legge elettorale giorgia meloni

AL VOTO, AL VOTO…IN PRIMAVERA! - RONCONE: “I PARLAMENTARI HANNO CAPITO CHE SI VA A VOTARE A MAGGIO O A GIUGNO. L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE SEMBRA A TUTTI IL PASSAGGIO FINALE, PER POI ENTRARE IN CAMPAGNA ELETTORALE. MOLTI LEGHISTI VEDONO IL BURRONE, E SI SONO RASSEGNATI ALL’IDEA CHE, TORNARE QUI, SARÀ COMPLICATO. QUELLI DI FORZA ITALIA DIVISI PER BANDE, PURE LORO CON OCCHIATE PREOCCUPATE” – IL MELONIANO DONZELLI CONFERMA: “IL VOTO A MAGGIO, CERTO, È UN’IPOTESI POSSIBILE. ACCORPERESTI IL VOTO CON LE COMUNALI” – BONELLI: “SE VOGLIONO VOTARE CON LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, DEVONO SBRIGARSI. PERCHÉ CON TUTTI I RICORSI CHE PARTIRANNO, C’È IL RISCHIO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE GLIELA BLOCCHI” – "E SCHLEIN? LA SEGRETARIA DEL PD È APPARSA ACCIGLIATA, CURVA SU STESSA E IGNORATA DAI SUOI…"

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Fabrizio Roncone per corriere.it - Estratti

 

Cinque ore trascorse dentro il Transatlantico di Montecitorio, un bel po’ noiose, però molto utili. L’assenza di potenziale drammaturgico non spiega qualcosa, ma tutto.

giorgia meloni

La notizia è che i ranghi dei parlamentari se ne stanno calmi e composti perché hanno capito che si va a votare.

Quando? Presto.

 

A maggio, o a giugno.

 

Chi l’ha deciso? Che domande: lei, Giorgia Meloni (gira pure voce che l’uscita dell’altro giorno, poi rettificata, di Lucio Malan, presidente dei Fratelli al Senato, ospite di Un giorno da pecora —

 

«Potrebbe esserci la necessità di votare a maggio insieme alle Comunali» — sarebbe stata addirittura concordata con la premier: ricostruzione in fondo credibile, perché Malan non è di primo pelo e, soprattutto, non è incline a spararle grosse, non è un Delmastro, insomma).

 

All’inizio, qui, sembravano comunque solo passi perduti di un pomeriggio interminabile, andando avanti e indietro, ti offro un caffè alla buvette, è una ciofeca ma almeno facciamo qualcosa, tanto per far passare il tempo certi finiscono pure per bullizzare un po’ Domenico Scilipoti, comparso all’improvviso e vestito come Danny DeVito nel film «Matilda 6 mitica»:

 

in aula, intanto, vengono votate due fiducie con appello nominale che vanno belle lisce, come dicono dovrebbe andare — al mezzogiorno di domani, per voi che leggete — anche il voto finale, benché segreto, per questo Melonellum. Perché, ecco la notizia che inizia a prendere corpo, non si registrano inciuci, non si prevedono agguati, franchi tiratori, non c’è pathos.

 

Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3

Perché — leggo sugli appunti — l’approvazione della legge elettorale voluta da Giorgia Meloni sembra ormai a tutti solo ed esclusivamente il passaggio finale, poco più di una formalità, per poi entrare in campagna elettorale.

 

E guardate che non sono spifferi, soffiate, non sono le solite chiacchiere tra ipocrisia e mendacio: sono invece dichiarazioni che arrivano da entrambi gli schieramenti, loro parlano e tu scrivi, a loro va bene che scrivi, tanto è chiaro quello che sta per succedere, no?

 

Indizi precisi già dal primo colpo d’occhio: molti leghisti si aggirano a capo chino, mogi, tutta gente che, Salvini o non Salvini, ha letto i sondaggi con il Carroccio in caduta libera, vedono il burrone, e si sono rassegnati all’idea che, tornare qui, sarà complicato.

