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SCARONI RIUSCIRÀ A TENERSI LA POLTRONA? – NELLA PARTITA DELLE NOMINE DELLA PROSSIMA PRIMAVERA L’AD DI ENEL, FLAVIO CATTANEO, VA VERSO LA RICONFERMA, MENTRE RISCHIA IL POSTO IL PRESIDENTE, PAOLO SCARONI – IL MANAGER NON PUÒ PIÙ CONTARE SULLA “COPERTURA” DI SILVIO BERLUSCONI, CHE TRE ANNI FA LO IMPOSE A GIORGIA MELONI, E NON HA BUONI RAPPORTI CON PIER SILVIO E MARINA. DALLA SUA HA ANCORA IL 90ENNE GIANNI LETTA –TAJANI COSA FARÀ, SI BATTERA’ PER LUI? LO SCORSO ANNO SCARONI HA DONATO A FORZA ITALIA 85 MILA EURO...
Articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto Quotidiano”
C’è chi con perfidia riduce il tutto al “dilemma Scaroni”, nel senso di Paolo, presidente dell’Enel. Vero o falso che sia, è senz’altro un segno del declino del Paese che l’ex numero 1 dell’Eni ai tempi dei grandi affari in Russia, dei contratti del gas all’ombra di Silvio Berlusconi, sia uno dei (pochi) nodi da sciogliere in grado di movimentare la stagione delle nomine pubbliche di primavera, la terza del governo Meloni.
I vertici di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Snam e qualche altra decina di società partecipate – una quarantina di posti tra ad, presidenti e consiglieri – furono il primo atto di sottogoverno di Giorgia Meloni nella primavera del 2023.
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PAOLO SCARONI E ANTONIO TAJANI
La linea è per riconfermare tutti gli Ad dei colossi scelti tre anni fa, per meriti e per una forma di autopromozione: Flavio Cattaneo in Enel, Claudio Descalzi in Eni, Roberto Cingolani in Leonardo, l’ex Finmeccanica, e Matteo Del Fante in Poste (quest’ultimo in tandem con il dg Giuseppe Lasco).
A rischiare è solo Giuseppina Di Foggia in Terna, la società della rete elettrica, scelta nel 2023 pare su indicazione del braccio destro di Meloni, Giovanbattista Fazzolari: se saltasse, un pretendente è proprio Lasco, ammesso che la premier accetti di rinunciare al principio di nominare almeno una donna manager.
L’unica possibilità di scombinare questo schema, la cacciata di Philippe Donnet da Generali che avrebbe lasciato vacante una poltrona di grandissimo rilievo, è rinviata al 2027 a causa dell’inchiesta milanese sulla scalata del Montepaschi a Mediobanca che per ora blocca le mani agli scalatori, Francesco Milleri di Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio, e Franco Caltagirone. Il duo però nel frattempo si prepara a silurare l’Ad di Mps, Luigi Lovaglio, in scadenza ad aprile [...]
PAOLO SCARONI - SILVIO BERLUSCONI - ALEXEY MILLER - VLADIMIR PUTIN
Sarà il primo atto della stagione. Poi la battaglia si sposterà sui presidenti delle partecipate, su cui si potrà sfogare la lottizzazione politica. Quasi tutti verranno cambiati, da Giuseppe Zafarana in Eni a Stefano Pontecorvo in Leonardo. Poi c’è il dilemma Enel. Tre anni fa Silvio Berlusconi, accompagnato dal solito Gianni Letta, lo spiegò di persona a Meloni: “Chiedo solo Scaroni presidente”.
Lo voleva in Leonardo ma la premier cedette solo per il colosso elettrico. La conseguenza fu che Forza Italia ottenne di fatto solo quella casella. Oggi tocca al leader forzista Antonio Tajani decidere se fare il bis o sacrificarlo per ottenere più caselle.
Palazzo Chigi non ama il manager per i suoi legami con il faccendiere-piduista Luigi Bisignani, inviso a Meloni e legato al 90enne Letta che ne perora la causa con Marina Berlusconi (i rapporti col fratello Pier Silvio non sono buoni).
Scaroni ha fiutato il pericolo e l’anno scorso ha donato al partito dei Berlusconi, assai indebitato, ben 85 mila euro (60 mila nei due anni precedenti). Argent de poche che valgono una poltrona da 500 mila euro l’anno.
Paolo Scaroni and Vladimir Putin April jpeg
PAOLO SCARONI
gianni letta antonio tajani a villa taverna per la festa dell indipendenza usa
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