RUGGIERI, TORNA COM’ERI! - DOPO AVER LETTO SU DAGOSPIA UN COMMENTO AI SUOI ELOGI A TRUMP, IL NIPOTE…
IL VERO ARGINE A TRUMP NON SONO MACRON O CARNEY, CON I LORO BEI DISCORSI, MA LA CARA, VECCHIA, FINANZA – A DAVOS IL TYCOON È STATO COSTRETTO A RIMANGIARSI LE MINACCE DI INVASIONE DELLA GROENLANDIA SOPRATTUTTO PER VIA DEI MERCATI: DI FRONTE AL CROLLO DEI LISTINI E ALLA CADUTA SIMULTANEA DEL DOLLARO E DEI BUONI DEL TESORO, È STATO COSTRETTO AD ABBOZZARE – LA CARTA PIÙ FORTE CHE HA IN MANO L’UE È IL DEBITO AMERICANO: L’EUROPA, CON 1800 MILIARDI DI DOLLARI, È IL PRIMO DETENTORE DI DEBITO DEGLI STATES - A QUESTI SI AGGIUNGONO 8MILA MILIARDI IN AZIONI DI SOCIETA' AMERICANE, CHE SAREBBE COMPLICATO COLLOCARE IMPROVVISAMENTE SUI MERCATI SENZA INNESCARE UN CROLLO DEI PREZZI, CON ENORMI RIPERCUSSIONI NEGLI STATI UNITI...
TRUMP A DAVOS, DOPPIA RETROMARCIA SULLA GROENLANDIA: NO ALL'ATTACCO E NO AI DAZI
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
donald trump al world economic forum di davos 2026 foto lapresse 6
[…] I mercati, che avevano iniziato a uscire dagli attivi più strategici per gli Stati Uniti, hanno incassato: il dollaro ha recuperato su tutte le valute principali, i titoli di Stato americani anche.
Il principale indice di Borsa di Wall Street è rimbalzato in serata (più 1,3%) alla notizia del primo compromesso fra Trump e Rutte. Le scivolate dei giorni scorsi sembrano alle spalle.
Il presidente degli Stati Uniti ha tutta l’aria di aver fatto una delle sue giravolte non appena i mercati gli hanno dato il segnale che davvero è intollerabile per la Casa Bianca: la caduta simultanea del dollaro e dei buoni del Tesoro, segno di una (lenta) fuga dai beni rifugio americani. Ma forse gli operatori e i loro algoritmi non hanno ascoltato bene e fino in fondo. […]
CHRISTINE LAGARDE E DONALD TRUMP
“LA FINANZA È SPAVENTATA DAGLI USA” E LE BORSE FRENANO L’URAGANO DONALD
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”
La frattura resta, anche dopo la frenata sulla Groenlandia. A Davos non si è consumato un incidente diplomatico, ma si è manifestata una divergenza strutturale tra l'amministrazione Trump e la finanza globale che per decenni ha trovato nel World Economic Forum il proprio punto di equilibrio.
HOWARD LUTNICK AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS
Gli episodi che hanno coinvolto il segretario al Commercio Howard Lutnick durante una cena organizzata per l'apertura del Wef, culminati tra fischi, contestazioni e l'uscita dalla sala della presidente della Bce Christine Lagarde, hanno reso visibile uno strappo che va oltre il contesto del summit svizzero.
In gioco […] c'è […] la distanza crescente tra Washington e quel sistema di investitori, banche centrali e grandi gestori che fonda le proprie decisioni su stabilità, prevedibilità e regole condivise.
L'amministrazione Trump ha scelto una linea di rottura, che però si è rivelata (per ora) fragile quanto la narrativa dei Maga. Lutnick lo aveva dichiarato apertamente, rivendicando la volontà di sfidare lo status quo della globalizzazione e di affermare un modello esplicitamente "America First".
Ma a Davos il messaggio è stato recepito come qualcosa di più di una provocazione politica. Nei colloqui informali e negli incontri riservati, molti operatori finanziari hanno colto il segnale di un cambiamento di paradigma: gli Stati Uniti non si limitano più a rinegoziare il loro ruolo nel sistema globale, ma ne mettono in discussione alcuni presupposti fondamentali, a partire dalla fiducia reciproca tra alleati.
Le critiche all'Europa, le minacce di nuovi dazi, la pressione esercitata sulla questione Groenlandia e le ambiguità sul perimetro delle alleanze occidentali hanno alimentato una percezione di incertezza che la finanza globale fatica ad assorbire. E che potrebbe condizionare i mercati […].
donald trump al world economic forum di davos 2026 foto lapresse 4
Per investitori e grandi fondi, il nodo non è ideologico. È tecnico. Un aumento dell'imprevedibilità politica si traduce in un aumento del rischio, e quindi del costo del capitale.
È in questo contesto che ha ripreso forza il concetto di "Sell America", inteso non come slogan ma come strategia difensiva di fronte a un quadro geopolitico e commerciale meno stabile. Vale a dire, estromettere dai portafogli qualsiasi cosa sia marchiato a stelle e strisce. Almeno per ora, e non si sa per quanto.
