DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A…
“BALLE. NON HO MAI VOLUTO ENTRARE IN POLITICA” – SIGFRIDO RANUCCI NEGA DI AVER DISCUSSO CON L’AMICO VALTER LAVITOLA DI UNA POSSIBILE DISCESA IN CAMPO: “NON AVEVA BISOGNO CHE LO SCORAGGIASSI, SAPEVA CHE NON MI SAREI CANDIDATO. FORSE CERCAVA DI ACCREDITARSI VERSO ALTRI” – POI RICICCIA LA VECCHIA PISTA SULL’ATTENTATO DI OTTOBRE: “LA PIÙ SENSATA È QUELLA DEL SERVIZIO SUL CANTIERE NAVALE VITTORIA” - RIVELA DI PRESUNTE LUSINGHE RICEVUTE DA TUTTI I PARTITI: “CENTROSINISTRA, CENTRODESTRA, MOVIMENTI. NON MI CANDIDO PERCHÉ SE MI ELEGGONO MI TOCCA FINIRE IN COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI” – POI ACCUSA I COLLEGHI: “TUTTI VANNO IN QUEL RISTORANTE”. SÌ, MA NON TUTTI DIVENTANO AMICI “FRATERNI” DEL PROPRIETARIO, E VENGONO INDICATI COME FUTURI LEADER DEL CAMPO LARGO – LA VICENDA È UN ASSIST CLAMOROSO PER FRATELLI D’ITALIA, CHE HA PREPARATO UN DOSSIER PER CHIEDERE CHIARIMENTI AL CONDUTTORE DI “REPORT” – GLI ABBOCCAMENTI TENTATI DA LAVITOLA CON STEFANO CAPPELLINI (VICEDIRETTORE "REPUBBLICA") E PAOLO MIELI E IL “GIALLO” DELL’ESPONENTE POLITICO PROGRESSISTA STRANIERO CHE PUNTAVA SU SIGFRIDO…
SIGFRIDO RANUCCI - «HO RICEVUTO RICHIESTE, MA NON MI CANDIDO CI DIEDE QUALCHE DRITTA, LO AIUTAI SUL CARBON CREDIT»
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”
Sigfrido Ranucci non ha letto l’intera rassegna stampa sui quotidiani, assicura. Tuttavia accetta di replicare agli interrogativi posti dal quotidiano di centrodestra La Verità di ieri.
Qui si legge che il conduttore di Report avrebbe conosciuto (approvato?) un sondaggio elaborato da Valter Lavitola sulla sua popolarità.
Una ricerca che avrebbe avuto l’obiettivo di promuovere la candidatura di un popolare giornalista d’inchiesta fra le fila del centrosinistra.
Ranucci, voleva entrare in politica?
«Balle. Non ho mai voluto».
Per quale motivo non ha scoraggiato il suo amico Lavitola che le proponeva sondaggi d’opinione?
«Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato».
Perché mai era interessato a questa iniziativa secondo lei?
«Forse cercava di accreditarsi verso altri».
Lei sembra non credere alle cose lineari. Ai magistrati, ad esempio, ha detto che la bomba avrebbe potuto essere un messaggio per interposta persona. Lo pensa tuttora?
«Sì penso ancora si volesse interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report».
valter lavitola e sigfrido ranucci - vignetta by osho
Qual è a suo avviso la pista in questa vicenda? I magistrati le chiedono di far mente locale...
«Penso che la più sensata sia quella relativa al servizio che ha riguardato la società Cantiere Navale Vittoria […] Quanto alla questione politica...».
Sì, parliamone.
«Non ho ceduto a lusinghe di tutti gli schieramenti. Centrosinistra. Centrodestra. Movimenti. La mia risposta è la stessa data a Francesco Filini di Fratelli d’Italia in una circostanza. Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai».
Tutti la corteggiano, quindi?
«Corteggiano Report ».
SIGFRIDO RANUCCI A OTTO E MEZZO
Ed è vero che con un viatico di Lavitola si otteneva il silenzio di Report o almeno una linea più soft? Le cose stanno davvero così?
