RE GIORGIO: “PIUTTOSTO CHE SCIOGLIERE LE CAMERE MI DIMETTO” (AVVISATE IL BANANA CHE FAR CADERE LETTA NON SERVE A NIENTE)

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Barbara Romano per "Libero"

«Piuttosto che sciogliere le Camere, mi dimetto». Non ha usato giri di parole ieri Giorgio Napolitano per spiegare ad Enrico Letta quanto sia lontano dalle sue intenzioni porre fine alla XVII legislatura. Non è nemmeno l'extrema ratio per l'inquilino del Colle,che come gesto ultimo pensa piuttosto a quello minacciato nel discorso a Montecitorio che ha inaugurato il suo secondo mandato:

«Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese», disse il 22 aprile ventilando le proprie dimissioni in caso di nuova crisi di governo.

Del resto, era stato lo stesso Pasquale Cascella, ex portavoce del presidente della Repubblica, lo scorso 2maggio, in un'intervista alla Zanzara su Radio 24, a pronosticare: «Napolitano non resterà sette anni, no. Il tempo di vedere le riforme avviate e poi lascerà. Tre anni? Speriamo molto prima». E in effetti, «Re Giorgio» rischia di scendere dal Colle in tempi assai rapidi, se la situazione, come è sembrato in questi ultimidue giorni, dovesse precipitare.

Cosa che lui farà di tutto per evitare, esercitando tutti i suoi poteri, inclusa la moral suasion che può esercitare in quanto presidente del Csm, quindi capo della magistratura. Che il Capo dello Stato sia intenzionato a lasciare anzitempo lo scranno lo ha detto anche il capogruppo dei Cinque Stelle al Senato, Nicola Morra, dopo l'incontro della delegazione grillina con la prima carica dello Stato: «Napolitano ha di nuovo sostenuto di essere stato costretto ad accettare il secondo settennato, ma si è anche detto "ragionevole" e quindi "consapevole", che lascerà prima della fine del mandato bis».

Pur essendosi in parte placato ieri il terremoto in Parlamento che ha fatto tremare come non mai Palazzo Chigi da quando al timone c'è Enrico Letta, Napolitano continua ad essere molto preoccupato per le sorti del governo di larghe intese da lui stesso architettato. Ne ha discusso col premier quando, poco dopo le 19, è salito al Colle, e in seguito con ministri con cui ha parlato.

Letta ha assicurato al Capo dello Stato di aver trovato interlocutori disposti all'ascolto nelle frange più integraliste di Pdl e Pd e di essere riuscito, grazie anche all'aiuto del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, a ricomporre la situazione. Questo non ha impedito al presidente del Consiglio, in serata, di inviare un avvertimento riservato al Pdl: «Se minacciate l'Aventino salta tutto, il governo non può più lavorare e io ho già detto che non accetto di fare il premier ad ogni costo».

Franceschini è stato incaricato di recapitare il messaggio e in serata a palazzo Chigi si è fatto un bilancio della giornata tutto sommato positivo. Nel pomeriggio Letta ha comunque voluto dare un segnale di salute del governo presentandosi al question time e sottolineando l'importanza dell'evento nel suo profilo su Twitter, poco prima di varcare la soglia dell'Emiciclo: «Aula, alle 15, dopo 6 anni che non si svolgeva, rilancio lo strumento di trasparenza e partecipazione del Question Time col Premier».

E durante tutto il suo intervento, volutamente, non ha mai affrontato la questione della possibile crisi di governo. Ha esordito parlando di immigrazione, con un elogio a Bergoglio: «Da Papa Francesco a Lampedusa è arrivato un gesto straordinario e un messaggio che dobbiamo recepire con il massimo impegno. Il bisogno di sottrarsi a persecuzioni e conflitti è sacrosanto», ha sottolineato, ricordando che «dopo il calo del 2012, nei mesi scorsi sono ripresi gli sbarchi che dall'inizio del 2013 sono arrivati a 145».

Dopodiché, è passato al capitolo Finmeccanica, difendendo «la trasparenza» delle procedure che hanno portato alla designazione al vertice di Giovanni De Gennaro. Sollecitato dal capogruppo del Pdl allaCamera, Renato Brunetta, il premier ha affrontato quindi il capitolo spinoso del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese, definendolo «essenziale per la ripresa economica» e ha garantito: «L'impegno mio e di tutto il governo, faremo il possibile per accelerare, ne va della serietà dello Stato nel rapporto con i cittadini.

Lo seguo personalmente e lo seguirò passo passo per rimuovere ogni ostacolo». Letta poi è tornato sul tema a lui più caro della disoccupazione giovanile, ricordando che «fin dall'inizio della vita del governo è stata messa al centro della sua attenzione», eha rinnovato una delle promesse di matrimonio fatte con il Pd e il Pdl: «La riduzione del cuneo fiscale rimane il faro degli interventi per dare più lavoro e combattere la disoccupazione». Il suo intervento al question time, insomma, è stato un messaggio ai naviganti per assicurare, in primis a Napolitano, che il governo intende andare avanti. A patto che il Pdl glielo consenta.

 

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