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Dal conflitto in Libia si sente arrivare un forte odore di Mortadella: se Renzi nei mesi scorsi non ha voluto lanciarlo come mediatore in Nordafrica per non dargli una spinta verso il Quirinale, è arrivato il momento di ri-giocarsi la carta dell’eterno professore. Certo, bisognerà superare le resistenze degli altri paesi, ma a parte Javier Solana, sia Blair che Clinton (altri candidati per il ruolo) hanno troppo da fare e troppe magagne politiche.
Merkel indica la via a Putin con dietro Renzi.
Sia che si prosegua per la difficile strada politico-diplomatica, sia che si voglia far diventare l’Italia il Paese guida di un contingente Nato - con benedizione dell’Onu - è chiaro che il coordinatore debba essere una figura italiana. Il diplomatico spagnolo Bernardino Leon è stato nominato nell’agosto scorso, e si è visto cosa è riuscito a fare (niente) con i pochi poteri che gli sono stati dati.
Ma il Professore di Bologna sa che Renzi è un “ragazzo promettente” (nel senso che promette molto e mantiene raramente), e non si fida affatto. Però può contare su un amico che ha molto interesse in un coinvolgimento Nato: Putin. Il puzzone di Mosca ha tutto l’interesse che l’Alleanza Atlantica si concentri contro l’Isis in Nordafrica e distolga l’attenzione dal confine tra Ucraina e Russia.
Per questo, nonostante sia ostile agli interventi Onu negli affari degli altri Stati, non metterebbe un veto a un’azione militare sulle coste libiche, tanto più che l’indebolimento di Isis giocherebbe a favore del suo alleato siriano Assad.
C’è un altro elemento fondamentale di differenza nella situazione libica, che renderebbe più “semplice” intervenire: Isis in Libia non è neanche lontanamente così radicato e potente come nella Terra di Mezzo tra Siria e Iraq. Si compone da ex cellule di Al Qaeda, ex fedelissimi di Gheddafi, avanzi di bande locali. Che hanno sfruttato le armi e i soldi che Arabia Saudita e Qatar hanno riversato in Nordafrica dall’inizio delle primavere arabe.
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