FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE…
CHE FRENATA SU FRENI! - GIORGETTI E LA LEGA SPINGONO PER MANDARE ALLA CONSOB L’ATTUALE SOTTOSEGRETARIO DEL CARROCCIO AL MEF, FEDERICO FRENI, MA NON C’E’ INTESA IN MAGGIORANZA - MASSIMO GIANNINI: “C’E’ UN DOCUMENTO INTERNO DELLA CONSOB CHE BOCCIA LA CANDIDATURA DI FRENI ALLA PRESIDENZA SECONDO CUI 'PAIONO RAVVISABILI PROFILI DI ILLEGITTIMITÀ DELLA EVENTUALE NOMINA A PRESIDENTE DI UN SOGGETTO DI PROVENIENZA POLITICA…QUALE UN SOTTOSEGRETARIO CON COMPITI E DELEGHE INCIDENTI NEL SETTORE OGGETTO DELL'ATTIVITÀ DI REGOLAMENTAZIONE E VIGILANZA DELLA CONSOB'...” - IL GOVERNO SI RIPARA DIETRO AL PRECEDENTE DI GIUSEPPE VEGAS CHE NEL 2010 DA VICEMINISTRO DI TREMONTI FU PROMOSSO COMUNQUE AL VERTICE DELLA CONSOB…
Massimo Giannini per “la Repubblica – Affari e Finanza” - Estratti
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Adesso c'è un altro dossier sul quale sta girando a vuoto: la Consob. Risolta la grana del sottogoverno, con un'altra infornata di peones da premiare dentro i ministeri, le resta da sciogliere il nodo più intricato: chi nominare al posto di Paolo Savona? Una scelta che un anno fa le sarebbe stata facile, oggi sembra il cubo di Rubik. I suoi stessi alleati litigano come i polli di Renzo, e lei non riesce a mediare.
Da una parte c'è Salvini e un pezzo di Lega, che vogliono a tutti i costi promuovere al vertice della Vigilanza sulla Borsa e i mercati il sottosegretario all'Economia Federico Freni, e una volta tanto persino Giorgetti è allineato con Capitan Matteo: «Ho totale fiducia in lui, ritengo che sia assolutamente bravissimo e competente», assicura il ministro. Dall'altra parte c'è Tajani e Forza Italia, che invece non lo considerano all'altezza e preferiscono un profilo più qualificato. In mezzo c'è la premier, che non trova la quadra e rinvia la decisione.
Ma intanto, per capire la delicatezza della questione, basti dire che ai piani alti della Consob circola da un paio di settimane un documento riservato di venti pagine, con un "pezzo forte" iniziale: un parere pro-veritate, intitolato proprio "Nomina Presidente Consob", che in quattro cartelle e in punto di diritto piazza una pietra tombale sulla nomina di Freni.
La premessa è che «a garanzia della chiara distinzione e separazione della Consob dalla politica, il Legislatore ha previsto norme volte a orientare la scelta… verso personalità di chiara e indiscussa indipendenza», disciplinando rigorosamente «le cause di incompatibilità e inconferibilità» dell'incarico.
In primo luogo, c'è la legge istitutiva della Commissione: la 216/1974 «richiede espressamente che i componenti dell'organo di vertice siano scelti tra persone di "indiscussa indipendenza", che va intesa come indipendenza dal governo e da qualsiasi influenza politica nello svolgimento della propria attività». L'indipendenza del presidente, precisa dunque il parere, «non costituisce un elemento meramente organizzativo, ma un requisito sostanziale dell'esercizio delle funzioni pubbliche».
In secondo luogo, c'è la legge Frattini: la 215/2004 prevede che «la titolarità di una carica di governo… sia incompatibile con carichi o uffici o funzioni comunque denominate in enti di diritto pubblico».
E in base all'articolo 2 comma 4, questa incompatibilità «perdura per dodici mesi dal termine della carica di governo nei confronti di enti di diritto pubblico». Infine, c'è il decreto legislativo 39/2013, che rafforza ancora di più questo vincolo, stabilendo un «più stringente regime di inconferibilità degli incarichi presso enti pubblici».
FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA
Alla luce di queste considerazioni, conclude il parere, «paiono ravvisabili profili di illegittimità della eventuale nomina a presidente di un soggetto di provenienza politica… quale un sottosegretario con compiti e deleghe incidenti nel settore oggetto dell'attività di regolamentazione e vigilanza della Consob».
E tanto perché non ci siano dubbi su chi è il "candidato" in questione, il testo chiarisce: «Tanto è a dirsi, in particolare, per l'attuale sottosegretario al Mef, il quale risulta — tra l'altro — da tempo espressamente titolare della delega a trattare le questioni relative a "regolamentazione, politiche e vigilanza del sistema finanziario"…».
Il parere ricorda in particolare «l'attività di revisione del Testo Unico della Finanza», che ha occupato Freni per mesi, con le note ricadute sulle scalate bancarie.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Vero è che il governo si ripara dietro al precedente di Giuseppe Vegas che nel 2010 da viceministro di Tremonti fu promosso comunque al vertice della Consob. Ma il verdetto finale scolpito nel parere sembra oggi inequivoco: «Si tratterebbe di un caso di scuola di soggetto che prima da politico scrive le regole, poi da vigilante le applica». Così, l'ennesimo conflitto di interessi è servito. La Sorella d'Italia se lo ingoierà?
Francesco Soro Federico Freni - foto lapresse
federico freni 1 foto di bacco
federico freni foto di bacco
federico freni. foto di bacco
FEDERICO FRENI ALLE PRESE CON LE SALSICCE A PONTIDA
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