DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE…
SE NON TROVATE LAVORATORI, PAGATELI DI PIÙ: VEDRETE CHE ARRIVANO – SECONDO L’UFFICIO STUDI DELLA CGIA, NEL 2025 QUASI UN COLLOQUIO DI LAVORO SU TRE È ANDATO A VUOTO PERCHÉ NESSUN CANDIDATO SI È PRESENTATO – GLI AMMANCHI MAGGIORI SONO NEL SETTORE COSTRUZIONI, LEGNO-MOBILE E MULTIUTILITY – I GIOVANI HANNO CAMBIATO LA SCALA DELLE PRIORITÀ: NON CERCANO PIÙ SOLTANTO UNO STIPENDIO, MA ANCHE EQUILIBRIO TRA VITA PRIVATA E LAVORO E FLESSIBILITÀ. MAGARI MANDANO UN CURRICULUM, POI CI RIPENSANO. OPPURE PARTECIPANO A PIÙ SELEZIONI CONTEMPORANEAMENTE E POI SI “DIMENTICANO”. MA I PROBLEMI PIÙ GRANDI SONO IL DISALLINEAMENTO TRA DOMANDA E OFFERTA, E I SALARI DA FAME (TRA I PIÙ BASSI D’EUROPA)…
Estratto da https://www.ulisseonline.it/
Sono i paradossi del nostro mercato del lavoro. Da un lato, le crisi industriali di grandi aziende come Electrolux, Natuzzi, Nestlè, Beko, etc., rischiano di provocare migliaia e migliaia di esuberi.
Dall’altro, molte imprese, soprattutto di piccole dimensioni, continuano a fare i conti con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. Un fenomeno sempre più evidente: nel 2025, ad esempio, quasi un colloquio di lavoro su tre è saltato perché nessun candidato si è presentato alla selezione.
A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.
La difficoltà di reperire personale per mancanza di candidati è un fenomeno esploso negli ultimi anni.
GIOVANI - LAVORO E DISOCCUPAZIONE
Analizzando la serie storica dei risultati emersi dalle periodiche interviste realizzate agli imprenditori italiani da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito del Sistema Informativo Excelsior, emerge che nel 2017 le assunzioni andate a vuoto per assenza di candidati erano state poco meno di 400.000, pari al 9,7 per cento del totale previsto;
nel 2025, invece, questo fenomeno si è verificato in oltre 1.750.000 casi, raggiungendo il 30,2 per cento (vedi Graf. 1). Un vero e proprio boom con picchi di mancato reperimento che l’anno scorso hanno toccato il 39 per cento nel settore delle costruzioni, il 35,2 in quello del legno-mobile e poco meno del 35 per cento tra le aziende multiutility (acqua, energia, gas, etc.).
Se, infine, allarghiamo il campo di osservazione, notiamo che nel 2025 a fronte di 5,8 milioni di assunzioni previste in Italia, 2,7 milioni (pari al 47 per cento del totale), sono stati di difficile reperimento; di cui 1,7 milioni (30,2 per cento) per mancanza di candidati, 765.500 per preparazione inadeguata (13 per cento) e quasi 216.400 (3,7 per cento) per altri motivi.
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Le ragioni sono molteplici […]. Innanzitutto, molti giovani hanno modificato la scala delle priorità: non cercano più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità, possibilità di crescita.
Quando un’offerta propone salari bassi, orari pesanti o poche prospettive, spesso preferiscono rinunciare ancora prima del colloquio. C’è poi un problema demografico: i giovani sono numericamente meno rispetto al passato. Di conseguenza, in molti settori sono diventati una risorsa difficile da reperire. Incide anche il disallineamento tra domanda e offerta. Tante imprese cercano figure tecniche o specializzate che il sistema scolastico non riesce più a formare in quantità sufficiente.
Un altro elemento riguarda il modo in cui si seleziona il personale. Procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti o annunci poco chiari scoraggiano molti candidati. Alcuni inviano curriculum a decine di aziende contemporaneamente e poi spariscono appena trovano un’opportunità considerata migliore.
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Tra le prime cinque regioni d’Italia che presentano la più elevata percentuale di difficoltà nel reperire il personale per la mancanza di candidati durante le prove di selezione, ben quattro sono riconducibili alla ripartizione geografica del Nordest. L’area più in difficoltà è la Valle d’Aosta che nel 2025 ha visto fallire la selezione per il motivo appena richiamato nel 39,5 per cento dei casi. Seguono il Trentino Alto Adige (39 per cento), il Friuli Venezia Giulia (37,4 per cento), il Veneto (33,5 per cento) e l’Emilia Romagna (33 per cento). La regione meno “colpita” da questa specificità è la Puglia che “solo”, si fa per dire, in quasi 25 casi su 100 ha visto fallire la selezione poiché non si è presentato nessuno. (fonte CGIA)
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