«È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no. Si ripassino le nostre puntate».
Veniamo alla questione relativa alle fonti. Lei ha subito un personaggio come Lavitola?
«Non penso di averlo subito ma di averlo governato. Sappiamo che vi è un confine sottile talvolta tra noi e le fonti. Mi chiedeva suggerimenti qualche volta. Ad esempio sul business del carbon credit al quale avevamo dedicato una puntata approfondita che suggeriva di stare in guardia. Gliene ho dati evitandogli sorprese».
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
Su che avete fondato il vostro rapporto? Lei conduttore del maggior programma di inchiesta italiano, lui pluripregiudicato.
«Tre aspetti. Primo: volevo realizzare un’intervista a Marcello Dell’Utri (già braccio destro di Silvio Berlusconi, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ndr ) e lui avrebbe potuto dare una mano.
Secondo: una certa tenerezza verso questo padre di un figlio con autismo. Lo misi in contatto con mia figlia psicologa per un possibile aiuto.
Ma esisteva poi un terzo motivo. Una varietà di interessi giornalistici comuni. Peraltro Lavitola, già consulente di Finmeccanica (l’attuale Leonardo, ndr ), ci diede qualche dritta proprio per realizzare quella puntata sui cantieri alla quale accennavo. Ma colgo l’occasione per denunciare infine la grande ipocrisia italiana...».
Quale?
«Il cellulare di Valter Lavitola compare nelle agendine di tutti i direttori di giornali italiani. E a me fu presentato da Guido Ruotolo (giornalista, fratello dell’eurodeputato Pd, ndr) proprio in quel suo famoso ristorante».
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 2
Insomma Lavitola è perfettamente sdoganato tra i media italiani, malgrado il suo nutrito curriculum penale?
«Tutti vanno in quel ristorante». […]
I SONDAGGI DI LAVITOLA SULLA DISCESA IN CAMPO DELL’AMICO RANUCCI
Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”
[…] Perché Lavitola, avrebbe deciso di colpire Ranucci facendo esplodere un ordigno sotto l'abitazione in cui vive con la sua famiglia? È un fatto che Lavitola avesse individuato Ranucci come possibile candidato del centrosinistra. Tanto da aver commissionato dei sondaggi che però non indicavano mai il nome del conduttore. Ma è anche un fatto che Ranucci oggi racconta di aver sempre escluso quella possibilità.
[…] I fatti raccontano che, dopo una serie di sopralluoghi, il 16 ottobre un gruppo arrivato dall'Irpinia fa esplodere l'auto di Ranucci. Pellegrino D'Avino, Saverio Mutone, Antonio Passariello, Marika De Filippis e l'indagato Luca Amato sono innocenti fino a sentenza definitiva. Ma gli elementi raccolti sono numerosi: intercettazioni, analisi dei movimenti, riscontri investigativi. C'è poi Gomes Clesio Tavares. È lui, secondo gli investigatori, il collegamento tra il presunto mandante e il commando. Ci sono collegamenti con gli arrestati, a cui avrebbe consegnato anche l'auto intestata alla moglie. 3
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Lavitola lo descrive come «uno di famiglia, come un figlio». Ma, annotano i carabinieri, «mantiene rapporti di amicizia con Pellegrino D'Avino». Dopo l'attentato va in Camerun, dove è nato. «Per lavoro», dice Lavitola. Per l'accusa è una fuga. Su questo terreno, però, finiscono i fatti e iniziano le ricostruzioni.
Per questo gli investigatori stanno verificando ogni elemento. Le intercettazioni raccontano un dettaglio significativo: chi avrebbe organizzato l'attentato aveva previsto anche cosa dire nel caso di un arresto. Una versione già confezionata. Il mandante viene indicato dagli indagati soltanto come «quello».
savierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci
Ed è lui che, secondo quanto emerge dalle conversazioni, detta la linea: «Se veramente quelli ti acchiappano devi dire... questo albanese mi ha detto che doveva recuperare i soldi. L'albanese doveva recuperare i soldi... mi ha dato una botticella e l'abbiamo fatto spaventare».
