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IL SOLITO TRUMP: SBRAITA MA È TENUTO PER LE PALLE DAI SUOI “AMICI” PUTIN E XI – IL TANTO SBANDIERATO “D-DAY ECONOMICO” CONTRO L’IRAN E I SUOI ALLEATI ERA SOLO PROPAGANDA. LA CASA BIANCA DEVE TENERE CONTO DEGLI INTERESSI DI RUSSIA E CINA – FUBINI: “PER TRUMP, CHIEDERE A MOSCA AIUTO PER ISOLARE ECONOMICAMENTE TEHERAN SIGNIFICA ESPORSI ALLA PRETESA DI UNA CONTROPARTITA. E PER PUTIN LA CONTROPARTITA È AVERE QUANTO POSSIBILE MANO LIBERA CONTRO L’UCRAINA E NEGLI ATTACCHI IBRIDI ALL’EUROPA. E SE LA CASA BIANCA INTERFERISCE NEI RAPPORTI ECONOMICI PECHINO-TEHERAN, PUÒ RIPARTIRE L’EMBARGO SULLE TERRE RARE E GLI AMERICANI AVRANNO GRANDI DIFFICOLTÀ A RICOSTRUIRE LE MUNIZIONI CONSUMATE NEL GOLFO” – IL VERO OBIETTIVO DEL VIAGGIO DEL CAPO DELLA CIA A MOSCA ERA DISCUTERE DEI RIFORNIMENTI RUSSI DI DRONI E MUNIZIONI A TEHERAN...

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Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

xi jinping donald trump vladimir putin

Nove giorni fa il segretario al Tesoro americano Scott Bessent annunciava il suo «D-Day economico» contro l’Iran, «la più grande offensiva finanziaria mai messa in campo». Ieri al vertice dei ministri economici del G20 lo stesso Bessent conversava, faccia a faccia, con il collega russo Anton Siluanov: il delegato di uno dei due Paesi impegnati a far fallire la strategia americana di strangolamento di Teheran.

 

[…]

 

Le due iniziative, isolare l’Iran ma mantenere buoni rapporti con i suoi alleati russi, non sono necessariamente incompatibili. Viste da Washington, potrebbero essere persino legate.

 

scott bessent e donald trump

Dopo la visita a sorpresa del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca di sette giorni va, quarantotto ore dopo l’annuncio di Bessent sul «D-Day economico» contro Teheran, gli americani hanno fatto filtrare che il viaggio riguardasse tutt’altro: per mettere in guardia il Cremlino, si è detto, contro un’aggressione ai Paesi baltici.

 

Ed è possibile che Ratcliffe ne abbia accennato con i capi del servizio segreto esterno (Svr) Sergey Naryshkin e di quello interno (Fsb) Alexander Bortnikov. Ma è improbabile che la preoccupazione per gli attacchi ibridi della Russia all’Europa sia ciò che ha spinto Donald Trump a inviare Ratcliffe a Mosca. La condotta sciatta e a volte ostile della Casa Bianca verso l’Europa nell’ultimo anno e mezzo lo rende poco credibile;

 

murale vladimir putin donald trump

 la notizia filtrata due giorni dopo il viaggio di Ratcliffe sul ritiro di altri 80 mila soldati americani dall’Europa sembra smentirlo: Trump non spingerebbe tanto per alleggerire la presenza militare, se la pressione della Russia sui territori della Nato lo preoccupasse davvero.

 

[…]  è più verosimile che con Naryshkin e Bortnikov, perché lo riferissero a Vladimir Putin, il direttore della Cia volesse parlare della rotta del Caspio. Essa è una riedizione rivista di quello che fino al 2024 era noto come il «Syria Express»: la via navale dai porti russi del Mar Nero attraverso il Bosforo fino al porto siriano di Tartus; allora serviva a Putin per alimentare l’alleato Bashar Assad di armi e cibo, aggirando le sanzioni occidentali contro Damasco e tenendo il sanguinario dittatore al potere.

 

xi jinping donald trump foto lapresse

Adesso Winward Maritime AI, un servizio di tracciamento navale, registra che qualcosa di simile sta accadendo fra la Russia e l’Iran attraverso il Caspio. Dall’inizio della guerra il traffico cargo dai porti russi verso quelli iraniani di quel mare chiuso è triplicato, con un particolare aumento in luglio. C’è il forte sospetto che il «Caspian Express» garantisca a Teheran derrate, ma anche componenti di droni, esplosivi, munizioni.

 

Il Cremlino del resto ha interesse a tenere gli americani impantanati in Iran e a far consumare loro Patriot che l’amministrazione, altrimenti, potrebbe vendere all’Ucraina con i fondi degli europei.

 

vladimir putin donald trump anchorage, alaska foto lapresse

Per Trump, chiedere a Mosca aiuto per isolare economicamente Teheran significa esporsi alla pretesa di una contropartita. E per Putin la contropartita è avere quanto possibile mano libera contro l’Ucraina e negli attacchi ibridi all’Europa. Con la Russia le conversazioni sul «D-Day economico» ai danni di Teheran sono dunque in salita.

 

Con la Cina, se possibile, anche di più. Non importa che essa resti il principale cliente, fornitore e finanziatore dell’Iran. Nove giorni dopo il suo annuncio, Bessent non ha ancora dato né dettagli né tantomeno ultimatum contro aziende, banche o Paesi che dovessero violare l’embargo contro Teheran.

 

DONALD TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA DI FABIO MAGNASCIUTTI PER DOMANI

[...]  le grandi banche e le grandi aziende di Stato di Pechino non sono state neanche sfiorate e il motivo è ovvio: il 24 settembre Xi Jinping visita Trump negli Stati Uniti, con in agenda il possibile rinnovo della tregua sulla fornitura terre rare (che scade in ottobre).

 

I media cinesi, come il South China Morning Post, sono già chiari: se la Casa Bianca interferisce nei rapporti economici Pechino-Teheran, può ripartire l’embargo sulle terre rare e allora gli americani avranno grandi difficoltà a ricostruire le munizioni consumate nel Golfo. Il «D-Day» economico di Bessent contro l’Iran, forse, non meritava l’uso delle lettere maiuscole.

TRUMP E LO STRETTO DI HORMUZ - VIGNETTA BY NATANGELO scott bessent donald trump donald trump xi jinping foto lapresse