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Conchita Sannino per “la Repubblica”
Imbarazzo, tensione. E fuoco amico. Doveva essere il giorno dell’abbraccio politico tra Denis Verdini e la candidata sindaco Pd Valeria Valente. È diventata una passeggiata sulle braci ardenti del capitolo “impresentabili”. Esplode pubblicamente, nella tappa napoletana del leader di Ala, il caso aperto con la notizia data da Repubblica sui due Calone candidati, Vitale e Vincenzo, figlio e nipote di un boss - anche lui Vincenzo con condanna definitiva per traffico internazionale di droga e altre denunce gravi.
«Le persone rispondono per le proprie azioni, non pagano per colpe altrui », fa quadrato Denis Verdini, intervenuto alla Stazione Marittima alla presentazione dei candidati, dopo aver stretto la mano a Vitale. Difeso anche dai senatori campani Enzo D’Anna, Pietro Langella, Antonio Milo.
MATTEO RENZI E VALERIA VALENTE
Più prudente e ferma la Valente: «Mi pare che questo ragazzo sia incensurato. Ma chiederemo ad Ala di fare le dovute verifiche, se ci sono ragioni di opportunità prenderemo provvedimenti. Ma non accettiamo lezioni. Da sempre, noi siamo e resteremo contro la camorra, in tutte le sue forme».
Alle 11, nella sala sul porto di Napoli arriva Verdini e lo stato maggiore di Ala. La Valente ritarda di oltre un’ora: quei nomi alimentano la lotta, specie nel Pd. In lista per il Comune ecco Vitale Calone, 37 anni. Alla Nona municipalità, Pianura-Soccavo, è in corsa invece il nipote Vincenzo, ventenne incensurato e omonimo del pluripregiudicato. I toni si alzano, c’è nervosismo.
BERSANI CON ROSARIA CAPACCHIONE
Il leader di Ala commenta bruscamente anche alcune frasi di Rosaria Capacchione, la senatrice Pd che ieri sta inaugurando un bene confiscato ai clan - in compagnia peraltro di un altro senatore di Ala, Ciro Falanga - secondo la quale Verdini «è l’uomo simbolo della politica collusa con la mafia»
E lui, chiamato a rispondere, replica al cronista: «Non conosco queste dichiarazioni, ma io non ho questo tipo di problemi. Colluso con la mafia ci sarà la mamma della Capacchione. Ma non so di questa frase, è lei che me la riferisce e non so se è una frase sua o della Capacchione».
Intanto sbuca un’altra candidatura che fa discutere. Dozzine di manifesti selvaggi sui muri della città per Ciro Romano: si scopre che è il fratello di una “papi girl” degli anni Novanta, Emanuela, poi laureata in Psicologia. Il padre della ragazza, Cesare, provò a darsi fuoco sotto Palazzo Grazioli, dopo la mancata candidatura di lei. Era l’aprile del 2009, acqua passata. Suo fratello, ora, «vuole solo impegnarsi per Napoli».
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