Un racconto costruito per far apparire tutto come una vicenda legata al recupero di un credito, come se fosse una questione di droga. La strategia, nelle parole di uno degli indagati, era semplice: «Dovevo buttare merda» su Ranucci. Se fosse davvero questo il piano è uno degli aspetti che l'inchiesta dovrà chiarire.
DOSSIER FDI ANTI-SIGFRIDO: “ORA SPIEGHI L’AMICIZIA COL PREGIUDICATO: PERCHÉ HANNO MESSO LA BOMBA?”
Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per “il Fatto quotidiano”
Ora Sigfrido Ranucci “deve spiegare”. I motivi e le ragioni delle sue frequentazioni e della sua amicizia con il “pregiudicato” e “personaggio controverso” Valter Lavitola. E i magistrati di Roma devono andare fino in fondo […].
A due giorni dall’inchiesta della Procura di Roma che ha indagato Lavitola accusandolo di essere il presunto mandante dell’attentato, ora Fratelli d’Italia si prende la sua rivincita confezionando un dossier che punta dritto sul conduttore di Report […].
Martedì, l’ufficio studi di Fratelli d’Italia ha confezionato un dossier di otto pagine da inviare ai parlamentari per le loro ospitate in televisione e per le uscite “in batteria” sull’inchiesta che riguarda l’attentato nei confronti del giornalista di Rai3. Il titolo del dossier “a uso interno” è emblematico e già critico contro il giornalista: “Attentato a Ranucci: indagato come mandante l’amico pregiudicato del conduttore”.
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Nella nota informativa, che Il Fatto ha letto, si inizia ricordando l’episodio della bomba e le relative polemiche politiche: già dalle prime ore dopo l’attentato, il caso viene accompagnato da “una serie di ricostruzioni e insinuazioni”, si legge, che tentano di “accreditare un collegamento tra il gravissimo episodio e il governo Meloni”.
[…] Ma, si legge ancora nella nota inviata ai parlamentari meloniani, “gli sviluppi investigativi di queste ore hanno completamente ribaltato il quadro”. Segue cronologia degli eventi, da ultimo l’accusa nei confronti di Lavitola. L’ufficio studi di Fratelli d’Italia quindi scrive che “non solo tutti i soggetti indagati risultano estranei agli ambienti di governo” ma “secondo l’ipotesi investigativa il presunto mandante sarebbe Valter Lavitola che lo stesso Ranucci ha pubblicamente definito un ‘amico’”.
pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci
E qui i meloniani ribaltano l’obiettivo puntando dritto sul conduttore di Report: “Sorge spontanea una domanda – si legge ancora nel dossier – perché un caro amico di Ranucci gli avrebbe fatto mettere una bomba sotto casa? Qual è il movente di questa assurda vicenda?”.
Seguono le parole del conduttore sulla sua amicizia con Lavitola e il curriculum politico e giudiziario di quest’ultimo […]. Paradosso: FdI ricorda che Lavitola è stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie che hanno riguardato la politica italiana negli ultimi anni, tra cui alcune delle quali riconducibili a esponenti di centrodestra.
“Tra queste la vicenda della casa di Montecarlo – si legge nel dossier – […]”.
