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A TAJANI TOCCATEGLI TUTTO MA NON LE BANCHE – IL SEGRETARIO DI FORZA ITALIA, STRENUO DIFENSORE DEGLI INTERESSI DEI BERLUSCONI (MEDIOLANUM), STOPPA L’IPOTESI DI UN EXTRA-PRELIEVO AI DANNI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO, IPOTIZZATO DA GIORGETTI: “MISURE DAL SAPORE SOVIETICO”. E HA EVOCATO LA REAZIONE DEI MERCATI: “UN PAESE E LIBERALE NON PUÒ SPAVENTARE GLI INVESTITORI” – C’È UN PICCOLO PROBLEMA: PER FINANZIARE TUTTE LE MISURE CHE I PARTITI DI MAGGIORANZA VOGLIONO INSERIRE IN MANOVRA (DAL TAGLIO DELL’IRPEF PER IL CETO MEDIO ALLA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE), SERVONO COPERTURE CHE AL MOMENTO NON CI SONO…
Alessandro Barbera Francesco Malfetano per “La Stampa”
Antonio Tajani si presenta ai giornalisti con l'aria di chi ha le idee chiare: nessuna nuova tassa per le banche. Stop a «pizzicotti», «accanimenti», «blitz» o misure dal sapore «sovietico». Mentre il cielo promette pioggia il leader di Forza Italia mette un argine a ogni ipotesi di extra-prelievo immaginata dal ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti.
Roma, Palazzo Chigi, ieri.
[...] È un copione che si ripete ormai ogni autunno a ridosso della legge di Bilancio: la Lega propone, Forza Italia smonta. Se Matteo Salvini invade il campo della politica estera, Tajani esonda in quello dell'economia. Se un vicepremier chiede, l'altro boccia ogni nuova tassa al mondo bancario.
BANCHE E BUYBACK - IL RIACQUISTO DI AZIONI A PIAZZA AFFARI
No alla tassazione per l'acquisto delle azioni proprie - «Siamo contrari a mettere nuove imposte a chiunque» - e no a qualunque imposta sugli extraprofitti: «Abbiamo già visto i danni in Borsa: un Paese moderno e liberale non può spaventare gli investitori con pseudo-tasse che scoraggiano chi vuole puntare sull'Italia».
L'idea partorita al ministero del Tesoro non è in realtà del tutto peregrina. In Francia esiste una tassa pari all'otto per cento sulle riduzioni di capitale derivanti da buyback realizzati dalle grandi imprese, negli Stati Uniti è dell'un per cento, anche se sono previste alcune eccezioni.
Le grandi banche che premiano gli azionisti con il sistema di riacquisto delle azioni proprie in Italia sono tre. Intesa Sanpaolo nel 2024 ha remunerato i soci con buyback per 1,7 miliardi sui risultati del 2023, e sta attuando un programma da due miliardi quest'anno.
giancarlo giorgetti giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
Ancora più ricco è il piano realizzato da Unicredit, la banca guidata da Andrea Orcel - in pessimi rapporti con Giorgetti - e finita nel mirino del governo per la tentata scalata a Banco Bpm, bloccata con un uso disinvolto del cosiddetto golden power, i poteri speciali del governo per fermare le operazioni ritenute strategiche.
Ebbene, Unicredit l'anno scorso ha realizzato un buyback da 5,6 miliardi e ne sta portando avanti uno da 5,3 sull'utile del 2024. E poi c'è Mediobanca - nel mirino dell'offerta pubblica sostenuta dal governo del Monte dei Paschi - che negli ultimi due bilanci ha realizzato riacquisti per circa 200 e 385 milioni di euro.
BUYBACK - RIACQUISTO DI AZIONI
In Italia oggi i riacquisti di azioni sono tassati con la cosiddetta Tobin tax e aliquote minime che variano fra lo 0,1 per cento e lo 0,2. Ma sono escluse dall'applicazione dell'imposta sia le emissioni di nuove azioni sia le cancellazioni per riduzione del capitale.
Per dirla più semplicemente: i buyback destinati all'annullamento non scontano la Tobin tax, mentre gli altri riacquisti - quelli finalizzati a piani di stock option a favore degli azionisti - vi rientrano.
antonio tajani giorgia meloni al senato foto lapresse
Per Giorgetti - che dall'inizio della legislatura tenta di portare in fondo un pizzicotto doloroso alle banche - la tassa dovrebbe servire a finanziare alcune delle misure che lo stesso Tajani sollecita, ma che per ora il leader di Forza Italia si preoccupa di bocciare. Rivendica il taglio dell'Irpef dal 35 al 33 per cento fino a sessantamila euro di reddito («Merito del viceministro Leo», puntualizzano però da Fratelli d'Italia) e chiede di intervenire con la legge di bilancio sui salari più bassi.
La richiesta è quella di togliere la quota di contributi previdenziali a carico di chi guadagna tra i 7,50 e i 9 euro l'ora: «Bisogna riflettere su questo». La proposta a prima vista non dispiace al partito della premier, anche se rischia di entrare in rotta di collisione con una richiesta già avanzata da quest'ultimo: ampliare la detassazione degli straordinari oggi limitata a turismo e sanità.
GIANCARLO GIORGETTI AL MEETING DI RIMINI
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