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Andrea Malaguti per "La Stampa"
Piove. Governo ladro. E qui davanti al Cavallo della Rai più che una pioggia viene giù un diluvio. Dunque governo ladrissimo. E bugiardo, manipolatore e baro. Incivile e infingardo. Letta in testa. Il premier. In persona. Che nel salotto di Fazio si è permesso di dire che Grillo chiede di votare col porcellum. Mentre lui, Letta, il sistema elettorale lo vuole cambiare.
Ha detto proprio così, davanti a cinque milioni di persone, omettendo di aggiungere (e questo è difficile negarlo) che assieme al suo partito ha bocciato la mozione Giachetti che avrebbe riportato le lancette ai tempi del più sano mattarellum. «Mente al popolo». Così il Caro Leader, l'uomo della rete, quello che la televisione è inutile, cattiva, obsoleta e controproducente, non ci ha visto più. Ha chiamato Roberto Fico, il suo presidente della Commissione di Vigilanza Rai, e gli ha detto: vengo a Roma e ne canto quattro a Gubitosi, il direttore generale.
Perché lui può. Prende e va. Al Quirinale o a viale Mazzini. Ogni porta si apre. Con o senza appuntamento. «Basta con le manipolazioni. Basta con Letta. Basta con Fazio. E già che sono lì gli dico pure: basta con questo Orfeo a dirigere il Tg1». E, va da sè, basta con l'intero sistema di servi dell'informazione che tengono all'oscuro il Paese della rivoluzione culturale a Cinque Stelle.
Così domenica sera si è messo a tavola con sette fedelissimi dimenticandosi degli altri suoi eletti e, dopo avere spiegato come si sarebbe mosso il giorno successivo, ha benevolmente lasciato che i suoi pagassero il conto del ristorante argentino (45 euro a testa) anche per lui. Quindi si è coricato e alle undici del mattino ha dato l'assalto al cavallo.
à arrivato in taxi, atteso da una ventina di parlamentari e da una selva di giornalisti, e ha cominciato lo show. Davanti all'equino di bronzo. Sventolando il testo con il no di Letta alla mozione Giachetti. «A Fazio bisogna reagire. Alla Bbc avrebbero reagito perché non sono dei leccapiedi. Il Tg1, il Tg2 e il Tg3 depistano l'informazione per milioni di cittadini e infatti siamo al 76mo posto nel mondo quanto a libertà di informazione».
Più o meno in quel momento Gubitosi ha deciso di riceverlo al settimo piano. E il Caro Leader è salito mentre i suoi parlamentari gridavano eccitati contro gli uomini della sicurezza interna nel tentativo di seguirlo. «Vi diamo ancora trenta secondi. Se non ci fate entrare vedrete». Li hanno fatti entrare. «Gubitosi era d'accordo con la nostra protesta», dirà poi il Caro Leader. «Il volantino che mi ha dato Grillo parlava di ingerenza dei partiti nella Rai. Io mi sono detto subito d'accordo. Aggiungendo che anche la sua presenza a viale Mazzini si poteva considerare tale.
A questo punto c'è stato un vivace scambio di idee, perché Grillo ha detto che lui non si ritiene come gli altri partiti e si è risentito dell'identificazione. "Forse lei non sarà tale, ma i membri del parlamento che la accompagnano...?", ho replicato», dirà poi Gubitosi. Quindi ognuno per la sua strada. «Grillo aveva un aereo», aggiungerà Gubitosi.
Un volo che non è piaciuto all'ala dialogante-dissidente dei suoi parlamentari, che nella riunione congiunta Camera-Senato della sera, hanno fatto notare come il supposto Megafono vada a cena con «il cerchio magico» (è così che l'hanno chiamato) e poi anche a protestare alla tv pubblica senza chiedere a nessuno, ma non abbia la voglia di confrontarsi con loro sulla linea da tenere in questa crisi di governo. «Torniamo a dare la parola alla rete», ha detto qualcuno. E per la prima volta non è stato preso per pazzo.
«Non dividiamoci in correnti», ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio prendendo un applauso. Ma è chiaro che il Movimento ha due anime. Una che guarda Genova e Milano e una che scommette ancora sulla democrazia orizzontale. Facile immaginare che, se anche il vento delle cose cerca di respingerlo arrabbiato, sarà Beppe Piero Grillo (e Casaleggio con lui) ad avere l'ultima parola.
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