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 3
Da qui la conclusione e la richiesta di “chiarezza” da parte di FdI. Con un dito puntato su Ranucci: “Si è sempre presentato come il ‘moralizzatore’ della politica, arrivando a costruire teoremi accusatori sulla base di elementi come i ‘selfie’”, è l’attacco dei vertici del partito di Meloni. Dunque oggi […] è lui a “dover spiegare la natura, la frequenza e le ragioni della sua amicizia con Lavitola” definito dai meloniani come un “pregiudicato, noto faccendiere e personaggio controverso” applicando a se stesso “lo stesso rigore che ha sempre rivendicato nei confronti degli altri”. […]
SIGFRIDO RANUCCI E IL GIALLO SUL LEADER STRANIERO DIETRO AL SONDAGGIO DI LAVITOLA: LA COLLETTA E I DUE GIORNALISTI COINVOLTI. IL SOSPETTO SUL SERVIZIO DI REPORT DIETRO ALLA BOMBA
Estratto dell’articolo di Giovanni Ruggiero per www.open.online
[…] Sulle reali motivazioni dell’amico, Ranucci avanza un sospetto tutto suo: «Forse cercava di accreditarsi verso altri». Un’ipotesi che si intreccia con quanto ricostruito da La Verità: dietro l’operazione ci sarebbe stato un esponente politico progressista straniero, convinto che il conduttore potesse essere la figura giusta per arginare l’avanzata sovranista in Europa, anche per via delle inchieste di Report sul finanziamento di fondazioni conservatrici americane a partiti di destra europei.
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 1
[…] Il Fatto Quotidiano ricostruisce il meccanismo dietro la ricerca demoscopica commissionata da Lavitola. Il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini ha confermato al quotidiano di Marco Travaglio di essere stato contattato a marzo scorso, quando Lavitola gli aveva parlato di un sondaggio «americano» su una misteriosa personalità pronta a scendere in campo per il centrosinistra, senza rivelarne il nome.
Solo due mesi dopo Cappellini avrebbe scoperto che si trattava di Ranucci, definendo l’ipotesi «una follia». Coinvolto anche l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, che però non avrebbe mai saputo l’identità del candidato.
SIGFRIDO RANUCCI IN COMMISSIONE ANTIMAFIA - FOTO LAPRESSE
Ignaro al punto che, come ammesso da lui stesso, era anche andato a cena nella pescheria-ristorante di Lavitola proprio dopo l’attentato. Per pagare i sondaggisti, Lavitola avrebbe organizzato una colletta tra amici e clienti storici del locale, raccogliendo circa 3.700 euro.
[…] Come ricorda Giacomo Amadori su La Verità, il sondaggio di 21 domande era rivolto all’elettorato di centrosinistra per testare profili alternativi al duo Conte-Schlein, con un quesito esplicito sull’ipotesi di un candidato «terzo» dal profilo vicino a quello di Ranucci.
SILVIO BERLUSCONI - RICARDO MARTINELLI - VALTER LAVITOLA
Lavitola, contattato di nuovo dal giornalista, avrebbe reagito con ostilità, definendolo «un mascalzone» e minacciando di «restituire pan per focaccia» per aver riportato un colloquio informale avvenuto in via confidenziale.
Nel frattempo i carabinieri hanno sequestrato all’indagato tre cellulari, due pen-drive e sette manoscritti. Ranucci, dal canto suo, ha lasciato intendere che in Procura potrebbe emergere presto qualcosa di rilevante: «Ti posso dire che domani (oggi, ndr) in procura potrebbe accadere qualcosa di importante. Ma non posso dirti di più». La pista sarebbe riconducibile secondo lui al servizio di Report sul Cantiere Navale Vittoria, pista ritenuta più solida di quella sulla matrice di estrema destra, già definita improbabile dal procuratore Franco Lo Voi.
silvio berlusconi valter lavitola lula
[…] Fratelli d’Italia e gran parte del centrodestra chiedono chiarezza dopo le dichiarazioni del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, che pur negando di essere mai stato a cena da Lavitola ha ammesso di sapere che «chi aveva un problema con Report ci passava».
I consiglieri Rai di centrodestra Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano chiedono formalmente un chiarimento a tutela dell’immagine dell’azienda, mentre i colleghi di centrosinistra, pur senza invocare un’indagine interna, sollecitano comunque massima trasparenza. Come ricorda Repubblica, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ricorda intanto come Ranucci, poco dopo l’attentato, lo avesse accusato di essere mandante di uno «spionaggio» ai suoi danni, mentre alcuni giornali vicini alla destra spingono apertamente per un allontanamento del conduttore da Report.
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