francois hollande

“UNA NUOVA DISCESA IN CAMPO? NON HO ANCORA DECISO” – IL 72ENNE EX PRESIDENTE FRANCESE FRANCOIS HOLLANDE SCALDA I MOTORI IN VISTA DI UNA NUOVA CORSA ALL’ELISEO QUASI DIECI ANNI DOPO – “POTREI DECIDERE DI FARLO, MA SOLO IN CIRCOSTANZE ECCEZIONALI. IL VOTO FRANCESE SARÀ DETERMINANTE PER LA COSTRUZIONE EUROPEA E PER L'EQUILIBRIO DEL MONDO. LE PEN VUOLE SMANTELLARE LE FONDAMENTA DELL’UE”. (AVANTI, HOLLANDE, PIU’ CIRCOSTANZE ECCEZIONALI DI QUESTE…)

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Anais Ginori per “la Repubblica” - Estratti

 

Credo nelle idee nuove e negli approcci radicali, soprattutto in un mondo che cambia a una velocità vertiginosa». A volte ritornano. François Hollande ha lasciato l'Eliseo quasi dieci anni fa. 

 

Francois Hollande 22

Ora l'ex capo dello Stato si riaffaccia nella corsa all'Eliseo, osservando una gauche che fatica a unirsi. 

«Non sono mai stato favorevole alle primarie. Dividono molto più di quanto uniscano», sottolinea Hollande nel suo ufficio con vista sui giardini delle Tuileries, dove il susseguirsi di incontri e riunioni confidenziali non fa pensare a un politico in pensione. "Unir", unire, è il titolo del libro-manifesto appena pubblicato.

 

Hollande, 72 anni, accarezza l'idea. Forse anche con qualche voglia di rivincita nei confronti di Emmanuel Macron. Sorride: «Non ho ancora deciso». Di solito, quando un politico dice così, significa che ha deciso ma sta aspettando il momento giusto per uscire allo scoperto. 

 

Perché non ha partecipato alle primarie del partito socialista che a metà ottobre sceglieranno il candidato alle presidenziali? 

«Candidarsi alle presidenziali non è una decisione da prendere alla leggera, a maggior ragione per un ex capo dello Stato come me. È qualcosa che potrei fare solo in circostanze eccezionali. Non mi immagino di correre per fare una comparsata al primo turno, ma per arrivare al secondo e vincere le elezioni. È in funzione di questa possibilità che deciderò». 

melenchon hollande

 

Quando deciderà e su che base? 

«Le uniche primarie che hanno davvero funzionato sono state quelle che ho vinto nel 2011. Ma era un altro contesto politico e parteciparono tre milioni di elettori. Se queste primarie, che per come sono organizzate avranno una partecipazione molto inferiore, faranno emergere una candidatura capace di unire e di produrre una dinamica che consenta di arrivare al secondo turno, allora sarò pronto a sostenerla». 

 

Ségolène Royal, riferendosi al rivale nelle primarie Raphaël Glucksmann, ha detto che la presidenza della Repubblica non può essere affidata a uno «stagista». 

«Quando mi sono candidato alle presidenziali, ero stato deputato e primo segretario del partito socialista, ma non ero mai stato ministro. Diciamo che la vera esperienza, a quel livello, la si acquisisce diventando presidente». 

 

olivier faure francois hollande

E ora questa sua esperienza da ex capo dello Stato potrebbe fare la differenza rispetto ad altri candidati? 

«L'esperienza è sempre utile. Ma la Francia del 2027 non ha più nulla a che vedere con quella che ho governato. Ci troviamo di fronte a un mondo più minaccioso, più pericoloso, più duro, in un continente europeo diventato il bersaglio di potenze come gli Stati Uniti, la Cina o la Russia. L'Europa deve affrontare una crisi esistenziale. Il voto francese sarà determinante per la costruzione europea e per l'equilibrio del mondo». 

hollande macron

 

(…)

 

 

E invece la sua candidatura potrebbe conquistare voti a destra? 

