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“ABBIAMO PERSO VENEZIA, NON LA GUERRA: L’IMPORTANTE È NON CADERE NEL PIAGNISTEO. BASTA TAFAZZI A SINISTRA” – MATTEO RENZI SFERZA IL CAMPO LARGO: “A VENEZIA HA VINTO VENTURINI, UN RAGAZZO UNDER 40 CHE DA SOLO HA PRESO IL 30%, NON MELONI. DOVE CI HA MESSO LA FACCIA LEI, COME SUL REFERENDUM, HA PERSO. DOVE NON SI È FATTA VEDERE, PER PAURA, COME A VENEZIA CANTA VITTORIA. È UNA INFLUENCER STRAORDINARIA MA PER INFLAZIONE, STIPENDI, BOLLETTE NON LE BASTERÀ LA LISTA CIVICA VENTURINI. LA PARTITA PER LE POLITICHE È APERTA E SI GIOCA SULL’ECONOMIA…”
Concetto Vecchio per repubblica.it - Estratti
Matteo Renzi, lei aveva detto che a Venezia si deciderà chi vince e chi perde le amministrative.
«Era la città più importante e la destra si è confermata. Peccato non averla ribaltata. Ma a Venezia ha vinto Simone Venturini, non Giorgia Meloni».
Ha vinto il centrodestra.
«Come dieci anni fa, come cinque anni fa. Ma stavolta la differenza non l’hanno fatta Meloni e Salvini ma un ragazzo under 40 che ha preso da solo il 30 per cento. Bisogna fargli l i complimenti».
Si riconosce un po’ in Venturini? Giovane, scout, cattolico. Un under 40 che ora governa Venezia.
«No. Come scout non mi sarei mai alleato con Salvini e Vannacci. Ma so cosa significa governare una città d’arte, una città globale. Gli faccio i miei migliori auguri: fare il sindaco è umanamente bellissimo».
Cacciari ha detto: mio nipote avrebbe preso più voti di Martella.
«È ingeneroso oggi attaccare Martella. I candidati si sostengono sempre, quando vincono e a maggior ragione quando perdono. Punto».
Il centrosinistra non ha perso questa tornata?
«Numericamente abbiamo vinto il primo turno: abbiamo recuperato capoluoghi che erano a destra come Pistoia e Avellino. E al ballottaggio aumenteremo il divario. Ora l’importante è non cadere nel piagnisteo. Abbiamo perso Venezia, non la guerra. Un appello: basta Tafazzi a sinistra».
Meloni ha esultato, come di chi scampato un pericolo.
«È incredibile. Dove ci ha messo la faccia lei, sul referendum, ha perso. Dove non si è fatta vedere, per paura, come a Venezia canta vittoria. È una influencer straordinaria ma per inflazione, stipendi, bollette non le basterà la lista civica Venturini».
È stato sopravvalutato il No al referendum?
«Era un’altra partita. Raccomandavo prudenza agli ottimisti dopo il referendum, raccomando entusiasmo ai pessimisti dopo le amministrative. La partita è aperta e si gioca sull’economia».
I titoli però ieri erano tutti per Venezia che resta a destra, a dispetto delle previsioni.
«Sappiamo come funziona la comunicazione. Ma i cittadini voteranno tra un anno su stipendi e bollette, non sulle gondole e il Mose. Con tutto l’amore profondo che ho per Venezia, prepariamoci alla battaglia nazionale».
Hanno vinto i cacicchi.
«È riduttivo definirli così. Diciamo che un forte radicamento aiuta soprattutto nelle amministrative. Provo rispetto per chi prende voti».
Come si spiega il fenomeno? De Luca e Crisafulli sono in pista da quasi quarant’anni.
«Sono tutti casi diversi l’uno dall’altro. Ma c’è una bella differenza tra la sofisticata politica riformista di un De Luca a Salerno e quella di un Cannizzaro a Reggio Calabria».
(…)
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