massimo sestini

“SONO TORNATO LÌ E QUESTA VOLTA HO PIANTO LACRIME DI TERRORE E GIOIA” – IL FOTOREPORTER MASSIMO SESTINI TORNA SUL LAGO DI LAVARONE DOVE UN ANNO FA AVEVA RISCHIATO DI MORIRE PER UN MALORE IN ACQUA: “NON HO FATTO UN’ALTRA IMMERSIONE, SAREBBE STATA UNA ROBA DA CIRCO, MI SONO SENTITO DI NUOVO VIVERE - LA CELEBRE FOTO IN FIN DI VITA? SULLO SCAFANDRO AVEVO UNA CAMERA A 360 GRADI, PROGRAMMATA PER SCATTARE OGNI 3 SECONDI. HA FOTOGRAFATO TUTTO, COMPRESO L’ANNEGAMENTO. SONO LA PRIMA PERSONA NELLA STORIA DELLA FOTOGRAFIA CHE SI È SCATTATA UNA FOTO MENTRE ERA MORTA”

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Pietro Faustini per il "Corriere della Sera" - Estratti

 

«Sono tornato lì e questa volta ho pianto lacrime di terrore e gioia».

 

È passato un anno da quando il fotoreporter Massimo Sestini aveva rischiato di morire nel lago di Lavarone. Era il 25 gennaio 2025 e cercava di immortalare i sommozzatori sott’acqua durante la manifestazione Under Ice. Lo scorso weekend ha rimesso piede in quei luoghi come ospite d’onore della stessa manifestazione, in Trentino, con i campioni sportivi Alessia Zecchini e Luca Da Prato.

 

massimo sestini

Sestini, come mai ha deciso di tornare ad Under Ice?

«Sono stato invitato come ospite. In trasmissione da Bruno Vespa, avevo raccontato che il lago era inquinato. Ho fatto una gaffe perché non si parlava di solventi chimici ma dell’alta concentrazione batterica, cosa normale per un lago del genere. Di questo mi sono scusato e ho deciso di venire anche per sdebitarmi. Non ho fatto un’altra immersione, sarebbe stata una roba da circo, ho partecipato come relatore».

 

Che cosa ha provato a tornare?

«Mi sono sentito di nuovo vivere, sia dentro che fuori dal corpo. Un anno fa ho quasi perso la vita in quel lago ghiacciato. E un anno fa ho avuto la fortuna di iniziarne una seconda. Questa volta ho pianto: lacrime di terrore e di gioia».

massimo sestini

 

Dopo un simile spavento, è cambiato qualcosa nel suo approccio al lavoro?

«Quando muori e poi torni in vita, sei consapevole di essere un redivivo e la realtà appare in maniera nuova. Nella vita quotidiana ci si lamenta per tutto, dopo questa esperienza ridimensioni qualsiasi pensiero. Sono anche più sensibile nei confronti del prossimo. Non mi ha però rovinato l’emozione dell’immersione».

 

Oggi come si sente?

«Oggi so, più che mai, chi sono e cosa sono. Sono un fotografo estremo e quasi ogni giorno mi metto in situazioni e in luoghi dove nessuno, o pochissimi, arrivano. Ho perso la vita facendo questo, ma ho anche capito che è ciò che mi definisce».

 

Che cosa ricorda dell’incidente?

massimo sestini

«Mi sono immerso per 34 minuti e stavo benissimo, ma all’improvviso ho smesso di respirare. Pensavo che mi si fosse guastato l’erogatore, però non respiravo nemmeno da quello che mi ha passato il sommozzatore che mi seguiva».

 

Che cosa è successo?

«Ho subito un’ipotermia, l’epiglottide aveva ostruito le vie respiratorie. Sono andato in arresto cardiaco e mi hanno tirato fuori dall’acqua che ero praticamente morto».

 

Come l’hanno curata in ospedale?

«Ho passato cinque giorni in coma farmacologico. Hanno aspirato l’acqua ingerita e fatto dei trattamenti farmacologici, una cura sperimentata sul Covid».

 

Come ha scattato la celebre foto in fin di vita?

«Sullo scafandro avevo una camera a 360 gradi, programmata per scattare ogni 3 secondi. Doveva fare il backstage, era fissa su di me e ha fotografato tutto, compreso l’annegamento. Possiamo dire che sono la prima persona nella storia della fotografia che si è scattata una foto mentre era morta».

preghiera elicottero Giubileo dei Giovani 2025 © Massimo Sestini Polizia di Stato massimo sestini poco prima dell’immersione nel lago di lavaronemassimo sestini mentre fotografa la guardia costiera durante un’esercitazione nel lago di lavaronefoto scattata dalla macchina di massimo sestini durante il suo salvataggio nel lago di lavarone – credit: oggi/massimo sestinimassimo sestini mentre fotografa la guardia costiera durante un’esercitazione nel lago di lavaroneelicotterista Giubileo dei giovani 2025 © Massimo Sestini Polizia di Stato