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L’ombra lunga di Orange, il gigante della telefonia, il cui primo azionista è lo Stato francese con il 27%, si allunga sempre di più sulla malconcia Telecom Italia. Era proprio quello che temeva Matteo Renzi, che nel suo incontro dei primi di agosto con Vincent Bollorè, salito al 20% in Telecom, aveva chiesto al finanziere bretone due cose: di investire nella fibra ottica (fa parte della prossima campagna elettorale del Cazzaro di Rignano) e di non portare il gruppo nelle fauci di Orange. E Bollorè aveva dato le sue garanzie, da navigato uomo di finanza.
Nel frattempo, però, il quadro è cambiato e ormai se ne sono accorti anche a Palazzo Chigi. E’ successo che Claudio Costamagna, nuovo presidente della Cdp, ha fatto i suoi conti su un eventuale ingresso della Cassa nel capitale di Telecom Italia allo scopo di puntellarne l’impegno proprio sull’ammodernamento della rete. Si tratta di un progetto che piaceva molto ad Andrea Guerra, l’ex consigliere economico di Renzi che aveva pilotato il cambio dei vertici in Cdp e che Dagospia aveva raccontato praticamente in diretta. Ed era un progetto che piaceva anche a Bollorè, che avrebbe condiviso volentieri gli investimenti sulla fibra.
Ma il fatto che Costamagna, con l’evidente assenso di Tesoro e Palazzo Chigi, abbia deciso di non entrare in Telecom ha cambiato le carte in tavola. E così ora Monsieur Vivendi non si sente più tenuto a rispettare l’impegno su Orange. E in cuor suo vuole pilotare l’annessione di Telecom Italia all’impero transalpino. Anche perché ritiene che nel medio termine in Europa rimarranno solo tre operatori: Vodafone, Deutsche Telekom e Orange (Telefonica è ritenuta più che altro una società forte in America Latina).
Chi ha capito come è girato il vento è un altro francese, Xavier Niel. Anche se nasce come “industriale”, su Telecom si è comportato da consumato raider e ha prenotato il 15% della società perché scommette in un grande apprezzamento del titolo quando l’operazione con Orange sarà matura. Non è né amico né nemico di Bollorè, perché in affari l’interesse fa premio su queste umane debolezze. Si è solo seduto a tavola per tempo, convinto che si farà un bel gruzzolo.
Palazzo Chigi, anche alla luce della calata di Niel, ha capito tutto. E pare che Renzi sia parecchio incazzato per il destino francese che attende Telecom Italia. Un destino contro il quale non può far nulla, visto che Orange è un gruppo comunitario.
Sul fronte interno, nel frattempo, si allarga il fosso che divide il presidente Giuseppe Recchi dall’ad Marco Patuano. Recchi, in buoni rapporti con Bollorè, è in posizione solida, mentre Patuano potrebbe uscire da un giorno all’altro.
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