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SCHLEIN, COME SI PUO’ GOVERNARE CON L’AYATOLLAH CONTE? IL M5S PRENDE LE DISTANZE PER L’ENNESIMA VOLTA DAL PD SULLA POLITICA ESTERA E NON VOTA AL SENATO LA RISOLUZIONE BIPARTISAN SULL'IRAN, NELLA QUALE SI ESPRIME LA “CONDANNA" PER LA REPRESSIONE DEI MANIFESTANTI MESSA IN ATTO DAL REGIME DI TEHERAN – LA RIFORMISTA DEM PINA PICIERNO ATTACCA: “L’ASTENSIONE DEL M5S È GRAVE. O SI STA CON IL POPOLO IRANIANO O CON GLI AYATOLLAH” – MASSIMO FRANCO: “LA DECISIONE PRESA DAL M5S NE AUMENTA IL PROFILO DI INAFFIDABILITÀ. GETTA UN’OMBRA SULLA CREDIBILITÀ DI UNA COALIZIONE PD-M5S-AVS-IV E METTE IN DIFFICOLTÀ UN PD CHE GIÀ DEVE TENERE A BADA I SETTORI ‘PACIFISTI’ DEL PARTITO”
1 - CONDANNA DELL’ITALIA, TUTTI UNITI AL SENATO (TRANNE M5S)
Adriana Logroscino per il “Corriere della Sera” - Estratti
Risoluzione sull’Iran sì, ma senza il Movimento 5 Stelle. Ieri, dopo lunghe trattative, arriva il documento della commissione Esteri del Senato che condanna la «repressione violenta delle proteste pacifiche in Iran», «impegna il governo ad attuare ogni iniziativa diplomatica utile a far desistere le autorità di Teheran» e a «promuovere, d’intesa con i partner dell’Ue, la cessazione dell’uso sproporzionato della forza».
Il M5S però non lo firma: «Mancava il no ad azioni unilaterali», spiega Giuseppe Conte. E le forze di maggioranza attaccano: «Si certifica l’inesistenza del campo largo», dice, tra gli altri, Mariastella Gelmini di Noi moderati. Una «scelta incomprensibile», per Antonio Tajani.
Il ministro degli Esteri, poi, informa che «Teheran ha reagito alla convocazione dell’ambasciatore, a sua volta convocando l’ambasciatore italiano». La Farnesina sollecita gli italiani che possono farlo a lasciare l’Iran: è stato ridotto il personale in ambasciata a Teheran ed è stata anche disposta una maggiore tutela per i 900 soldati italiani tra Kuwait e Iraq.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto attacca: «In Iran si massacra una generazione. Mi piacerebbe offrire la libertà ad alcuni di quei giovani mandando al posto loro gli pseudointellettuali italiani che difendono ciò che accade».
GIUSEPPE CONTE ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE
Giorgia Meloni, dall’Oman, rinnova, in un comunicato congiunto con il sultano Haitham bin Tarik, l’auspicio a «risolvere i conflitti con mezzi pacifici, in conformità con i principi del diritto internazionale».
Il resto delle opposizioni evita commenti sulla spaccatura: il Pd ribadisce la linea di «non entrare nel merito delle scelte dei partiti alleati». Si smarca Pina Picierno: «L’astensione del M5S è grave.
O si sta con il popolo iraniano o con gli ayatollah». E al riparo dai microfoni, alcuni parlamentari della componente riformista, in sofferenza da tempo, giudicano la spaccatura «grave». La presidente della commissione, Stefania Craxi (FI), rivendica la «convergenza larga tra la maggioranza e la parte responsabile dell’opposizione» e critica la «scelta, peraltro calata dall’alto, del M5S di astenersi» in cui legge «una preoccupante inclinazione verso le autocrazie, con vocazione antioccidentale».
Conte difende la posizione: «Avevamo chiesto una cosa semplice, esplicitare la contrarietà ad azioni militari unilaterali, fuori dal quadro del diritto internazionale, che coprono altri interessi. Ci hanno detto di no, non firmiamo. Ma non siamo contrari al testo».
(...)
2 - QUEGLI STRAPPI DEI 5 STELLE CHE MINANO L’OPPOSIZIONE
Massimo Franco per il “Corriere della Sera” - Estratti
La risoluzione sull’Iran approvata ieri quasi all’unanimità dalla commissione Esteri del Senato e quella del governo sull’Ucraina hanno dato due indicazioni. La prima è che la Lega può distinguersi e mugugnare. Ma quando si tratta di appoggiare i provvedimenti che riguardano l’invasione russa li avalla: magari dicendo che gli alleati hanno tenuto conto lessicalmente delle sue richieste. La seconda indicazione è che il M5S, invece, è pronto a dissociarsi dal Pd sulle questioni internazionali: perfino sulla repressione in atto in Iran.
Il risultato è che la maggioranza di Giorgia Meloni può rivendicare la propria compattezza, nonostante le tensioni sulla riforma elettorale, e non solo. Le opposizioni, invece, si dividono di nuovo sulla politica estera. E non possono fare nulla, perché a un anno dalla fine della legislatura è difficile rompere con Giuseppe Conte e i Cinque Stelle: sono interlocutori considerati essenziali per tentare di sfidare la destra alle Politiche.
Ma le distanze su temi strategici come l’atteggiamento verso le dittature e gli Usa si confermano vistose. E gettano ombre sulla credibilità di una coalizione Pd-M5S-Avs-Iv. Con il conflitto provocato dalla Russia contro l’Ucraina, l’espansionismo e le provocazioni anti Ue di Donald Trump, l’Iran immerso nelle violenze, la posizione dei Cinque Stelle è, a dir poco, eccentrica.
MENAGE ATREJU - MEME BY EMILIANO CARLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA
Conte ha giustificato l’astensione sul documento contro il regime di Teheran approvato da tutti, sostenendo di avere chiesto «una cosa semplice: mettere nero su bianco in quel testo la nostra contrarietà ad azioni militari unilaterali... Ci hanno detto no. Quindi abbiamo deciso di astenerci». Nella coalizione governativa si ritiene quanto è accaduto «la pietra tombale del campo largo», non a caso silente. Conte si difende dichiarando di essere per «l’autodeterminazione del popolo iraniano».
La decisione presa dal M5S, però, ne aumenta il profilo di inaffidabilità. E mette in difficoltà un Pd che già deve tenere a bada i settori «pacifisti» del partito, critici con il riarmo dell’Ue. Perfino l’Osservatore Romano , organo della Santa Sede, ben informato sull’Iran, ieri ha scritto un editoriale di fuoco contro il regime degli ayatollah. (...)
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