DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI…
“C’E’ CHI TIFA IL PAREGGIO. MI SPIACE DELUDERVI MA NOI ANDREMO AL GOVERNO SOLO VINCENDO LE ELEZIONI. CHE VI PIACCIA O NO” – ALLA DIREZIONE DEM ELLY SCHLEIN MANDA UN MESSAGGIO A CHI NEL PD PENSA ALLE LARGHE INTESE E A QUEL “PEZZO DI ESTABLISHMENT CHE NON VUOLE UN GOVERNO PROGRESSISTA”: “NON CI FERMERANNO” - POI LA DUCETTA DEL NAZARENO PRENDE A SCHIAFFONI CONTE: SUL PROGRAMMA SOFFOCA QUALSIASI SPERANZA DI FAR SCEGLIERE I PUNTI DIVISIVI AL POPOLO DEI GAZEBO (LEGGASI L’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA) – “POSSIAMO PARTIRE ANCHE SUBITO. BASTA CHE SIAMO TUTTI E BASTA CHE NON PARTIAMO DA SOLI”. TRADUZIONE: IL TAVOLO DEL PROGRAMMA NON PARTE SENZA I CENTRISTI...
Daniela Preziosi per Domani - Estratti
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«In qualsiasi altro Paese europeo la guida va al partito che prende un voto in più. Non è egemonia ma democrazia. Poi se qualcuno non riconosce questo principio, noi siamo disponibili e pronti alle primarie. E le vinceremo insieme».
Stavolta, alla direzione del Pd, Elly Schlein rompe la tradizione di non rispondere alle punture di Giuseppe Conte.
Dunque il programma: «Si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi. Ma non è che uno vale uno in quella discussione», risate e applausi nella sala Sassoli, al terzo piano del Nazareno.
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I tempi però non li detta. Non può: intanto bisogna aspettare l’approvazione della legge elettorale, contro la quale «abbiamo fatto muro con le altre opposizioni e continueremo a fare muro. Compattamente voteremo contro e faremo di tutto per mandarli sotto come abbiamo fatto a luglio». Ma le speranza che cada sono poche. Poi c’è il passaggio della sua proroga a segretaria nell’assemblea del 18 ottobre. A marzo il suo mandato scadrà, ma quel passaggio è chiaro che ormai lei lo considera una formalità.
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Quindi il dossier slitta a fine mese, se va bene. La coalizione «non è una sommatoria di sigle o un cartello elettorale ma un progetto programmatico», «dobbiamo affinare il programma comune affinché sia un patto vincolante per tutti e tutte». E così soffoca qualsiasi speranza di far scegliere i punti divisivi al popolo dei gazebo (leggasi l’invio di armi all’Ucraina). «Siccome leggo sui giornali ricostruzioni fantasiose, vorrei chiarire un punto: noi siamo pronti. Possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli».
Traduzione: il Pd è pronto, il programma del partito è quello del suo discorso alla festa dell’Unità di Reggio Emilia. Chi chiedeva di partecipare, come la corrente riformista, se ne può fare una ragione. Ma il tavolo del programma non parte finché non si coagula qualcosa al centro. «Da soli» Pd, M5s e Avs non sono tutta l’alleanza.
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«Un pezzo di establishment non vuole uno governo progressista», ma «non ci hanno fermato fin qui e non lo faranno adesso». Poi c’è «chi tifa il pareggio e pensa che sarebbero meglio le larghe intese e un leader disponibile alle larghe intese. Mi spiace deludervi ma noi andremo al governo solo vincendo le elezioni. Che vi piaccia o no».
Chiusura in crescendo: il suo Pd che vuole «scardinare» il sistema dei privilegi fa «paura, per questo ci attaccano e ci attaccheranno sempre di più fino al giorno delle elezioni. Vi chiedo di non avere timore, di essere orgogliosi di quanto fatto fino a qui». Messaggio a suocera establishment perché anche le nuore intendano, anche quelle nel partito, ove mai ce ne fossero.
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lorenzo guerini
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