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SCHIZOFRENIA ALLA CASA BIANCA – DONALD TRUMP DICHIARA CHE LA GUERRA IN IRAN “NON DURERÀ TROPPO A LUNGO”, MA IL SEGRETARIO ALLA DIFESA, PETE HEGSETH, DÀ DISPOSIZIONI OPPOSTE ED ESTENDE IL DISPIEGAMENTO DI SOLDATI IN MEDIO ORIENTE FINO AL 2027 – IL TYCOON ARRIVA ALLE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE DI NOVEMBRE AZZOPPATO DAL CONFLITTO, IMPOPOLARE TRA I CITTADINI, E TENTA LA STRAMBATA TARDIVA – NOMINATO IL NUOVO SEGRETARIO AD INTERIM DELL’ESERCITO: È ADAM TELLE, GIÀ ASSISTENTE DI DAN DRISCOLL, CHE È STATO RIMOSSO NEI GIORNI SCORSI PER CONTRASTI CON HEGSETH
USA: TRUMP NOMINA TELLE SEGRETARIO AD INTERIM DELL'ESERCITO
(AGI/AFP) - Washington, 3 set. - Il presidente Donald Trump ha annunciato la nomina di Adam Telle a segretario ad interim dell'Esercito degli Stati Uniti, con effetto immediato, dopo le dimissioni di Dan Driscoll, massimo responsabile civile della forza armata.
"Sono lieto di annunciare che Adam Telle, l'attuale Assistente Segretario dell'Esercito per le Opere Civili, diventera' Segretario ad interim dell'Esercito, con effetto immediato", ha scritto Trump sulla piattaforma Truth Social, definendolo "un Grande Patriota, rispettato da tutti".
Telle era stato confermato dal Senato e aveva assunto l'incarico di assistente segretario nell'agosto 2025, dopo una lunga esperienza come collaboratore al Congresso.L'uscita di scena di Driscoll rappresenta l'ultima di una serie di partenze ai vertici militari durante l'amministrazione Trump. Secondo i media statunitensi, l'ex segretario dell'Esercito, compagno di studi universitari del vicepresidente JD Vance, avrebbe avuto contrasti con il segretario alla Difesa Pete Hegseth.
IRAN, CASA BIANCA ERRATICA. TRUMP “VEDE” LA PACE, HEGSETH PROROGA LA GUERRA
Estratto dell’articolo di Mattia Ferraresi per “Domani”
Donald Trump starebbe discutendo con i suoi consiglieri più stretti della possibilità di dichiarare la fine delle ostilità, ai giornalisti ha detto che la guerra non durerà «troppo a lungo». Nelle stesse ore in cui pronunciava questa frase, l’Iran rispondeva colpendo basi statunitensi e alleate in Bahrein, Giordania, Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, completando lo scambio di fuoco più intenso da più di un mese.
pete hegseth e donald trump - guerra all iran
Nel frattempo il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, dava disposizioni opposte a ciò che il presidente prometteva a parole, decidendo di estendere i dispiegamenti di truppe in Medio Oriente fino al 2027. È il genere di decisione i cui impatti si misurano in anni, non in settimane o mesi. Nello stesso giorno l’amministrazione ha raccontato così due versioni divergenti dello stesso conflitto, in linea con l’usanza di mandare segnali contraddittori.
Il Pentagono consolida la propria presenza nella regione con un orizzonte che arriva almeno alla fine del prossimo anno, rendendo la parola «breve» usata dal presidente un disperato eufemismo per rassicurare un’opinione pubblica stanca di conflitti senza fine. In questi giorni è in corso una rappresaglia iraniana che si allarga di base in base, dopo la nuova ondata di attacchi americani contro un centinaio di obiettivi legati ai Pasdaran.
[…]
pete hegseth donald trump john ratcliffe
Teheran ha risposto con decine di missili balistici e droni contro installazioni militari americane in almeno cinque paesi del Golfo. Trump, nello stesso giro di dichiarazioni in cui minimizzava la durata del conflitto, ha anche proposto di ribattezzare lo Stretto di Hormuz Trump Strait, altro tassello della sua opera di brandizzazione dell’universo. La gestione pubblica di questa guerra è, in fondo, un esercizio di marketing più che di strategia.
E, difficile a credersi, il presidente che ora parla di una guerra prossima a chiudersi è lo stesso che pochi giorni fa ha rievocato la possibilità di una vera rivolta popolare iraniana in grado di creare le condizioni per un regime change. «Mi piace molto di più la nostra posizione attuale, con il controllo quasi totale dello Stretto di Hormuz e la loro economia in totale collasso», ha scritto sul social Truth. «Non fanno che assecondare l’inevitabile. Quando il popolo iraniano si deciderà a sollevarsi e combattere?». […]
[…] I segnali ondivaghi trasmessi dall’amministrazione sono […] un problema politico molto concreto, con i repubblicani che dovranno difendere disperatamente il controllo di almeno una parte del Congresso tra due mesi, mentre la distanza fra il racconto ufficiale e le proiezioni interne del Pentagono si allarga insieme al conflitto.
[…] Anche l’impatto sui civili è una questione che l’amministrazione fatica a inquadrare in un messaggio coerente. I raid americani di questi giorni hanno ucciso almeno 18-19 persone in Iran, tra cui cinque partecipanti a un ricevimento di nozze nella contea di Sirik, secondo quanto riportato da Teheran.
raid iraniano sull aeroporto di kuwait city
La rappresaglia iraniana contro le basi nel Golfo, per ora, non avrebbe causato vittime americane dirette, ma ha provocato feriti tra i lavoratori stranieri negli Emirati e mobilitato le difese aeree di Kuwait, Bahrein e Giordania in piena notte.
Più il conflitto si allunga e si allarga a nuovi paesi ospitanti, più diventa difficile separare la dimensione strategica da quella umanitaria, e più la retorica del “non durerà a lungo” rischia di apparire non solo inesatta, ma cinica agli occhi di chi, in Iran come nel Golfo, conta morti e feriti settimana dopo settimana.
Il risultato è la divaricazione totale fra il linguaggio che l’amministrazione usa per rivolgersi al suo elettorato e quello con cui pianifica il proprio assetto militare nella regione. I segnali contraddittori non sono un effetto collaterale della comunicazione politica, ma la fotografia di una guerra che l’amministrazione non ha ancora deciso come raccontare, perché non ha ancora deciso come intende davvero condurla.
pete hegseth donald trump 2
LA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI
pete hegseth donald trump 1
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