DAGOREPORT - ALLACCIATE LE CINTURE DOMANI IN BORSA: PER LA NOMINA DEL NUOVO AD DI LEONARDO È ANCORA…
LA SENATRICE DI FRATELLI D’ITALIA CARMELA BUCALO AVREBBE CHIESTO A GIOACCHINO AMICO DI OCCUPARSI DI UN FINANZIAMENTO – NELLE CARTE DEL PROCESSO "HYDRA" EMERGE LA RETE DEL MAFIOSO PENTITO, PRESUNTO REFERENTE DELLA CAMORRA DEI SENESE IN LOMBARDIA E PROTAGONISTA DEL SELFIE CON GIORGIA MELONI – L’INCONTRO IN UN RISTORANTE SEI ANNI FA CON BUCALO E PAOLA FRASSINETTI, DEPUTATA DI FDI E SOTTOSEGRETARIA ALL'ISTRUZIONE (NON INDAGATA), CHE REPLICA: “IO MESSA IN MEZZO PER UN TIRAMISU” – IL PENTITO TIRA IN BALLO ANCHE IL CAMERATA CARLO FIDANZA, IL FORZISTA MULE’ E IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA MOLTENI - SCINTILLE IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI DI PALAZZO MADAMA, QUANDO IL DEM MARCO MELONI DENUNCIA LA MINACCIA DA PARTE DI UN COLLEGA DELLA MAGGIORANZA DI TIRARGLI ADDOSSO UN FASCICOLO DI EMENDAMENTI - AMICO RACCONTA PURE DI ESSERE STATO COORDINATORE A CANICATTÌ DEL MOVIMENTO DI FLAVIO TOSI CHE RISPONDE: “NON HO PIÙ ALCUN RAPPORTO CON LUI DA ALMENO 10 ANNI” - VIDEO
(ANSA) - "Praticamente noi su Milano, abbiamo un consorzio di imprese sui servizi (...) facciamo anche noi (...) il discorso mutui, leasing (...) tutte queste cose (...) con determinate condizioni a livello consorziali.. cioè nel senso di prendere una minima parte sull'investimento".
Così parlava, intercettato nel 2020, Gioacchino Amico, presunto referente della camorra romana dei Senese in Lombardia, ora imputato e pentito nel processo milanese "Hydra" sull'alleanza tra esponenti delle tre mafie. Amico, in particolare, si legge in un'informativa agli atti, "su richiesta" di Carmela Bucalo - prima deputata e ora senatrice di FdI, non indagata - "contattava" un avvocato "interessato ad un finanziamento di 400/500mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull'isola di Salina" in Sicilia.
Il dettaglio è uno dei tanti che emerge dalle decine di pagine di una maxi annotazione dei carabinieri del Nucleo investigativo, nell'inchiesta dei pm della Dda Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, dedicate alle "aderenze politiche" del presunto boss del "consorzio" di mafie, ora collaboratore di giustizia che nel 2019, come rivelato da Report, quando non era ancora indagato per mafia e aveva già avuto guai giudiziari, fece un selfie con la premier Giorgia Meloni ad un evento di Fratelli d'Italia a Milano.
Negli atti, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte Amico, Raimondo Orlando, altro indagato nella maxi inchiesta "Hydra", Bucalo, Paola Frassinetti, deputata FdI e sottosegretaria all'Istruzione, anche lei non indagata, e due "collaboratrici", non indagate, delle due parlamentari.
Sono stati intercettati, scrivono gli investigatori, "contatti telefonici e documentati alcuni incontri" funzionali "a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d'interesse". Il 6 maggio 2020, inoltre, le due collaboratrici delle parlamentari "venivano controllate" a bordo di un'auto "intestata alla ditta 'S.F. di Amico Gioacchino'". Il 16 giugno 2020 una delle due, parlando con Amico, gli diceva "quelle te le apro io", riferendosi, si legge in un'intercettazione, alle "porte di Montecitorio".
Agli atti anche una conversazione del 16 maggio 2020 tra Amico - che ha già parlato in cinque verbali ai pm, in gran parte omissati anche sui rapporti con la politica - e Giancarlo Vestiti, che sarebbe stato al vertice dei Senese in Lombardia ma anche della cosiddetta "mafia a tre teste". Il primo parlava della "necessità di recarsi a Roma, ove, a suo dire, grazie alla intermediazione" di una collaboratrice delle due parlamentari riteneva "di riuscire ad ottenere agevolazioni per l'avvio di attività nel settore delle sanificazioni" nel periodo Covid.