Non a caso, i mercati hanno iniziato a riflettere questa tensione. Il dollaro si è indebolito, i rendimenti dei Treasury sono saliti e la volatilità sugli asset statunitensi è aumentata. […]
DONALD TRUMP IN VERSIONE NERONE BRUCIA MILIARDI DI DOLLARI - IMMAGINE CREATA CON CHATGPT
Come ha avvertito Ray Dalio, alle guerre commerciali possono seguire guerre sui capitali. Se gli Stati Uniti vengono percepiti come un partner meno affidabile, la disponibilità a finanziare il loro debito non può essere data per scontata.
In questo scenario, Davos ha funzionato da cassa di risonanza. Il Forum non è più il luogo in cui le tensioni vengono neutralizzate, ma quello in cui emergono in modo diretto.
L'uscita di Lagarde durante l'intervento di Lutnick è stata letta da molti come un gesto simbolico, indicativo di una distanza istituzionale tra chi difende un ordine multilaterale basato sul coordinamento e chi privilegia una logica di forza e di confronto. […]
La divergenza tra l'amministrazione Trump e la finanza globale appare così sempre meno episodica e sempre più strutturale. Riguarda il ruolo degli Stati Uniti come pilastro del sistema finanziario internazionale e la compatibilità tra una politica economica aggressiva e un mercato dei capitali che vive di fiducia. A Davos, quest'anno, quella fiducia è apparsa incrinata. Non per una singola polemica, ma per una visione che non è più condivisa.
MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP
I MERCATI REAGISCONO A TRUMP E IL PRESIDENTE CORREGGE IL TIRO
Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”
Chi fermerà Donald Trump? In mancanza di una strategia chiara, e soprattutto unitaria, da parte dei governi dei paesi Ue, un primo stop all’assalto trumpiano è arrivato dai mercati finanziari.
Lo ha ammesso lo stesso presidente americano che nel suo interminabile discorso a Davos, infarcito di numeri a caso e tirate propagandistiche, a un certo punto ha ammesso che martedì «le Borse sono andate a fondo per via dell’Islanda».
Voleva dire Groenlandia, ovviamente, e anche se Trump ha subito aggiunto che «i mercati hanno un futuro incredibile», molti analisti hanno letto in quell’accenno […] la conferma che il tycoon è sensibile innanzitutto alle ragioni del portafoglio. Nel senso che mentre in patria l’indice di gradimento delle sue politiche è ai minimi dall’insediamento, il presidente non può certo permettersi di deludere anche i risparmiatori statunitensi fin qui premiati dai rialzi di Borsa.
È successo già nella primavera dell’anno scorso, quando la pioggia di vendite su azioni e bond convinse l’inquilino della Casa Bianca a rivedere in gran fretta la stretta sui dazi annunciata con il “Liberation Day”. Questa volta la caduta è stata molto meno brusca rispetto a nove mesi fa, ma dopo giorni in altalena, martedì Wall Street ha ingranato con decisione la retromarcia.
[…] ASul tema è intervenuta ieri anche la massima autorità monetaria dell’area euro, la presidente della Bce, Christine Lagarde, che da Davos ha lanciato un nuovo appello ai leader europei perché di fronte agli attacchi di Trump devono «mostrare determinazione collettiva, essere uniti».
Lagarde ha anche ricordato che i dazi imposti dall’amministrazione americana finiscono per essere pagati in gran parte dai consumatori e dagli importatori statunitensi. «Non credo sia un gran risultato, soprattutto in termini di inflazione», ha concluso la presidente della Bce.
[…] Del resto, neppure il segretario al tesoro americano, Scott Bessent, anche lui ospite a Davos, ha rinunciato a usare toni aspri contro gli interlocutori europei. Nello specifico Bessent se l’è presa con il report di un autorevole analista di Deutsche Bank che ipotizzata la vendita in massa di asset (azioni e bond) da parte degli investitori del Vecchio Continente come reazione ai dazi Usa.
la delegazione usa ascolta donald trump al world economic forum di davos 2026 foto lapresse 2
L’analisi, rilanciata dal Financial Times, giornale definito da Bessent «fake news media», sarebbe poi stata sconfessata dall’amministratore delegato da Deutsche bank in una telefonata con il ministro americano che ne ha parlato in conferenza stampa.
Per altro, l’articolo del quotidiano britannico aveva segnalato l’impraticabilità della soluzione proposta dall’analista di Deutsche Bank, se non altro perché sarebbe difficile trovare acquirenti per l’enorme massa di investimenti europei in attività a stelle strisce. In totale 8 mila miliardi di euro in titoli che sarebbero davvero difficile da collocare sui mercati senza innescare un crollo dei prezzi, con enormi perdite per i venditori. A dimostrazione ulteriore, semmai ce ne fosse bisogno, che i margini di manovra per gli europei, legati a doppio filo al gigante Usa, sono davvero limitati.
TREASURY BOND
EMMANUEL MACRON E CHRISTINE LAGARDE AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE
donald trump al world economic forum di davos 2026 foto lapresse 1
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