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TRUMP RIPETE LO STESSO ERRORE DA MESI – LA GUERRA IN IRAN È RIPARTITA MA LA STRATEGIA È LA STESSA: BOMBARDAMENTI CHE COLPISCONO LE CITTÀ DELLA COSTA DELLO STRETTO DI HORMUZ PER COLPIRE LA PRIMA LINEA DEI PASDARAN, SENZA COLPIRE I BUNKER SOTTERRANEI CHE NASCONDONO LE RISERVE DI MISSILI E I COMANDI MILITARI – COSÌ PERÒ GLI AYATOLLAH RIPARANO I DANNI E NON VENGONO INTACCATE LE LORO SCORTE – SENZA INVIARE I SOLDATI SUL CAMPO, UNA VITTORIA È IMPROBABILE. LA POSSIBILE ESCALATION PASSA DAL BOMBARDAMENTO DEL GIGANTESCO SITO NUCLEARE DELLA “MONTAGNA DEL PICCONE”, CHE PERÒ NEMMENO LE BOMBE BUNKER POSSONO DISTRUGGERE…

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Estratto dell’articolo di Gianluca Di Feo per “la Repubblica”

 

CALMA PRIMA DELLA TEMPESTA - LA FOTO REALIZZATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE PUBBLICATA DA DONALD TRUMP PER MINACCIARE L IRAN

È di nuovo guerra, ma il copione bellico del Pentagono è un déjà vu: si ripete identico da mesi. Ondate di attacchi contro la costa, a cui si aggiunge il blocco navale di Hormuz per impedire i movimenti delle petroliere iraniane. Al momento sono operazioni di portata limitata: mirano a riaprire lo Stretto, eliminando le postazioni dei pasdaran che lo tengono sotto tiro.

 

L'obiettivo finale degli Stati Uniti sembra il ritorno alle trattative. Con un grande interrogativo: se questi raid finora non hanno piegato l'ala dura del regime di Teheran, anzi l'hanno ancora più radicalizzata, perché ora dovrebbero avere successo?

 

La mappa dei bombardamenti americani parla chiaro: si accaniscono su Bushehr, Chabahar, Sirik, Jask, Konarak, Bandar Abbas, Bandar Kankan, le isole di Abu Musa, di Qeshm e di Kish. Sono tutte sullo Stretto, come se bastasse spazzare via le basi costiere per risolvere il problema. […]

 

donald trump - isola di Kharg in iran

La Casa Bianca si muove lungo un percorso simile a quello del Cremlino nell'invasione dell'Ucraina. Fallito il blitz iniziale che doveva chiudere il conflitto in tre settimane, va a testa bassa con una strategia di attrito cercando di logorare l'avversario. Finora però l'ha confinata alla prima linea dei pasdaran, quella appostata in prossimità del Golfo, senza aggredire i bunker sotterranei che celano le riserve di missili e i comandi militari, tutti nelle regioni orientali.

 

Gli ayatollah invece non conoscono limiti: per loro esiste solo la guerra totale.

Pickaxe Mountain - la montagna del piccone - sito nucleare in iran

Lunedì i Guardiani della Rivoluzione hanno trasmesso un messaggio ai loro uomini: «Sollevatevi per vendicare Hussein». È un riferimento alla radice della confessione sciita, che sprona alla battaglia finale tra il bene e il male. Contiene il senso di una lotta per la sopravvivenza, in cui non si bada ai sacrifici.

 

Ma viene declinato in ritorsioni contro le monarchie del Golfo scagliate con precisione: da decenni si sono preparati per una "difesa a mosaico" che permetta alla rete di comando e alle unità missilistiche di rimanere attive sotto una pioggia di bombe. Lo continuano a fare e nelle scorse ore hanno sparato raffiche di ordigni contro Bahrein, Kuwait, Giordania, Emirati, Oman e Qatar.

 

IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP

[…]  Lunedì Donald Trump ha prospettato un'escalation: «Probabilmente abbastanza presto prenderemo di mira Pickaxe Mountain».

 

La "Montagna del Piccone" è il gigantesco laboratorio scavato sotto un massiccio di roccia nella zona di Natanz per ospitare le centrifughe di arricchimento nell'uranio: è stato progettato per resistere alle più potenti "bombe spacca-bunker".

 

L'intelligence però riteneva che non fosse stato completato e quindi non è mai stato colpito: forse la situazione è cambiata.

 

E ieri una fonte della sicurezza iraniana ha dichiarato alla Cnn che in caso di un raid contro Pickaxe «ci sarebbe una risposta devastante; a pagarne il prezzo sarebbero i soldati Usa e i loro partner nella regione».

 

DONALD TRUMP - GUERRA ALL IRAN E URANIO ARRICHITO

Proprio i Paesi del Golfo paiono più determinati e mordono il freno rispetto alla strategia riluttante della Casa Bianca.

 

I media iraniani riportano notizie di esplosioni che non sono opera americana: si tratta quasi certamente di assalti delle aviazioni emiratina e kuwaitiana mentre ieri è stato abbattuto pure un drone saudita.

 

Vanno ad attaccare infrastrutture critiche, spingendosi molto più ad est: ponti ferroviari, raffinerie, il cantiere della centrale nucleare di Bushehr. Vogliono dare un messaggio a Teheran e anche a Washington: le monarchie sunnite non sono disposte ad accettare il ricatto degli ayatollah e, se l'America non le proteggerà, sono pronte a scendere in campo con i loro arsenali.

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donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran