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Al termine della cena alla Casa Bianca, al cazzaro che si sente premier è venuto un dubbio: non è che Barak avrà esagerato nell’endorsement a favore del referendum.
Per carità, ce n’era bisogno per fronteggiare le accuse europee di aver fatto una legge di Bilancio in chiave elettorale. Una mano santa per rispondere alle critiche di Bruxelles, che obietta come la manovra sia fatta solo da una tantum, con un condono fiscale sui soldi in contante e che non rispetta uno straccio di Trattato europeo (dal Patto di Stabilità al Fiscal Compact). Ma forse non fino a quel punto.
Ma come? - sarebbe stato il ragionamento di Matteuccio - ho fatto tanto per spersonalizzare il referendum e lui è tornato a personalizzarlo. Renzi sapeva benissimo di chi era la responsabilità della gaffe dell’”abbronzato”.
Di quel Jim Messina che ha assunto a Palazzo Chigi come consulente. E’ stato lui a tenere i contatti con gli spin doctor di Obama che gli hanno scritto il discorso. Ed è sempre stato lui a sponsorizzare la “State Dinner”: è stato anche il consulente di Obama. In tal modo, Jim ha pensato di giustificare i 400 mila euro che prende da Matteo.
La personalizzazione del referendum, però, non è piaciuta al Ducetto di Rignano. Così, per riprendere le vecchie abitudine, il cazziatone per la gaffe della Casa Bianca se l’è preso Armando Varricchio, ambasciatore a Washington ed ex consigliere diplomatico del premier (eredità di Enrico Letta).
Prima di cena, il premier ha pensato al suo futuro. Ha incontrato John Podesta, il capo della campagna elettorale di Hillary Clinton. E fratello di Toni Podesta, uno dei più influenti lobbisti di Washington.
Matteuccio vuole avere un rapporto privilegiato con Hillary e si augura che se la Clinton dovesse arrivare alla Casa Bianca si possa ricordare di chi, in epoche non sospette, ha tifato per lei... Ma, soprattutto, si augura che analogo atteggiamento possa avere anche l'influente Podesta.
Sembra che a Palazzo Chigi, in questi giorni di missione di Matteo negli States, Maria Elena Boschi sia stata particolarmente intrattabile. Il fatto di non aver seguito il suo premier a Washington le è roduto; e manco poco. Ed i suoi tentativi di camuffarlo siano stati piuttosto grossolani.
Ma si sa: dove c’è Agnese, non ci può essere Maria Elena. Patti di famiglia...
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