schede elettorali roberto vannacci giorgia meloni

E TANTI SALUTI AL MELONELLUM! – IL CENTRODESTRA FA SLITTARE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE: E' IL PRELUDIO DI UN ACCANTONAMENTO DELLA RIFORMA DOPO L’ESTATE, COME GIÀ AVVENUTO CON IL PREMIERATO – SORGI: “IL MECCANISMO DEL PREMIO DI MAGGIORANZA NON DA’ PIÙ CERTEZZE DA QUANDO A DESTRA È ENTRATO IN SCENA VANNACCI. E LA CRESCITA INARRESTABILE DEL GENERALE È TALE DA IPOTIZZARE UN CENTRODESTRA AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DEL 42%. SE POI, IN ZONA VOTO DI PROTESTA, DOVESSE AGGIUNGERSI L'EX 5 STELLE DI BATTISTA, L'AREA DEI NON COALIZZATI TENDEREBBE AD ALLARGARSI. INVECE DI AVERE IL PAREGGIO DI UN MEZZO VINCITORE E UN MEZZO PERDENTE, SI AVREBBE QUELLO DI DUE ALLEANZE NON IN GRADO DI GOVERNARE...”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

giovanni donzelli giorgia meloni (2)

Può darsi che sia solo un rinvio. Ma in materia di riforme, anche più importanti, il centrodestra ha abituato a far precedere gli accantonamenti proprio da rinvii. Basti solo l'esempio del premierato, costruito su misura per Meloni e poi abbandonato.

 

E così quando ieri la riunione dei capigruppo ha […]un rinvio almeno di una settimana per consentire un approfondimento sul tema delle preferenze, il punto che divide la premier (che vorrebbe reintrodurle) dai suoi alleati (che non vogliono sentirne parlare), si è capito chiaramente che la fretta che aveva portato a ipotizzare l'approvazione definitiva della nuova legge elettorale prima della pausa feriale è tramontata.

 

Roberto Vannacci2

[…] Salvini è il solo che dica a chiare lettere di non essere interessato al Melonellum. Meloni e Tajani tacciono. La verità è che si fa strada il dubbio che il meccanismo del premio di maggioranza, al centro della nuova legge, non dia più certezze da quando a destra è entrato in scena Vannacci.

 

E la crescita inarrestabile del partito del generale sia tale da ipotizzare un centrodestra al di sotto della soglia del 42 per cento, senza la quale il premio rimane nel libro dei sogni. Oppure, peggio, finisce nelle mani degli avversari, che in un modo o nell'altro a quel traguardo potrebbero arrivarci.

 

alessandro di battista

A meno di non far entrare in coalizione Vannacci, scelta inaccettabile per Tajani e Salvini, perché cambierebbe i connotati della coalizione, trasformando il generale nel secondo socio per grandezza dell'alleanza e Forza Italia e la Lega di fatto in due alleati minori.

 

Se poi, come circolava voce ieri, a Vannacci, in zona voto di protesta, dovesse aggiungersi l'ex 5 stelle Di Battista, l'area dei non coalizzati tenderebbe ulteriormente ad allargarsi. E se arrivasse a sfiorare, tutta insieme, il 18-20 per cento, nessuna delle due coalizioni avrebbe più dimensioni tali da poter concorrere al premio.

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

Bel capolavoro: invece di avere il pareggio di un mezzo vincitore e un mezzo perdente, si avrebbe quello di due alleanze non in grado di governare. E si ripresenterebbe il dilemma: governo tecnico o nuove elezioni?

legge elettorale