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SETA O COTONE? – LA CINA CONTROLLA ALMENO TREDICI PORTI EUROPEI E TRAMITE L’INIZIATIVA “BELT AND ROAD”, COMUNEMENTE NOTA COME VIA DELLA SETA, HA MESSO I PROPRI ZAMPONI SUL MEDITERRANEO – LA RISPOSTA AMERICANA SI CHIAMA “IMEC”, O VIA DEL COTONE: UN CORRIDOIO CHE COLLEGHI L’INDIA ALL’EUROPA PASSANDO PER EMIRATI, ARABIA SAUDITA E ISRAELE. UN ACCORDO STORICO CHE CONSOLIDEREBBE IMPLICITAMENTE GLI ACCORDI DI ABRAMO, E NEUTRALIZZEREBBE IL RICATTO DELL’ASSE CINA-RUSSIA-IRAN. MA È UN’IDEA MOLTO BRILLANTE SULLA CARTA E POLITICAMENTE FRAGILE NELLA REALTÀ… 

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MEDITERRANEO, VIA DELLA SETA CONTRO IMEC 

Estratto da “Le mappe per capire il potere”, di Maurizio Molinari (ed. Rizzoli) 

 

belt and road via della seta

Mare di mezzo per eccellenza, separato e unito a continenti, civiltà, religioni, il Mediterraneo è teatro di una silenziosa ma intensa competizione fra due grandi visioni infrastrutturali e strategiche: la Via della Seta cinese e il Corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec), il progetto alternativo promosso dagli Stati Uniti e dai loro partner. 

 

Dietro le gru dei porti e i cantieri delle ferrovie si gioca una partita che decide chi controllerà le rotte commerciali, energetiche e digitali del XXI secolo. 

 

La Belt and Road Initiative (Bri) - la «Nuova Via della Seta» lanciata da Xi Jinping nel 2013 - ha trasformato il Mediterraneo in un nodo cruciale della proiezione economica cinese.  

 

xi jinping - Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese

Pechino ha acquisito o ottenuto concessioni di gestione in numerosi porti strategici del bacino: il Pireo (il più grande porto della Grecia, controllato per il 67 per cento dalla cinese Cosco dal 2016), Haifa in Israele (dove China Merchants Port gestisce il nuovo terminal), Valencia e Bilbao in Spagna, i porti di Tanger Med in Marocco, Cherchell in Algeria, e significative partecipazioni nelle infrastrutture portuali di Italia e Malta.  

 

Secondo l'European Council on Foreign Relations, la Cina controlla o ha partecipazioni rilevanti in almeno tredici porti europei. L'Italia ha vissuto in prima persona la tensione tra seduzione economica cinese e vincoli atlantici. Nel marzo 2019, il governo Conte I firmò il Memorandum of Understanding per l'adesione alla Bri - prima e unica nazione del G7 a farlo - suscitando allarme immediato a Washington e Bruxelles. 

belt and road via della seta

 

Il presidente del Consiglio Mario Draghi tornò sui propri passi nel 2022, avviando una revisione critica dell'accordo, e il governo Meloni ne formalizzò il recesso nel dicembre 2023. L'episodio italiano ha messo in luce una verità scomoda: la Bri esercita un'attrattiva reale su 

 

Paesi con infrastrutture vetuste e finanze pubbliche sotto pressione, e la risposta occidentale - più condizioni, più trasparenza, standard più alti - è politicamente virtuosa ma meno competitiva sul piano della velocità esecutiva.  

 

La risposta americana è arrivata con il progetto Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), annunciato al G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023, poche settimane prima del 7 ottobre.  

 

CORRIDOIO IMEC - INDIA-MEDIORIENTE-ISRAELE-GRECIA-ITALIA

Il progetto prevede una rete integrata di ferrovie, porti e cavi sottomarini che colleghi l'India agli Emirati Arabi Uniti via mare, poi Emirati-Arabia Saudita-Giordania-Israele via ferrovia, e infine Israele-Europa via Mediterraneo. L'ambizione è creare un corridoio alternativo al Canale di Suez e alla Bri, riducendo i tempi di trasporto India-Europa del 40 per cento rispetto alle rotte attuali. I firmatari dell'accordo preliminare includono Usa, Ue, India, Arabia Saudita, Emirati, Giordania, Israele e Italia.  