«Innanzitutto al momento non sono candidato. E poi non si tratta di conquistare la destra, frammentata in diversi partiti, deboli quanto quelli della sinistra. Il partito socialista rappresenta tra il 10 e il 15% dei voti. Tutta la sinistra, compreso Mélenchon, rappresenta appena il 30 per cento.

 

Ma per vincere bisogna superare il 50 per cento. Quindi non bisogna cercare alleanze con la destra o con il centro. La logica delle elezioni presidenziali in Francia è andare oltre i partiti. François Mitterrand non fece alleanze con i partiti per essere eletto, così come non le feci io nel 2012. Bisogna andarsi a cercare gli elettori». 

 

Nel suo ufficio c'è un manifesto elettorale di Mitterrand con lo slogan «Il candidato dei repubblicani». Potrebbe tornare buono per lei? 

«Era il 1965, contro il generale de Gaulle…».

 

Ma oggi l'estrema destra è alle porte del potere. E ci si chiede se ci sarà un candidato capace di riunire il campo dei valori repubblicani. 

«Bisognerà riunire tutti i repubblicani, senza però invocare un fronte antifascista come lo concepisce Mélenchon, che non vuole includere neppure il centro e la destra. Davanti a Le Pen non dobbiamo solo costruire un argine, che potrebbe non bastare più, ma immaginare un trampolino per risollevare la Francia». 

HOLLANDE GAYET

 

Mélenchon è molto alto nei sondaggi. È lui il primo ostacolo per la sinistra socialdemocratica? 

«Le presidenziali sono tra sette mesi. Chi può dire quale sarà il contesto politico e la situazione internazionale a gennaio? Il voto a Mélenchon è quello che conduce in massa alla vittoria dell'estrema destra. Se dovesse arrivare al secondo turno, perderebbe nettamente contro Le Pen». 

 

Mélenchon rappresenta un pericolo per la Francia? 

«È un fenomeno che non riguarda soltanto la Francia. Una parte dei giovani, talvolta quella più istruita e non sempre quella dei quartieri popolari, vuole una rottura con le istituzioni, con le disuguaglianze scandalose e con il disordine climatico. E Mélenchon utilizza, come accade altrove, la situazione in Palestina per suscitare indignazione. È un pericolo? Sicuramente per la sinistra, perché la divide. E anche per la Francia, perché la frammenta». 

hollande sarkozy

 

Mette sullo stesso piano la minaccia dell'estrema destra e quella della sinistra radicale? 

«La storia dei due movimenti è diversa. Non attingono alle stesse radici ideologiche. E poi c'è una differenza sostanziale: Mélenchon non ha alcuna possibilità di arrivare al potere, Le Pen sì». 

 

L'esperienza del governo di Giorgia Meloni potrebbe suggerire ai francesi che non è così rischioso dare il potere a Le Pen? 

«Anche se Meloni viene dall'estrema destra, non governa da sola. La grande differenza rispetto all'Italia è che il Rassemblement National può arrivare al potere da solo, senza alleanze.

francois hollande

 

E probabilmente, per effetto meccanico, conquistare una maggioranza all'Assemblea Nationale. In Francia, contrariamente a quanto avviene nelle democrazie parlamentari, con il 35% dei voti al primo turno un partito può arrivare da solo al potere. E applicare il proprio programma». 

 

Il Rassemblement National non vuole più uscire dalla Ue. 

«Ma vuole smantellarne le fondamenta. Vuole mettere in discussione il contributo della Francia al bilancio europeo, rimettere in causa le politiche di Difesa, sospendere gli aiuti all'Ucraina, farla finita con Schengen. E l'estrema destra francese cerca alleati in Europa, in Germania, Spagna e Italia. Il rischio è che, in questi quattro grandi Paesi della Ue, la partecipazione dell'estrema destra al governo ponga fine al progetto europeo». 

FRANC?OIS HOLLANDE IN SCOOTER