LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE…
L’ITALIA DELLE TRAME NERE – DAL PIANO GOLPISTICO DEL GENERALE DE LORENZO ALLE PAGINE DEL MEMORIALE DI ALDO MORO RELATIVE AL SIFAR (IL SERVIZIO SEGRETO MILITARE), A ROMA, ALL’ARCHIVIO DI STATO, UNA MOSTRA RACCONTA LE INDAGINI DEL GIUDICE VITTORIO OCCORSIO – ESPOSTO ANCHE IL MITRA INGRAM, CON CUI IL KILLER NERO PIERLUIGI CONCUTELLI CRIVELLÒ IL GIUDICE, SOTTO CASA SUA, AL QUARTIERE AFRICANO – IL MAGISTRATO SCOPRI' CHE UN UNICO FILO TENEVA INSIEME LA CRIMINALITÀ ROMANA, LA MAFIA SICILIANA, I TERRORISTI NERI E LA LOGGIA P2 – LA MATRICE FASCISTA E I DEPISTAGGI SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA E QUELLA CONFIDENZA SULLA MASSONERIA IL GIORNO PRIMA DI ESSERE UCCISO...
Francesco Bei per la Repubblica - Estratti
Maggio 1967, il settimanale l'Espresso spara in copertina un clamoroso scoop su un piano golpistico elaborato dal Sifar, il servizio segreto militare, del generale Giovanni De Lorenzo. Il terremoto politico che ne segue è enorme e tocca anche il presidente della Repubblica Antonio Segni.
A indagare, contro il direttore del settimanale Eugenio Scalfari, dopo la querela del generale, è un pubblico ministero di Roma, Vittorio Occorsio. «La cosa interessante, specie in questo clima - osserva il magistrato Giovanni Salvi - è che Occorsio, nella sua requisitoria, chiese l'assoluzione dell'imputato, perché le indagini avevano mostrato la sua innocenza. Ma il giudice, pur facendo parte della stessa carriera, decise diversamente».
Scalfari e il giornalista Lino Jannuzzi vennero condannati in primo grado e poi assolti dalla corte d'appello. Un caso esemplare - il pm indaga anche a favore dell'imputato, il giudice lo contraddice - se letto avendo in mente tutta la propaganda governativa sulla separazione delle carriere.
C'è anche questo nella ricca documentazione della mostra che si inaugura domani a Roma all'Archivio di Stato, dedicata a Vittorio Occorsio a cinquant'anni dall'attentato neofascista.
telegramma di berlinguer dopo omicidio vittorio occorsio
Un'esposizione pensata per i giovani, con una scansione - Piano Solo, Piazza Fontana, Ordine Nuovo, strategia delle tensione, P2 - che ripercorre la storia d'Italia degli anni Settanta attraverso la lente delle inchieste e dei processi istruiti dal magistrato, arrivato in anticipo a delle verità che gli costarono l'isolamento e infine la vita. Nelle teche di Sant'Ivo alla Sapienza sono esposti reperti e materiali che mettono i brividi: ci sono alcune pagine originali del memoriale di Aldo Moro relative al Sifar, ritrovate nel covo di via Monte Nevoso nel 1990; c'è il mitra Ingram, con cui il killer nero Pierluigi Concutelli crivellò il giudice, sotto casa sua, al quartiere africano; c'è la denuncia presentata da De Lorenzo contro Scalfari e altri documenti relativi alle inchieste, accompagnati da testi esplicativi a cura di Vittorio e Eugenio Occorsio, Giovanni Salvi, Carmela Decaro, Davide Conti e Miguel Gotor.
documento strage piazza fontana
Una delle piste investigative seguite da Occorsio è sconvolgente, il magistrato scopre che un unico filo tiene insieme la criminalità romana della banda dei marsigliesi, la mafia siciliana, i terroristi neri e la Loggia P2. I criminali compiono i sequestri - Bulgari, Ortolani, Danesi - e i proventi vengono utilizzati da Gelli per alimentare la strategia della tensione con bombe e omicidi affidati alla manovalanza fascista.
Seguendo queste tracce, Occorsio si imbatte su uno strano acquisto di un immobile (dal costo di due miliardi) nella Capitale e fa arrestare un avvocato, Gian Antonio Minghelli, con l'accusa di aver riciclato il denaro provenienti dal giro dei rapimenti. Si scoprirà che il penalista aveva da poco preso il posto di Licio Gelli, nel frattempo salito a maestro venerabile, come segretario della loggia P2. Occorsio non lo sa, ma con queste indagini sta scrivendo la sua condanna a morte, che arriverà solo quattro mesi dopo.
Il giorno prima di essere ucciso, confida a Franco Scottoni di Repubblica di avere in mano qualcosa di clamoroso sulla massoneria. Il nome di Occorsio, come ci ricorda il percorso della mostra, è legato indissolubilmente alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Portato inizialmente fuori strada dai depistaggi sulla pista anarchica, il magistrato vira decisamente su Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, arrivando a indagare Mario Merlino e Stefano Delle Chiaie, entrambi prosciolti anni dopo.
La matrice fascista invece troverà conferma, così come i depistaggi dei servizi segreti. Tutte verità che l'attuale destra al governo si dimentica, avendo una chirurgica memoria selettiva che ignora il terrorismo nero anni Settanta e le sue vittime. Chissà che a qualcuno di loro non venga in mente di farsi un'istruttiva passeggiata tra le sale dell'Archivio di Stato...
omicidio vittorio occorsio
mostra vittorio occorsio 33
vittorio occorsio 83
vittorio occorsio 44
antonio tarasco
giovanni de lorenzo querela
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