 

salvini meloni

Quelli di Forza Italia più sfuggenti, divisi per bande, guardinghi, ma pure loro con occhiate preoccupate. Alcuni esponenti del Pd, seduti su un divanetto, alternano previsioni sulla possibile leadership del Campo largo, a ragionamenti con cui addirittura tracciano un bilancio di fine legislatura.

 

Enzo Amendola, uno delle personalità più autorevoli del partito, dice: «È stato un governo di basso cabotaggio. Che non lascia in eredità al Paese nemmeno mezza riforma. Sa cosa mi è rimasto impresso del gruppo parlamentare dei FdI?». No, cosa?

 

«Hanno accettato il ruolo di addetti al decretificio». Gianni Cuperlo, siede accanto, e si fa bastare il gran discorso che ha pronunciato l’altro giorno dal suo scranno e che potete trovare sul web. Stefano Graziano, che per il Pd controlla tutto ciò che accade in Rai: «Mi pare molto difficile per la Meloni tenere in vita il governo fino al prossimo autunno.

Troppe tensioni nella coalizione, più la crisi economica ed energetica... no, non ce la fa».

Dettagli.

 

Antonio Tajani Giorgia Meloni Matteo Salvini 2

Bobo Craxi dà un’intervista sui socialisti spagnoli. Avvistati anche Nichi Vendola e Franco Giordano, la sinistra che fu. Poi compare il ministro della Giustizia, Carlo Nordio: i cronisti gli si buttano dietro, perché — di solito — un titolo lo regala sempre. Ma, stavolta, tace. Gli ordini, da via della Scrofa, sono precisi: muti, dovete stare tutti muti. Chi vuole parlare, deve ripetere frasi imparate (quasi) a memoria e dettate da Francesco Filini, responsabile del programma di FdI e braccio destro del potente Giovanbattista Fazzolari (dico sul serio: alcuni, quando vanno in tv, per non sbagliare, recitano le dichiarazioni proprio come fossero poesie).

 

Arriva Chiara Braga, capogruppo Pd: «Le tre fiducie sono uno schiaffo al Parlamento, la legge è uno schiaffo alle donne». Ma le colleghe della maggioranza restano arrendevoli, immobili.

GIORGIA MELONI GIOVANNI DONZELLI

Perché ormai è deciso. Nessuna imboscata. Nessun tradimento. Si favoleggia di un’apparato di stampo militare per controllare qualche Badoglio.

 

Ma Giovanni Donzelli, il Fratello che guida l’organizzazione del partito, giura: «Io, dopo il Covid, non porto più nemmeno gli occhiali». È un deputato con un suo potere, ma non lo sfoggia. Ha molto garbo, ragiona con calma.

 

«Aspettiamo il voto finale di giovedì. Anche se io penso che andrà tutto bene. Poi c’è la finanziaria...». E dopo? «Dal primo gennaio, direi che inizia la campagna elettorale». Si vota a maggio? «Escluderei, come leggo, febbraio. Maggio, certo, è un’ipotesi possibile.

 

Accorperesti il voto con le Comunali, consentendo così al nuovo governo di lavorare in autunno, con maggior tranquillità, alla nuova legge di Bilancio».

angelo bonelli (2)

 

Passa Angelo Bonelli, del duo Bonelli&Fratoianni, capi di Avs. «Donzelli sa che Giorgia ha già deciso. Io la conosco da quando era ragazza: lei della Garbatella, io di Casal Bernocchi. È già in campagna elettorale. Bollo auto, i burqa nelle scuole, chiama Descalzi e gli dice: “Io ti ho lasciato all’Eni, ma tu ora mi abbassi i prezzi della benzina”… E poi...». Poi cosa, Bonelli? «Se vogliono votare con la nuova legge elettorale, devono sbrigarsi. Perché con tutti i ricorsi che partiranno, c’è il rischio che la Corte costituzionale gliela blocchi».

 

(…)

angelo bonelli (3)