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VOGLIAMO LA NATO EUROPEA E NON CI METTIAMO D’ACCORDO NEMMENO SUL MERCOSUR – MENTRE SI INVOCA UNITÀ CONTRO LE MINACCE TRUMPIANE, CIANCIANDO DI UNA POSSIBILE ALLEANZA MILITARE DI ALCUNI STATI UE INSIEME A CANADA E REGNO UNITO, EMERGE LA SOLITA SPACCATURA INTERNA TRA POPULISMI (DI DESTRA E SINISTRA) E “PRAGMATICI”. UNA FRATTURA CHE ATTRAVERSA OGNI CAMPO, DAL COMMERCIO ALLA DIFESA, E CHE IN ITALIA SI RIFLETTE SUGLI SCAZZI TRA IL PUTINIANO SALVINI E LA MELONI – MASSIMO FRANCO: “IL RIFLESSO È DI MOSTRARE, DI NUOVO, MAGGIORANZA E OPPOSIZIONI DIVISE ANCHE TRA ALLEATI. E DI SOTTOLINEARE L’INTRECCIO CON LA POLITICA ESTERA, MENTRE NELL’UE SI ACUISCONO LE CONTRADDIZIONI PERFINO NELLA NEBULOSA SOVRANISTA…”
1 - TRA SPACCATURE E SUGGESTIONI DI UNA NATO SOLO EUROPEA
Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse.
È riduttivo definire il voto di ieri al Parlamento europeo solo come il prodotto della convergenza tra il populismo di Lega, M5S e Avs contro l’accordo commerciale tra Europa e America latina.
Il rinvio della ratifica del Mercosur […] è una vittoria dei nazionalismi in generale. Riflette la pressione delle lobby degli agricoltori sugli europarlamentari di vari Paesi, non solo italiani; e la volontà di colpire la Commissione di Ursula von der Leyen.
La divisione della maggioranza di Giorgia Meloni è solo una conseguenza di questa manovra: anche se conferma la determinazione del partito di Matteo Salvini a votare con l’estrema destra europea e coi Cinque Stelle contro le decisioni dell’Ue; e di mandare l’ennesimo avvertimento a Palazzo Chigi.
D’altronde, nei giorni scorsi i leghisti avevano protestato a Strasburgo insieme con la Coldiretti, unendosi alle manifestazioni dei francesi, e non solo.
Per l’identità europea è un colpo. Si materializza la difficoltà di offrire un’immagine di unità che va ben oltre la sospensione del Mercosur. La battuta d’arresto, nella quale FdI e Pd si sono trovati dalla stessa parte nel tentare di confermare il via libera all’accordo, si registra in un momento delicato.
Donald Trump da Davos martella sulla volontà di acquistare la Groenlandia e ribadisce l’equidistanza tra Mosca e Kiev. Il Parlamento europeo blocca l’accordo sui dazi fatto con gli Usa. E questo avviene alla vigilia del vertice straordinario fissato per oggi a Bruxelles: un incontro al quale Giorgia Meloni parteciperà senza passare dal Parlamento. D’altronde, non è ancora chiaro quale sarà il percorso, e non solo del governo italiano.
BILATERALE MARK RUTTE - DONALD TRUMP - DAVOS - FOTO LAPRESSE
Per la prima volta, nei circoli europei non si esclude lo scenario finora impensabile di creare una sorta di «euro-Nato» anche senza gli Usa, ma con il Canada del premier Mark Carney: una rivoluzione che imporrebbe un ripensamento totale, e implica la convinzione di un’autonomia strategica al di là della presidenza Trump. […]
Comporterebbe un sostegno all’Ucraina senza il supporto decisivo americano. Inoltre, a sostenerla non sarebbero i ventisette Paesi dell’Ue, ma solo alcuni più la Gran Bretagna, certificando l’esistenza di «due Europe».
matteo salvini giorgia meloni foto lapresse
Il riflesso in Italia è di mostrare, di nuovo, maggioranza e opposizioni divise anche tra alleati. E di sottolineare l’intreccio con la politica estera, mentre nell’Ue si acuiscono le contraddizioni perfino nella nebulosa sovranista. Ma l’accelerazione impressa da Trump è destinata a renderle ineludibili.
2 - LA STRATEGIA NATO MELONI ALLA PROVA
Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”
[…] In tutto questo l'Italia meloniana si rende senza dubbio conto che non esistono più, e probabilmente non sono mai esistiti, i margini per una qualsivoglia mediazione italiana.
Peraltro, il governo di centrodestra resiste all'idea di farsi guidare dalla Francia in una sorta di carovana dei cosiddetti "volenterosi" da contrapporre alla Casa Bianca. Esiste una terza via che non sia la velleitaria posizione di una potenza media o medio-piccola, come è l'Italia?
L'aver centrato il cuore della crisi sulla Groenlandia, come ha fatto Trump, obbliga tutti a prendere atto che lo scontro non ha precedenti.
Tanto più che il presidente americano sembra essersi lavato le mani dell'Ucraina una volta di più, attribuendone il destino all'iniziativa europea. Come dire: è roba vostra, visto che si trova sul vostro territorio; se vi piace tanto, accomodatevi.
[…] In primo luogo, limitarsi a essere "vassalli" degli Stati Uniti — secondo l'accusa reiterata da Pd e 5S alla Meloni — è certo possibile, ma ormai ha poco senso. Si capisce che le manovre di Trump sono andate oltre.
Per indebolire e spezzare l'Unione non ha bisogno delle singole capitali "sovraniste": anzi, la sfida sulla Groenlandia e, al contempo, il sostegno sempre più avaro dato all'Ucraina possono evolvere in un crescente indebolimento dell'Alleanza, senza bisogno di ulteriori colpi di scena (ce ne sono già abbastanza).
La linea francese è spavalda ed è in grado di raccogliere molte simpatie nel vecchio continente.
RISOLUZIONE CONTRO IL MERCOSUR VOTATA AL PARLAMENTO EUROPEO
Ma l'Italia sembra orientata ad appoggiarsi soprattutto sul Regno Unito di Starmer e sulla Germania di Merz.
Qui è il secondo aspetto. Sono loro a interpretare la linea più congeniale a Palazzo Chigi se l'obiettivo è rispondere a Trump e al tempo stesso salvare il salvabile nell'Alleanza Atlantica. È ovvio che tutte le maggiori capitali, Roma compresa, devono connettersi con la Francia; ma si suppone che, facendo leva soprattutto su Berlino e Londra, anziché su Parigi, l'Italia riesca a ottenere maggiore voce in capitolo nello sforzo corale di proteggere la Nato e convincere Trump a non inasprire la crisi.
Questo per quanto attiene alla parte militare. Sul piano politico, Giorgia Meloni può solo offrire il suo contributo affinché l'Europa riesca a esprimersi con una voce sola in vista di disinnescare la questioni aperte. La relazione consolidata con Ursula von der Leyen dovrà servire a questo. Ma qui potrebbero tornare utili, pur senza farsi troppe illusioni, i buoni rapporti personali tra la premier italiana e Trump. Utili ma mai decisivi. Il sentiero rimane stretto.
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