Nell'ambito delle "conoscenze politico-istituzionali", poi, si legge ancora nell'annotazione, "emergeva il contatto diretto di Amico" con "il Senatore Mantovani Mario", all'epoca senatore di Forza Italia e attualmente eurodeputato FdI, anche lui non indagato. Il 17 aprile 2020, inoltre, scrivono gli investigatori, Vestiti, intercettato mentre parlava con la sorella, "elencava una serie di noti esponenti del mondo politico ed imprenditoriale, indicandone alcuni come frequentatori della propria abitazione".
Sempre sei anni fa, ad ottobre, poi, in un'altra intercettazione ambientale un altro indagato diceva ad Amico: "dobbiamo candidare due persone al Comune di Milano". E Raimondo Orlando e Antonio Romeo "dialogavano" nel 2020 con una persona non identificata "per un successivo incontro con il responsabile di Forza Italia in Piemonte, per futuri investimenti ambito ecobonus 110%".
IL SELFIE DI GIORGIA MELONI CON GIOACCHINO AMICO, REFERENTE DEL CLAN SENESE
Gli investigatori segnalano che era "forte" l'interesse "dei vari gruppi" dell'alleanza tra le tre mafie "nel favorire l'elezione e la nomina di questo o quel candidato". Dettagli ci sono pure sulle presunte attività in queste senso di Paolo Errante Parrino, parente di Messina Denaro e uno dei presunti boss imputati nel maxi processo. Un aspetto, quello dei contatti con politici "nazionali" e "locali", che la Procura diretta da Marcello Viola (oggi era a Roma per una riunione con la Dna) sta vagliando proprio a partire dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Amico ma anche Bernardo Pace, morto in carcere lo scorso marzo.
IL PENTITO PARLA ANCHE DI MULÈ E MOLTENI, È SCONTRO AL SENATO
(di Paola Lo Mele) (ANSA) Dopo le polemiche per la pubblicazione del selfie di Giorgia Meloni e Gioacchino Amico, le rivelazioni del presunto referente del clan senese continuano a surriscaldare il clima politico. Il Fatto Quotidiano parla dell'indagine Hydra, condotta dalla Procura di Milano, che punterebbe a far luce sulla supposta "rete politica" del pentito.
E, partendo da quanto intercettato o dichiarato da quest'ultimo, tira in ballo diversi politici: da Giorgio Mulè (FI) a Nicola Molteni (Lega) fino alle parlamentari di FdI Paola Frassinetti e Carmela Bucalo. Di loro, chi interviene lo fa per escludere di aver avuto rapporti con Amico: l'azzurro parla di "fango", la meloniana Bucalo di "calunnie", il leghista si riserva di adire le vie legali. Intanto, lo scontro deflagra al Senato, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione, dopo la richiesta di chiarimenti al sottosegretario agli Interni Molteni da parte del Pd.
Le scintille iniziano nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, quando il dem Marco Meloni chiede conto allo stesso Molteni dell'articolo del Fatto. Parole che creano il caos, innescando un durissimo botta e risposta. "Mi sono limitato a porre una domanda" e "sono stato oggetto di insulti e contumelie varie da parte di senatrici e senatori della maggioranza.
Persino la minaccia di tirarmi addosso un fascicolo di emendamenti - racconta il dem Meloni - Un insulto irriferibile mi è arrivato anche dallo stesso sottosegretario". Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) riferisce una frase che, invece, avrebbe pronunciato il dem Meloni lasciandolo "esterrefatto", ovvero "che 'il governo va a braccetto con i mafiosi'. Chiaramente i colleghi della maggioranza hanno reagito...". "Accuse infamanti", sbottano i senatori della Lega. In mattinata Molteni aveva dichiarato di non aver "mai intrattenuto qualunque tipo di rapporto" con Gioacchino Amico.
gioacchino amico antonio messina antonino galioto
FI si stringe attorno a Mulè, che - da parte sua - ricostruisce così la vicenda: c'è "un'intercettazione risalente al 1 marzo 2021 in cui un mafioso di nome Gioacchino Amico dopo la mia nomina a sottosegretario alla Difesa" avrebbe detto "a un suo interlocutore di conoscermi e di aver 'parlato' con me". "Il contenuto di questa intercettazione è rimasto per un lustro nei cassetti della Procura di Milano perché evidentemente era irrilevante".
