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Alberto Custodero per repubblica.it
Una petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit. L'annuncio di una seconda consultazione popolare per l'indipendenza della Scozia, e la richiesta del governo scozzese di "discussioni immediate" con Bruxelles. Continua, in Gran Bretagna, la fibrillazione politica scatenata dal voto del 24 giugno che ha decretato l'uscita dalla Ue.
la campagna da 350 milioni a settimana all europa boris johnson
Petizione per nuovo referendum. La petizione per una nuova consultazione ha superato il milione di firme, 1milione e 300mila nel primo pomeriggio. Lo si legge sul sito del governo britannico - a un certo punto è andato in tilt a causa dei troppi accessi - dove sono pubblicate tutte le petizioni che poi vengono sottoposte alla commissione incaricata di valutarle per eventualmente sottoporle al Parlamento.
I firmatari chiedono la promulgazione di una nuova legge che prescriva la ripetizione del referendum in caso di un risultato con un margine di vantaggio del 'Leave' o del 'Remain' inferiore al 60%. E che abbia come condizione minima un'affluenza alle urne non inferiore al 75%.
Le petizioni inviate al governo e al parlamento che raccolgono almeno 100mila firme vanno automaticamente considerate per un dibattito parlamentare.
Secondo referendum indipendenza Scozia. Un secondo referendum per l'indipendenza della Scozia, all'indomani dell'uscita della Gran Bretagna dall'Ue, è "un'opzione concreta". Lo ha affermato il first minister scozzese, Nicola Sturgeon. Il governo scozzese chiederà di avviare "discussioni immediate" con Bruxelles "per proteggere il posto nell'Unione Europea della Scozia" che s'è espressa a favore dell'Europa.
Le manovre nei due partiti. Sono in pieno fermento, intanto, le manovre all'interno dei due partiti più importanti, laburisti e conservatori. Jeremy Corbyn (che invita il Paese "a unirsi dopo la divisiva campagna sul referendum"), si dice pronto a ricandidarsi alla guida del partito laburista, se la sua leadership fosse messa in discussione. "Le nostre politiche commerciali, economiche e migratorie - ha aggiunto - devono cambiare, non possono essere lasciate a Johnson, Farage e Gove", principali sostenitori della campagna pro-Brexit.
Il Times, invece, rivela una fronda interna al partito conservatore per evitare che Boris Johnson, l'ex sindaco di Londra leader della campagna pro-Brexit, diventi primo ministro in seguito alle annunciate dimissioni di David Cameron.
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