DAGOREPORT - ED ORA, CHE È STATO “ASSOLTO PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE”, CHE SUCCEDE? SALVINI…
Ugo Magri per “la Stampa”
Tra le cose dette da Renzi negli ultimi giorni ce ne sono alcune, scivolate via senza clamore, che fanno capire come lui vede il dopo-Napolitano. Più dei candidati, ha polemizzato il premier, sarebbe meglio interessarsi del ruolo che il prossimo Capo dello Stato andrà a svolgere. Testualmente: «Il dibattito deve riguardare semmai l’istituzione Presidente della Repubblica».
Non sembra affatto una frase gettata lì per guadagnare tempo. Segnala piuttosto una riflessione in corso, che Renzi sta sviluppando con l’ausilio di studiosi seri. Non è mistero che Maria Elena Boschi, nella sua veste di ministro delle Riforme, sia in contatto con cultori a vario titolo del diritto costituzionale.
Tanto per indicarne alcuni, confronta le idee con Roberto D’Alimonte, Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Francesco Clementi, Sergio Fabbrini. Li consulta, li riunisce, raccoglie i loro punti di vista e ne ha fornito il comune denominatore al premier. Il quale può sembrare distratto, perfino impermeabile a certe costruzioni teoriche tipo quella illustrata da Sabino Cassese sul «Corsera», ma in realtà le assorbe e le declina alla maniera sua. La frase di cui sopra ne è una prova.
Va interpretata come una rivoluzione alle porte: Matteo vuole riposizionare i partiti al centro del villaggio. La legge elettorale in discussione punta al premio di lista, che vuol dire esattamente questo. Ma perfino se scattasse il premio di coalizione (come insiste Berlusconi) l’«Italicum» garantisce che la sera delle elezioni si sappia con certezza di chi ha vinto e chi ha perso. Non servirà più che il Capo dello Stato debba caricarsi sulle spalle il peso di governi «del Presidente» o comunque privi del riscontro popolare.
L’inquilino del Quirinale potrà finalmente limitarsi a registrare la volontà degli elettori, concentrandosi sul ruolo di garante anziché di governante, come in fondo era ai tempi di Einaudi. «Questo immagino che Renzi abbia voluto dire», conferma il professor Barbera. Zero polemica con il ruolo svolto da Napolitano.
Anzi, il premier molto ha insistito affinché il Presidente restasse poiché, assicura Ceccanti, l’intervento di Napolitano è finalizzato proprio a realizzare quelle riforme che renderanno meno necessario in futuro l’interventismo presidenziale. «Servirebbe uno come Napolitano che continui a lavorare per rendersi inutile», è il paradosso di Ceccanti.
rome palazzo del quirinale interior salone della feste
Ne discende un identikit del candidato ideale. Renzi non vedrebbe bene personaggi smaniosi di imporsi, semmai il rovescio: molto sobri e rispettosi del mandato popolare. La funzione di controllo sul governo andrà contenuta all’essenziale, superando anacronismi che impongono (segnala Clementi) al presidente addirittura di «autorizzare» la presentazione alla Camere dei disegni di legge. I consiglieri presidenziali dovranno restare prudentemente nell’ombra, rispettosi di un galateo da Prima Repubblica. E se si tratterà di sciogliere le Camere, il nuovo Presidente eviti di fare lo schizzinoso: deciderà il premier se e quando mandare tutti a casa.
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