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Ugo Magri per “la Stampa”
matteo salvini SILVIO BERLUSCONI
Grazie alla sinistra «vetero», e con l’aiuto del «fattore c» che mai lo tradisce, Berlusconi è riuscito a trasformare la più tragica delle sconfitte in un mezzo trionfo. Adesso si comprende come mai l’ex premier ha indugiato così tanto in Liguria, cercando di raggranellare perfino nella giornata di ieri un’ultima manciata di voti: se lì non avesse vinto Toti, complici le divisioni interne al Pd, per lui sarebbe suonata la campana. Non parleremmo stamane della sua nuova imprevedibile resurrezione ma piuttosto, parafrasando Italo Calvino, del «Cavaliere inesistente», della irrilevanza politica berlusconiana e del centrodestra che ha trovato un nuovo padrone (Salvini).
BERLUSCONI PIANGE DURANTE IL COMIZIO DOPO LA SUA CONDANNA A ANNI
Il successo, anche personale, di Toti cambia le carte in tavola. Nel senso che permette a Silvio di mascherare la più grave batosta della sua carriera. Gli consente di distogliere l’attenzione dal disastro elettorale del suo partito. Di profittare del polverone polemico che investirà da stamane il premier per sfuggire a un’analisi più accorta del risultato. I dati parlano chiaro, Forza Italia è precipitata al 10 per cento.
Stava al 21 due anni fa, al 16 l’anno scorso. Quando il declino imbocca una china così ripida è quasi impossibile rovesciare il trend. Salvini, sul piano nazionale, è perlomeno due punti avanti (bisogna attendere i numeri definitivi) nonostante che la Lega al Sud non sia certo nel suo terreno ideale e in Campania nemmeno si sia presentata. Se domani si tenessero le primarie di centrodestra, per dare un volto al candidato premier, non c’è dubbio che l’altro Matteo vincerebbe senza sforzo. E Berlusconi dovrebbe passargli lo scettro.
L’importanza della Liguria è che Silvio, sconfitto, lo sembra un po’ meno. Ha perso, ma può atteggiarsi come colui che ne è uscito indenne. Dovrà piegarsi a Salvini, però fingendo di instaurare con lui un rapporto da pari a pari. La parabola discendente proseguirà, tuttavia regalando a Silvio e al suo «cerchio magico» l’illusione di contare ancora qualcosa.
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