autismo e alzheimer

E SE VI DICESSIMO CHE AUTISMO E ALZHEIMER POTREBBERO ESSERE “LEGATI”? – SECONDO UNO STUDIO AMERICANO, ESISTE UN COLLEGAMENTO DI NATURA BIOLOGICA TRA LE DUE MALATTIE: SE ABITUDINI E CONDIZIONI AMBIENTALI NON SEMBRANO SUFFICIENTI A SPIEGARE LA RELAZIONE, QUEL CHE APPARE PIÙ EVIDENTE È LA CRESCENTE LISTA DI GENI CHE LE DUE CONDIZIONI HANNO IN COMUNE – LE PERSONE CON AUTISMO HANNO CIRCA 2,6 VOLTE PIÙ PROBABILITÀ DI RICEVERE UNA DIAGNOSI DI ALZHEIMER A ESORDIO PRECOCE E...

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Estratto dell’articolo di Cristina Ravanelli per il "Corriere della Sera"

 

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Secondo un nuovo studio ci sarebbe un legame tra due condizioni agli estremi opposti della linea della vita: l’autismo, legato allo sviluppo cerebrale in età precoce, e l’Alzheimer, malattia che è causa di declino quando gli anni passano, potrebbero essere biologicamente collegati.

 

«Sono arrivato a questa conclusione con molta riluttanza. Non volevo crederci», ha affermato Joseph Buxbaum, professore di Psichiatria, Neuroscienze e Genetica della Icahn School of Medicine del Mount Sinai (New York), autore della ricerca. Il collegamento aveva già attirato l’attenzione tra la fine degli Anni ‘90 e l’inizio degli Anni Duemila [...]

 

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Un’analisi del 2021, pubblicata su Autism Research , ne aveva quantificato anche le probabilità: le persone con autismo hanno circa 2,6 volte più probabilità di ricevere una diagnosi di Alzheimer a esordio precoce e di demenze correlate rispetto al resto della popolazione.

 

[...] Abitudini e condizioni ambientali non sembrano sufficienti a spiegare la relazione. I ricercatori stanno scoprendo sempre più spesso come il legame sia di natura biologica. In nessun altro ambito, infatti, la sovrapposizione tra autismo e Alzheimer è più evidente, né più concreta, che nella crescente lista di geni che le due condizioni hanno in comune.

 

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Una revisione del 2025, pubblicata sull’ International Journal of Molecular Sciences , ne ha identificati almeno 148, molti dei quali legati agli stessi processi fondamentali che modellano e mantengono il cervello nel tempo (in particolare il gene Shank3 essenziale per la comunicazione neuronale, la memoria e l’apprendimento).

 

Certo, non tutte le loro funzioni sono ancora comprese, ma, prese nel loro insieme, indicano un filo conduttore: i cambiamenti nel numero, nella qualità e nella posizione delle sinapsi (i punti di giunzione in cui i neuroni comunicano) potrebbero influenzare il modo in cui il cervello prende forma e, successivamente con il passare del tempo, si disgrega.

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Oggi invece l’attenzione si è spostata sulle connessioni tra regioni: nell’autismo, i risultati presentati lo scorso anno alla conferenza annuale dell’ American Neuropsychiatric Association , suggeriscono che la densità e la forza delle connessioni sinaptiche potrebbero essere correlate al funzionamento cognitivo (una connettività più robusta è associata a un migliore funzionamento nella vita quotidiana); al contrario nell’Alzheimer la perdita di queste stesse connessioni è fortemente correlata al declino cognitivo. Insomma, la strada è tracciata e ha preso una direzione promettente.

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