LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE…
“OGGI CHE IL PARLAMENTARE È RIDOTTO A ‘PIGIABOTTONI’, LA FUGA DA UN PARTITO ALL'ALTRO RIMANE QUASI L'UNICO MODO DI MANIFESTARE DISSENSO. ANCHE A COSTO DI PERDERE IL SEGGIO” – MARCELLO SORGI: “NON SORPRENDE CHE ALL'INDOMANI DELL’USCITA DI VANNACCI DALLA LEGA, SALVINI ABBIA PRESENTATO UNA PROPOSTA DI RIFORMA CHE PREVEDE CHE IL CAMBIO DI CASACCA SIA PUNITO CON L'USCITA DAL PARLAMENTO. IL DESTINO DEI PARLAMENTARI, IN ALTRE PAROLE LA POSSIBILITÀ DI ESSERE RICANDIDATI E DI ESSERE RIELETTI, È GIÀ NELLE MANI DEI LEADER DEI LORO PARTITI. COSÌ CHE, QUANDO COMINCIANO A CAPIRE DI ESSERE CADUTI IN DISGRAZIA, O CERCANO SISTEMAZIONE IN UN ALTRO PARTITO E GRUPPO PARLAMENTARE, O SI DIRIGONO VERSO IL GRUPPO MISTO…”
L'INFEDELTÀ, UNICA FORMA DI DISSENSO
Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “la Stampa”
Non è affatto sorprendente che all'indomani del passaggio armi e bagagli di due suoi deputati dalla Lega a Futuro nazionale, la formazione scissionista dal Carroccio del generale Vannacci, Salvini abbia presentato una proposta di riforma costituzionale dell'articolo 67, che prevede il divieto del mandato imperativo per i parlamentari, sia dal partito che li ha eletti, sia dagli elettori: in altre parole una completa libertà.
La proposta prevede che il cambio di casacca sia punito con l'uscita dal Parlamento. Ma, dati i tempi ormai ristretti della legislatura, non ha alcuna possibilità di essere approvata.
ROBERTO VANNACCI RICEVE LA TESSERA DELLA LEGA DA MATTEO SALVINI
Verrebbe da dire che è l'esatto contrario dei codici di comportamento di deputati e senatori della Seconda e Terza Repubblica.
Il destino dei quali – in altre parole la possibilità di essere ricandidati e di essere rieletti – è già completamente nelle mani dei leader dei loro partiti. Così che, quando cominciano a capire di essere caduti in disgrazia, o cercano sistemazione in un altro partito e gruppo parlamentare, o si dirigono verso il gruppo misto. […] La necessità di garantire la libertà del parlamentare data dall'800. E si era rafforzata, ovviamente, dopo la caduta del fascismo e con l'avvento della Repubblica.
IL GENERALE ROBERTO VANNACCI CONTRO MATTEO SALVINI - IMMAGINE CREATA CON GROK
Nella Prima, dominata dalla Dc, una qualche forma di libertà era garantita dalle correnti, che consentivano un'adesione intermittente alla linea del partito. Tra i comunisti […] vigeva il principio opposto: il centralismo democratico assicurava un minimo di discussione, ma poi si era obbligati a obbedire.
Oggi che il parlamentare è ridotto a "pigiabottoni" (definizione di Berlusconi per dire che deve votare come gli viene ordinato e basta), la fuga da un partito all'altro rimane quasi l'unico modo di manifestare dissenso. Anche a costo di perdere il seggio.
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