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“QUERELARE UNA DOCENTE È GRAVE” – LA STORICA MICHELA PONZANI A “OTTO E MEZZO” NON SI SCUSA CON IGNAZIO LA RUSSA, CHE HA ANNUNCIATO UNA QUERELA ALLA DOCENTE PER AVER SOSTENUTO CHE ‘GNAZIO NEL 1973 GUIDÒ LA MANIFESTAZIONE DEL “GIOVEDÌ NERO” DI MILANO: “HO SOLO PARLATO DI UN FATTO STORICO” – LA RUSSA AVEVA CHIAMATO PONZANI “SIGNORA”, MENTRE LEI CHIEDE IL RICONOSCIMENTO DEL TITOLO DI PROFESSORESSA: “I TITOLI ACCADEMICI NON SI EREDITANO COME I TITOLI NOBILIARI, COSTANO TANTA FATICA” – “IO NON HO DETTO CHE FU LA RUSSA AD AVERE LA RESPONSABILITÀ NELL’OMICIDIO, MA CHE…”

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Michela Ponzani contro Ignazio La Russa dopo l'annuncio della querela: "Lo fa con una docente, è atto grave"

Gabriele Silvestri per www.virgilio.it

 

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Michela Ponzani non si scusa con Ignazio La Russa, che ha annunciato una querela per le sue parole sul Giovedì nero di Milano del 1973. A “Otto e mezzo” la docente rivendica le fonti e ha ribadito di aver soltanto parlato “di un fatto storico”. Chiamata dal presidente del Senato “signora”, chiede il riconoscimento del titolo di professoressa: “querelare una docente è grave”.

 

Niente scuse a Ignazio La Russa

Non arriva il passo indietro di Michela Ponzani al suo ritorno negli studi di “Otto e mezzo”, su La7. La docente ha respinto la richiesta di scuse di Ignazio La Russa, che ha annunciato di volerla querelare per le parole pronunciate giovedì 22 ottobre nella stessa trasmissione condotta da Lilli Gruber.

 

La testa del corteo del 12 aprile 1973 a Milano - nel cerchio ignazio la russa

Al centro della disputa c’è il cosiddetto “Giovedì nero” di Milano, il 12 aprile 1973: durante un corteo dell’estrema destra vietato dalle autorità, una bomba a mano uccise l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni.

 

Cosa aveva detto Michela Ponzani

Docente di Storia contemporanea all’Università di Roma Tor Vergata, Ponzani aveva sostenuto che La Russa, all’epoca dirigente milanese del Fronte della Gioventù, avesse guidato quella manifestazione non autorizzata. Il riferimento era arrivato nel pieno del dibattito sul nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, dopo le violenze esplose a Milano a metà ottobre.

 

IGNAZIO LA RUSSA

Tramite il portavoce Emiliano Arrigo, La Russa ha fatto sapere di aver dato mandato ai legali. Ha richiamato gli atti giudiziari, che a suo dire escluderebbero ogni sua responsabilità, e il suo casellario penale pulito. Sui social ha poi parlato di una “fake news” lesiva della sua onorabilità, offrendo di ritirare la querela in cambio di scuse immediate.

 

La replica a “Otto e mezzo”

Lunedì 26 ottobre, la professoressa ha difeso la propria ricostruzione. I fatti, ha ricordato, sono documentati negli archivi di questura e prefettura e nelle cronache dell’epoca. “Se il Presidente La Russa vuole querelare me semplicemente per aver ricordato un fatto storico, deve querelare tutti gli autori di libri che parlano di questo fatto”.

 

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Poi ha precisato il perimetro delle sue affermazioni. “Io non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione. Se si vuole negare la storia, spiace dirlo per chi pensa di essere tornato ai tempi delle monarchie assolute, ma gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, devono casomai smontare le narrazioni di comodo, questo è il nostro mestiere e io continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione”.

 

“La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato” ha quindi chiarito. “Anzi io ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, quella che è la mia onorabilità, quella che è la mia professionalità”.

 

“Una cosa gravissima”

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Ponzani ha anche contestato l’appellativo “signora” usato da La Russa nel suo messaggio. “I titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari” ha osservato, “costano tanta fatica, per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette, quindi io pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria”.

 

“Un Presidente del Senato che querela o annuncia una querela verso una docente universitaria diciamo non è una pagina tanto bella per la democrazia perché io ho una visibilità” ha aggiunto. “Penso a tanti miei colleghi che questa visibilità non ce l’hanno. Questa è una cosa gravissima ed è una pagina non tanto bella della Repubblica italiana quando si vogliono mettere a tacere gli storici”.

 

Gli interventi di Giannini e Zanda

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In studio, Massimo Giannini ha espresso piena solidarietà alla storica. Ha ricordato che la polemica era nata dalle critiche di La Russa al candidato sindaco di Milano Mario Calabresi, accusato di condannare gli scontri aggiungendo un “però”. Secondo il giornalista, sul piano penale il presidente del Senato è uscito pulito, ma “il problema è ancora una volta politico non è penale”.

 

Più istituzionale la lettura dell’ex senatore Luigi Zanda, figlio di Efisio Zanda Loy, capo della Polizia proprio in quegli anni. Zanda ha richiamato la terzietà dei grandi presidenti delle Camere del passato: “Anche la querela è un atto di forza”. E ha citato l’esempio di Francesco Cossiga: “Cossiga è stato insultato, dileggiato, non so quante decine o centinaia di volte. Non ha mai querelato nessuno”.

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