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Tonia Mastrobuoni per “la Stampa”
Lo sciopero a staffetta dei macchinisti dei treni della Deutsche Bahn e dei piloti Lufthansa che sta esasperando la Germania da mesi non c’entra direttamente, perché il governo Merkel ter lo aveva messo nero su bianco nel contratto di coalizione e la cancelliera lo promette da anni, ma la recente paralisi dei trasporti ha contribuito ad accelerare la decisione.
Così Andrea Nahles, ministra del Lavoro, ha presentato nei giorni scorsi una legge per limitare gli scioperi che dovrà essere approvata entro il 3 dicembre dal governo per approdare l’estate prossima al Bundestag.
Nel caso di conflitti tra sindacati nella stessa azienda, la riforma prevede che sia quello con il maggior numero di iscritti a negoziare per il contratto. La socialdemocratica Nahles sostiene che il diritto allo sciopero «resti intatto» con la cosiddetta Tarifeinheit (l’unità di contrattazione), ma prevede che «i conflitti futuri avranno una dinamica diversa», con chiaro riferimento alle astensioni nel settore dei trasporti degli ultimi tempi.
In particolare, il governo punta a far sì che le sigle di determinate categorie - quelle dei piloti o dei macchinisti sono esempi classici - non siano più in grado di paralizzare da soli intere aziende, se minoritarie.
Nahles vuole impedire, ha spiegato, una frammentazione delle rappresentanze dei lavoratori; la legge punta a risolvere velocemente i conflitti tra sigle, «se non riescono a risolverli da soli», si legge nel testo. Il compito di certificare il numero degli iscritti spetterebbe, nel caso, a un notaio.
Tuttavia la stessa Nahles ha dovuto ammettere, ad esempio, che siccome i Verdi, il grande sindacato dei servizi, non mirano a rappresentare gli interessi dei piloti, questi potranno continuare ad astenersi dal lavoro. In assenza di uno scontro tra sigle su chi rappresenta chi, la legge, insomma, non vale. La riforma potrebbe toccare invece l’attuale protesta nel settore dei treni, dove le rappresentanze dei macchinisti sono divise.
E’ chiaro che la riforma potrebbe impedire a molti sindacati minoritari di paralizzare interi settori e che sarebbe un deterrente per la creazione di sigle specifiche, all’interno delle aziende. Ma c’è chi avanza già dubbi di costituzionalità.
Il Grundgesetz, la costituzione tedesca, tutela il diritto dei cittadini a unirsi in associazioni, incluse, ovviamente, le rappresentanze di interessi di lavoratori. Alcuni costituzionalisti tedeschi ritengono che la riforma rischi una bocciatura. E nel 2010 una sentenza dell’Ufficio federale del lavoro aveva già bocciato il principio della Tarifeinheit, di un contratto per ogni categoria, cui aspira anche Nahles (pur con molte deroghe e soltanto nel caso emerga un conflitto tra sigle).
E’ stata proprio quella sentenza, dopo decenni in cui i sindacati maggiori e minori collaboravano ma gli interessi di singole categorie come i medici o i piloti si erano man mano indeboliti, a rafforzare le singole sigle. Adesso è ovvio che sono sul piede di guerra.
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