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“LA LEGGE ELETTORALE? UN'ARMA DI DISTRAZIONE” – ELLY SCHLEIN SI INCAZZA PER “LE IMBOSCATE” DEL MELONIANO DONZELLI E SULLO “STABILICUM” E’ TRANCHANT: “L’ACCELERAZIONE È IL FRUTTO DELLA PREOCCUPAZIONE PER L'ESITO DEL REFERENDUM. SE VOGLIONO DAVVERO DIALOGARE, LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ALZI IL TELEFONO E MI CHIAMI, ALTRIMENTI NON È UNA COSA SERIA” - AD ECCEZIONE DI CARLO CALENDA CHE FA IL PESCE IN BARILE  (A LUI LO SBARRAMENTO AL 3% PIACE, PUÒ FARE IL GUASTATORE FUORI DAI POLI) LE OPPOSIZIONI SONO D'ACCORDO. “È PEGGIO DELLA LEGGE TRUFFA DEL ’53…”. 

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Giovanna Vitale per la Repubblica - Estratti

 

ELLY SCHLEIN GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

È infastidita, Elly Schlein. Non ha gradito «le imboscate» di Giovanni Donzelli, il numero 2 di FdI che negli ultimi giorni l'ha avvicinata più volte alla Camera per sondarla sulla legge elettorale.

 

«Se vogliono davvero dialogare, la presidente del Consiglio alzi il telefono e mi chiami, altrimenti non è una cosa seria», ha spiegato ai suoi la segreteria del Pd, rivelando il pressing dei meloniani sulla nuova «arma di distrazione di massa» messa a punto con tempismo sospetto e finalità preclare. Ovvero, concordano le opposizioni: sviare il dibattito e spostare l'attenzione dalla campagna referendaria proprio nel momento esatto in cui il no avanza e il sì arranca.

 

È una questione di metodo, oltre che di merito. Che impone una risposta all'altezza. Nottetempo la destra partorisce lo Stabilicum, di gran carriera, senza uno straccio di condivisione, per cogliere di sorpresa e dividere il campo avversario?

 

schlein meloni

Al sorgere del sole il centrosinistra si attrezza per smontarlo. Con una differenza, rispetto al passato: edotti delle manovre in corso, i leader progressisti si sentono e decidono di alzare un muro. Di riforma del Rosatellum se ne discuterà dopo la consultazione sulla giustizia. In Parlamento, com'è giusto che sia.

 

Lo dice dritto Nicola Fratoianni: «Non ci provate. È un tentativo bislacco, ma non ci caschiamo: fino al 23 marzo noi parleremo solo di referendum». Lo ribadisce Schlein: «Questa accelerazione è il frutto della preoccupazione per l'esito del voto. Però la fretta e la paura di perdere non sono buone consigliere».

 

ELLY SCHLEIN REPLICA A GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - FOTO LAPRESSE

Figlie di un'urgenza, ragiona la leader dem a microfoni spenti: in caso di sconfitta la coalizione di governo subirebbe un colpo tale da rendere più difficile trovare una quadra al suo interno. Da qui la necessità di blindare subito un testo «inaccettabile», specie in alcuni aspetti «molto distorsivi della rappresentanza, con premi alti e senza limiti. Si rischia di consegnare a chi vince le elezioni la possibilità di eleggersi da solo il presidente della Repubblica». Perciò bisogna dare battaglia, per smascherarli

 

«Stanotte c'è stato un vertice di maggioranza, noi speravamo fosse sui salari, sul calo della produzione industriale, e invece no, era sulla legge elettorale, cioè sul garantire se stessi», conclude l'inquilina del Nazareno. Lo stesso concetto rilanciato da Giuseppe Conte, a sigillo di una linea comune: «Hanno fatto l'alba per trovare un accordo. Danno l'anima per riforme che salvano i politici dalle inchieste.

 

schlein fratoianni bonelli conte

Continuano però a chiudere gli occhi sui lavoratori sfruttati e sottopagati». Eccole le priorità di Meloni, il sottinteso: cucirsi un abito normativo su misura per restare al potere.

 

A eccezione di Carlo Calenda che fa il pesce in barile — a lui lo sbarramento al 3% piace, può fare il guastatore fuori dai poli — le opposizioni sono d'accordo. «È peggio della legge truffa del ‘53», tuona Riccardo Magi, «un mostro, un miscuglio incoerente di diversi sistemi che somiglia di più alla legge Acerbo del ‘23» insiste, evocando il Ventennio

 

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