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Il chirurgo genovese si è accorto che la scalata al Campidoglio è più faticosa di quella sul Pordoi. Per il "sottoMarino" che ha promesso la rivoluzione dopo gli sfracelli di Alemanno, i problemi non arrivano solo dalla composizione della Giunta e dalle richieste di poltrone avanzate dal Pd, ma soprattutto dalla nomina dei vertici alle aziende comunali.
Il 15 aprile scorso, nel blitz compiuto all'Assemblea di Acea, il chirurgo genovese promise che, una volta diventato sindaco, avrebbe raso al suolo i vecchi vertici per impostare la regola del merito e della trasparenza anche nelle nomine alla galassia del Gruppo Comune di Roma.
Oggi quella promessa è difficile da mantenere a meno che il nuovo sindaco non azzeri i consigli di amministrazione con un gesto senza precedenti. E i primi segnali che la strada del cambiamento è veramente in salita sono arrivati ieri quando il presidente della Camera di Commercio, Giancarlo Cremonesi (che Alemanno volle anche alla presidenza di Acea), ha annunciato che non intende lasciare il suo strapuntino al vice Tagliavanti, più vicino alla sinistra ed erede naturale per via di un patto di avvicendamento siglato due anni e mezzo fa.
Nella sua infinita miseria, Dagospia può oggi rivelare che già dai giorni precedenti al ballottaggio, il popolo dei manager e dei grand commis voltagabbana era in fermento. Così, mentre nelle aziende venivano perfezionate le nomine dell'ultim'ora come quella di Giammario Nardi (il vicecapo gabinetto del sindaco scelto da Roma Metropolitane per guidare la commissione di controllo della metro C), in piazza i sostenitori storici del sindaco dalle scarpe ortopediche applaudivano le parole di sottoMarino.
Molti testimoni giurano infatti di aver visto alla festa della vittoria del chirurgo genovese in Piazza di Pietra uomini come Simone Turbolente (il portavoce di Alemanno), il direttore del Dipartimento Mobilità Gianni Serra e Raffaele Borriello, il potente direttore esecutivo del Campidoglio che per anni è stato la vera anima delle nomine più importanti nelle aziende controllate dal Comune di Roma.
Gli uscieri della sala Giulio Cesare ricordano benissimo l'autorità e l'arroganza con cui quest'uomo trattava il povero Carmine Lamanda, l'ex-assessore al Bilancio del Comune e già direttore generale di Capitalia, nel corso delle riunioni sulle aziende comunali e non dimenticano il suo rapporto strettissimo con Gianni Alemanno.
Ignazio Marino alla sua prima dichiarazione da Sindaco
Cremonesi Giancarlo
Lorenzo Tagliavanti
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