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Marco Galluzzo per "Corriere della Sera"
Una delle poche certezze, che Renzi ha fatto sapere a tutti, è che non esiste un piano B, ovvero una crisi di governo senza un' interruzione di legislatura: lui non è disponibile ad un bis, e per il suo partito, se alla fine la riforma del Senato dovesse incepparsi, l' unica strada sarebbe quella del voto.
Alcune delle posizioni della minoranza dem, ieri quelle di Cuperlo, ormai vengono lette a Palazzo Chigi come vere e proprie dichiarazioni di guerra e prima di andare in vacanza Renzi ha ragionato con i suoi sui punti che non sono in discussione: non c' è scambio che tenga con la legge elettorale, con l' Italicum, cosa che ieri il suo staff ha ribadito con una nota; chiunque chieda, compreso Berlusconi, una modifica alle legge elettorale in cambio dei voti sulla riforma al Senato verrà gentilmente rispedito al mittente.
Semmai con Berlusconi, e con chiunque abbia voglia di ragionare sul merito dei provvedimenti, si potrà discutere di come migliorare, al netto dell' articolo 2, sia la riforma del Senato che altri provvedimenti futuri: per Renzi vale il ragionamento sempre fatto finora, sulle riforme del governo qualsiasi contributo è ben accetto e l' esecutivo non ha preclusioni particolari.
Del resto, anche se maliziosa, prende sempre più corpo l' ipotesi che per rafforzare la maggioranza il capo del governo possa usare l' arma del rimpasto, o del rimpastino, alla ripresa dei lavori: il ministero degli Affari regionali è ancora vacante, le deleghe per un altro ministero si possono creare, almeno due posti da viceministro (le uscite di Lapo Pistelli e Claudio De Vincenti) sono ancora liberi, più un piccolo pugno di sottosegretari.
Viste le incertezze in Senato e visto che comunque una linea politica alternativa a quella di Renzi è difficile che arrivi effettivamente a coagularsi non sarà impossibile per il presidente del Consiglio riassorbire una parte del dissenso: «Una parte di Forza Italia è pronta a votare la riforma del Senato, lo sappiamo, attende solo il via libera dell' ex Cavaliere e una parte della minoranza dem alla fine non tirerà la corda», dicono ai piani alti del Pd.
Del resto, notano ancora nello staff di Renzi, si stanno facendo i conti senza l' oste, perché non è detto che gli emendamenti sull' elettività del Senato, proposti dalla minoranza dem, verranno giudicati ammissibili dal presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso: «Se fossi al posto del presidente, che decide sull' Aula, non avrei dubbi: gli emendamenti tesi a modificare la riforma e far diventare il Senato direttamente elettivo non sono ammissibili», ha dichiarato ieri il costituzionalista Stefano Ceccanti, molto ascoltato a Palazzo Chigi.
«L' articolo 2 non è emendabile - prosegue Ceccanti - , perché l' unica differenza che c' è stata nella formulazione del testo nei diversi passaggi dell' iter, che riguarda una preposizione, conferma in tutti i casi il riferimento all' elezione indiretta. Ma in tutti e due i casi il Senato è indiretto». È esattamente quello che pensa Matteo Renzi e che sperano dentro al governo .
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