Intanto negli atti del processo milanese, tra le altre cose, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio di sei anni fa in un ristorante, a cui avrebbero preso parte - tra gli altri - Amico, Bucalo e Frassinetti e due collaboratrici (tutte non indagate). Intercettati, scrivono gli investigatori, "contatti telefonici e documentati alcuni incontri" funzionali "a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d'interesse".
I pm romani hanno acceso i riflettori sulla società 'Le 5 Forchette' di cui ha detenuto una quota l'ormai ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Il quale, oggi, viene citato nuovamente dalla moglie di Mauro Caroccia (indagato insieme alla figlia Miriam per riciclaggio e intestazione fittizia di beni): "Per noi Delmastro è stata come una manna dal cielo, ci ha fatto uscire dal baratro in cui eravamo finiti per la grave situazione economica in cui ci trovavamo", avrebbe ribadito la donna agli inquirenti.
LE CARTE SU AMICO, BUCALO GLI CHIESE AIUTO MULÈ: SONO FINITO NEL REGISTRO DEGLI INFANGATI
Fabrizio Caccia per il “Corriere della Sera” - Estratti
«Io? Messa in mezzo per un tiramisù...». Ci scherza sopra, la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti, deputata di FdI. La senatrice di FdI Carmela Bucalo, messinese di Barcellona Pozzo di Gotto, reagisce invece stizzita: «Non ho mai intrattenuto rapporti con il signor Gioacchino Amico, contro di me solo calunnie...».
Eppure, dal le pagine dell’inchiesta «Hydra» sulle «aderenze politiche» del presunto facilitatore del «consorzio» di mafie a Milano, Gioacchino Amico, l’uomo del selfie del febbraio 2019 con Giorgia Meloni, ora imputato a processo e collaboratore di giustizia, emergono nuovi inquietanti particolari. Amico, in particolare, si legge in un’informativa dei carabinieri, «su richiesta» di Carmela Bucalo — non indagata — «contattava» un avvocato «interessato ad un finanziamento di 400/500 mila euro per la ristrutturazione di un edificio da adibire ad hotel sull’isola di Salina» in Sicilia.
E ricordate il «tiramisù» della Frassinetti? Negli atti, gli investigatori ricostruiscono un incontro a Roma del 20 maggio 2020 in un ristorante, a cui avrebbero preso parte lo stesso Amico, Raimondo Orlando (altro indagato), Carmela Bucalo, Paola Frassinetti (non indagata) e due «collaboratrici» (non indagate) delle parlamentari. Sono stati intercettati, così scrivono gli investigatori, «contatti telefonici e documentati incontri» funzionali «a creare un rapporto di collaborazione nei vari settori d’interesse». Il 6 maggio 2020 — annotano i carabinieri — le due collaboratrici «venivano controllate» a bordo di un’auto «intestata alla ditta S.F. di Amico Gioacchino». E il 16 giugno 2020, una delle due, parlando con Amico, gli diceva: «Quelle te le apro io», riferendosi, si legge in un’intercettazione, alle «porte di Montecitorio».
La sottosegretaria Frassinetti però ha un ricordo diverso: «Era giugno 2020. Amico ci raggiunse in un ristorante al centro di Roma, la pizzeria Margherita. A tavola eravamo 5 donne, c’era anche Carmela Bucalo e qualche segretaria.
(...)
«Mai avuto assistenti donne», le fa eco Bucalo. Amico racconta pure di essere stato coordinatore a Canicattì del movimento Fare! di Flavio Tosi.
L’ex sindaco di Verona, però, è tranchant : «Non ho più alcun rapporto con lui da almeno 10 anni». Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (FI) tirato in ballo anch’egli, si definisce «iscritto nel registro degli infangati» e adirà le vie legali.
Così come il capodelegazione FdI in Europa, Carlo Fidanza, che nel febbraio 2019 a Milano ringraziò dal palco «Gioacchino Amico per l’invito» al congresso del Grande Nord. E tanta è la rabbia del sottosegretario leghista all’Interno, Nicola Molteni, che il pentito chiama «il mio caro amico». Urla e insulti sono volati ieri mattina col senatore Pd Marco Meloni che gliene chiedeva conto in commissione Affari costituzionali. «Non ho nessun “caro amico” che risponda a questo nome — la dura replica di Molteni —. Escludo di aver mai intrattenuto rapporti con questa persona». E il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, gli ha espresso solidarietà.
GIOACCHINO AMICO
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