 

L'Imec ha una logica geopolitica trasparente: intrecciare gli interessi economici di India, Paesi del Golfo, Israele ed Europa in una rete infrastrutturale che li vincoli stabilmente all'orbita americana, creando al contempo un argine alla penetrazione cinese.

 

la via del cotone imec

Il corridoio attraverserà il territorio israeliano - consolidando implicitamente la normalizzazione degli accordi di Abramo - e offrirà all'India un accesso ai mercati europei alternativo alle rotte controllate o influenzate da Cina e Pakistan.  

 

Il presidente Biden lo definì «un corridoio che cambierà la Storia». La consigliera per la Sicurezza nazionale europea, Nadia Calviño, lo ha descritto come «la risposta europea a una nuova geografia della connettività».  

 

L'economista Parag Khanna, autore di Move e Connectography, ha osservato: «L'Imec è brillante sulla carta e politicamente fragile nella realtà. Dipende dalla convergenza di troppi attori con interessi divergenti, in una regione dove la volatilità è la norma. La Bri, al contrario, non chiede consenso democratico, bastano firma e cantieri».  

 

GASDOTTO EASTMED

Nel Mediterraneo orientale, la scoperta di enormi giacimenti di gas naturale - Zohr (Egitto), Leviathan e Tamar (Israele), Afrodite (Cipro) - ha aggiunto una dimensione energetica alla competizione.  

 

Il gasdotto EastMed - progettato per trasportare gas israeliano e cipriota verso la Grecia e poi l'Italia - è rimasto sulla carta per via di costi elevatissimi e opposizioni turche. Ma l'energia del Mediterraneo orientale è entrata prepotentemente nell'agenda geopolitica europea dopo che la guerra in Ucraina ha imposto la diversificazione dai rifornimenti russi.  

 

Erdogan

La Cina, che non è produttore energetico regionale ma è il principale finanziatore di infrastrutture nel Nord Africa e nel Levante, osserva e manovra con pazienza.' 

 

La Turchia di Erdogan è un attore peculiare in questo scacchiere: membro della Nato ma acquirente di sistemi missilistici S-400 russi; candidata all'Ue ma interlocutore privilegiato di Pechino e Mosca;  controllore degli stretti del Bostoro e dei Dardanelli (unico accesso al Mar Nero) ma negoziatore pragmatico con tutti i contendenti. 

 

Erdogan ha saputo trasformare l'ambiguità strategica turca in una rendita geopolitica, mediando nel conflitto ucraino e mantenendo aperto il canale diplomatico con Mosca, mentre incassa miliardi cinesi per il progetto ferroviario del Corridoio di mezzo (la rotta Bri che bypassa la Russia attraversando il Caspio e la Turchia).  

 

La presenza militare a Tripoli nel 2017, le intese economiche siglate con l'Egitto di al-Sisi e con l'Arabia Saudita sul progetto di ferrovia Istanbul-Riad, nonché gli accordi strategici con il Qatar e la forte influenza sulla Siria del dopo Assad, fanno di Erdogan un leader portatore di un progetto per trasformare l'intero Mediterraneo orientale in una sua sfera di influenza. Da qui il sostegno a Hamas e, più in generale, al movimento dei Fratelli musulmani cavalcando la più virulenta narrativa ostile allo Stato ebraico.  

 

Tutto ciò trasforma Erdogan nel paladino della causa palestinese, come testimoniano le sue numerose fotografie nei cortili e negozi del quartiere arabo della Città Vecchia di Gerusalemme.

 

Erdogan 2

Per comprendere la profondità della penetrazione strategica di Erdogan in  Medio Oriente bisogna tener presente che il proprio capo dell'intelligence Ibrahim Kalin incontra periodicamente a Baku, in Azerbaigian, il parigrado israeliano del Mossad per coordinare una «de-escalation» in Siria che consente di anticipare e scongiurare scontri armati diretti con Israele. 

 

Assieme a Kalin, ex portavoce del presidente, l'altro consigliere strategico di Erdogan è Hakan Fidan, divenuto ministro degli Esteri dopo essere stato per tredici lunghi anni alla guida dell'intelligence. Ad Ankara sono molti a ripetere che Fidan e Kalin siano i due più stretti collaboratori di Erdogan, con Fidan anche nei panni del possibile successore. 

xi jinping e donald trump foto lapresse 7xi jinping e donald trump a pechino foto lapresse. xi jinping donald trump 1