Francia, Gran Bretagna e Danimarca.
Il problema – è la critica – riguarda il modo in cui il progetto è stato presentato. Come un sistema operativo, non come un concetto.
Una fuga in avanti che avrebbe irritato l’amministrazione Trump, in protesta contro Roma: il piano sarebbe stato considerato una sfida al Golden Dome, lo scudo spaziale da centinaia di miliardi che sta a cuore al presidente Donald Trump.
[...]
È di fronte a questa catena di «incidenti» che la presidente del Consiglio avrebbe deciso per un cambio di passo a Leonardo. L’orientamento sarebbe maturato già a gennaio. Annusata l’aria ostile, Cingolani avrebbe chiesto udienza, ma in cambio avrebbe ricevuto un secco no. [...]
PIERROBERTO FOLGIERO - ROBERTO CINGOLANI
Nella lista delle “colpe” di Cingolani anche il fatto di aver concluso accordi strategici che però non si sono tradotti in prodotti. Dall’intesa sui mezzi corazzati con Rheinmetall, che vale circa 13 miliardi solo per le commesse della Difesa, non ha visto la luce neppure un veicolo made in Italy.
Stesso ragionamento per i droni Baykar: oltre a irritare gli Usa, l’accordo con i turchi non ha prodotto neppure un prototipo della versione italianizzata del Bayraktar, che Leonardo sta spingendo per far adottare dalle forze armate. Ancora: l’accordo sui satelliti con Thales, che non ha avuto ricadute operative. Errori, sottovalutazioni, troppa autonomia. Ecco il conto per Cingolani.
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